Una lezione da oltremanica

2 Feb

Questa mattina il Times è uscito con una home page a sorpresa: niente titoloni sulla morsa del gelo, sulla crisi o sulle primarie repubblicane negli USA, ma con una campagna per la promozione della sicurezza dei ciclisti.

La homepage di oggi del Times

La campagna parte da un evento che tocca direttamente la redazione del giornale londinese: lo scorso novembre Mary Bowers, giornalista di 27 anni, rimane vittima di un incidente in biciletta contro un camion proprio sulla strada per recarsi al lavoro.  Al momento Mary è ancora ricoverata in ospedale stato di incoscienza.

Tragicamente un incidente di questo tipo è tutto fuorché raro. Più di 27.000 ciclisti sono stai uccisi o sono rimasti seriamente feriti sulle strade britanniche negli ultimi 10 anni.

La campagna del Times coinvolge i propri lettori a cui chiede di inviare le proprie storie di tragica ciclabilità quotidiana e ha creato un hashtag per promuovere la sicurezza in bicicletta attraverso Twitter: #cyclesafe.

Il Times ha inoltre pubblicato un manifesto di 8 punti chiedendo che le città Britanniche siano più a misura di ciclisti:

  1. I camion che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.
  2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati , ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.
  3. Deve essere condotto un audit nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Gran Bretagna e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.
  4. Il 2% del budget dell’agenzia per le strade (equivalente dell’ANAS italiano) deve essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione, quindi 100 milioni di sterline all’anno per la creazione di infrastrutture ciclistiche. Ogni anno le città dovranno essere valutate sulla base della qualità dell’offerta ciclistica.
  5. Si deve migliorare la formazione di ciclisti e autisti deve migliorare e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.
  6. 20 miglia all’ora (32 km/h) deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.
  7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays
  8. Ogni città deve nominare un commissario ala ciclabilità per promuovere le riforme.

È triste che un giornale debba perdere dei collaboratori in questo modo per rendersi conto dell’esigenza di cambiamento, ma è ancora più triste che non basti neppure questo per far muovere alcuni editori.

Mi riferisco in particolare alla storia di PierLuigi Todisco, giornalista della Gazzetta dello Sport investito in bicicletta da un camion il 7 ottobre 2011 a Milano. Per lui solo un macabro trafiletto in cui  Corriere.it teneva a precisare:  Todisco viaggiava nella stessa direzione di marcia di un autocarro che stava per superarlo quando, per il forte vento o per un malore, è caduto sotto le ruote del mezzo. Insomma, se l’è cercata.

 

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10 Risposte to “Una lezione da oltremanica”

  1. Rachele 2 febbraio 2012 a 3:26 pm #

    Quasi da commozione (e non solo per gli incidenti in città). Mi piacerebbe da matti che Milano fosse così attenta ai ciclisti. Io dall’incidente del 2010 non ho ancora ripreso a pedalare in campagna, figuriamoci in città…

    • Paolo Pinzuti 3 febbraio 2012 a 9:05 am #

      Sono felice che tu sia di nuovo in piedi Rachele, un giorno tornerai anche sui pedali, spero.
      Per avere città adatte ai ciclisti bisogna far sentire la propria voce e fare massa critica, anche sul web.

  2. Graziano 2 febbraio 2012 a 8:12 pm #

    Tutti noi ciclisti chi più e chi con meno km annuali “subiamo” il rischio di fare in un incidente la parte peggiore di un film che ci vede sempre protagonisti in negativo!

    • Paolo Pinzuti 3 febbraio 2012 a 9:02 am #

      Purtroppo hai ragione Graziano.
      L’importante è smettere di far passare tutto sotto silenzio e iniziare a pararne, anche per capire come si possa modificare la situazione.

  3. sandro 3 febbraio 2012 a 12:33 am #

    Io credo che si debba analizzare anche un altro aspetto: se non fosse stata una giornalista del Times a subire l’incidente, il Times avrebbe mai preso un’iniziativa simile? Certo è che come dici giustamente tu il confronto con la Gazzetta e la morte di Todisco è quanto meno inquietante.

    • Paolo Pinzuti 3 febbraio 2012 a 9:00 am #

      Non lo so, Sandro, non credo che senza l’incidente il Times si sarebbe mosso allo stesso modo, ma credo che l’incidente in questione abbia risvegliato una coscienza che generalmente dorme. Gli incidenti in bicicletta sono talmente all’ordine del giorno che non credo sia necessario aspettare che capiti a un tuo collaboratore per accorgersi che c’è qualcosa che non va.
      Il Times ha avuto il coraggio per sbattere davvero il mostro in prima pagina in barba alle logiche di mercato, e agli inserzionisti svolgendo la funzione per cui esistono i giornali: sollevare problemi, richiedere soluzioni, sensibilizzare l’opinione pubblica e punzecchiare la politica; e non, come siamo abituati noi in Italia, per incensare il potere e ammiccare agli sponsor.

      L’atteggiamento di Rizzoli (Corriere-Gazzetta) è stato quantomeno discutibile: se uno finisce sotto un camion, anche se ha avuto un malore o una raffica di vento, non importa, perché dovrebbe non essere possibile finire sotto le ruote di un camion (vedi i punti del Times).

      In Inghilterra queste campagne non sono nuove, il Guardian è da un po’ di tempo che parla della sgradevole abitudine di camion e autobus di tagliare le curve. In Italia questi problemi non si pongono.

      D’altronde Milano è arrivata alla Congestion Charge 9 anni dopo Londra. Siamo in evidente ritardo.

      • la_claire 7 febbraio 2012 a 11:57 pm #

        Speriamo che la nuova amministrazione di Milano e in generale che tutte le grandi città recepiscano gli 8 punti, sarebbe importante…

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