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Se vinceremo le elezioni

12 Set

“Se vinceremo le elezioni in tutte le città sarà istituito il limite di velocità massimo di 30 km/h”

Non è la dichiarazione del segretario di un ipotetico Partito Ciclistico Italiano, ma di Sören Bartol, portavoce per la mobilità dell’SPD, il partito socialdemocratico, al Bundestag (camera bassa del Parlamento tedesco). In un’intervista al settimanale “Welt am Sonntag” il parlamentare ha svelato questa anticipazione del programma elettorale della coalizione Grüne-SPD in vista delle elezioni del 2013.

La dichiarazione ha creato un acceso dibattito e l’attuale Ministro dei Trasporti (della CSU) ha commentato la notizia dicendo “Io voglio favorire la mobilità e non impedirla, finché io sarò ministro dei trasporti non ci sarà alcuna generalizzazione dei limiti di velocità”.

Mentre in Germania i partiti discutono sui programmi di governo, in Italia i programmi di governo non sono neppure necessari per presentarsi alle elezioni ed è così che una proposta come quella promossa dalla coalizione rosso-verde tedesca, invece di essere sostenuta a spada tratta dagli equivalenti dei Grüne e dell’SPD in Italia, viene completamente lasciata in capo ai cittadini che devono dimostrare attraverso una petizione online di essere sufficientemente numerosi per poter essere presi in considerazione alla vigilia delle elezioni.

Mi riferisco ovviamente e nuovamente, alla petizione #30elode lanciata da #salvaiciclisti e sostenuta da Legambiente e dalla FIAB. Tra pochi giorni si inaugurerà la settimana europea della mobilità sostenibile: potrebbe essere l’occasione per instaurare un dibattito nei partiti e tra i partiti per decidere in che direzione andrà il nostro paese dal punto di vista della mobilità.

Così, tanto per sapere.

Ah, la notizia non è nuova, è del 17 giugno, ma non stupitevi troppo se nessuno ve l’aveva ancora raccontato.

I miei primi 40 km

23 Apr

Il giorno in cui andai a ritirare quel rottame di bici comprata usata su ebay, mai e poi mai avrei pensato che un giorno la bicicletta mi avrebbe sedotto a tal punto da convincermi a lasciare il lavoro, disdire casa e partire per un viaggio lungo diversi mesi attraverso terre sconosciute.

Quel giorno, lasciai i 35 euri pattuiti nel mani del venditore e mi portai via quell’orrendo ammasso di alluminio mal saldato: la marca TOSKANA di fabbricazione rigorosamente  cinese, probabilmente il suo precedente proprietario l’aveva comprata per pochi spicci in più in un qualche centro commerciale. Mi ero lasciato sedurre dal freno a disco anteriore, dalla forcella ammortizzata e dal portapacchi che la poteva rendere una degna candidata per l’uso cittadino. In omaggio, un paio di minuscole borse in plastica e stoffa.

Per mia sfortuna, il telaio era almeno di tre misure più piccolo rispetto a quanto abbisognassi io.

Pedalai fino a casa sotto una pioggiolina sgradevole: 40 km.

Non avevo mai pedalato per così tanti chilometri in vita mia. Arrivai a casa stremato e con un mal di schiena che era pari solo al mal di culo.

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Dopo una settimana di uso cittadino, complice un’occasione (vera questa volta), la abbandonai in favore di una bicicletta da trekking di un’ottima marca, della mia taglia, usata, ma perfettamente funzionante. Pinar ereditò l’orrida TOSKANA che quantomeno era della sua misura. Ciclomuniti, iniziammo a fare dei giretti al parco che diventarono presto gite fuori porta, fino ad arrivare al giorno in cui decidemmo di portarci dietro tenda, materassini e sacchi a pelo e trascorrere un intero fine settimana all’aperto. La gioia fu tale che ripetemmo l’esperienza più e più volte andando alla scoperta dei tesori nascosti intorno alla nostra città e soprattutto godendoci il lusso enorme di passare il tempo in mezzo alla natura.

In occasione del nostro matrionio, gli amici ci regalarono un set di borse da bici che noi utilizzammo subito per il ostro viaggio di nozze: 500 km in 6 giorni, dal Lago di Costanza al Koenig See seguendo il confine tra Austria e Germania.

Fu proprio al termine del nostro viaggio di nozze che iniziammo a fantasticare e a risparmiare per il Grande Viaggio, pur senza avere bene in mente dove questo ci potesse portare.