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Le cose belle

1 Lug

Ricapitolando:

La situazione è la seguente: io e Pinar abbiamo lasciato il lavoro e siamo partiti esattamente due mesi fa da Milano Malpensa verso Santiago del Chile dove abbiamo iniziato un tour in bicicletta in direzione nord attraverso Argentina e Cile, fino ad arrivare a Sucre, capitale della Bolivia. Qui, in attesa della vaccinazione per la febbre gialla, ci godiamo la città più bianca del mondo e ci abbuffiamo di frutti strani dal nome impronunciabile.

Siamo circa a metà del nostro viaggio: il 1 settembre inizierà per me il corso intensivo di Turco a Smirne, Turchia. Qui, io e Pinar ricominceremo la nostra vita con dei nuovi vicini di casa, un lavoro nuovo, una lingua diversa e, speriamo, qualche opportunità in più.

Durante questi due mesi abbiamo avuto modo di vedere, vivere e assaporare cose che altrimenti non avremmo mai conosciuto. Cose belle e cose meno belle, belle come il sorriso delle persone che hanno il tempo di parlarti, e cose meno belle, come il fatto di non avere una casa, come vivere con un solo paio di pantaloni, due paia di mutande, un sacco a pelo che, a pensarci, dovrebbe essere lavato.

Tra le cose belle ci metto l’avere scoperto che non servono tanti soldi per essere felici. Inizio anche a nutrire il sospetto che la parte migliore della vita sia quella che si trascorre lontano dall’ufficio, coltivando le proprie passioni e che forse ci sono cose più importanti della  carriera…

Le cose belle in questo momento sono talmente tante che sono felice di aver fatto un passo che ad alcuni era sembrato azzardato, coraggioso. Le cose belle sono talmente tante che non riesco a immaginare nulla che  possa riuscire a farmi pentire di essere partiti per questo viaggio. Credo che fotografare significhi cercare il bello nel mondo attraverso il mirino della propria macchina fotografica ed io in questo momento lo sto cercando moltissimo. Chi cerca trova.

Tra le cose belle ci metto anche la bianchissima città di Sucre ed i suoi abitanti, che io ho visto così:

San Felipe

Lavoratori in sicurezza

Al mercato

Il figlio della mendicante

Sacchi di patate

La venditrice che si scaccola.

Domani si riparte.

Via…

26 Apr

“Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c’è, tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio.

Ce la farò, vero? Vero che ce la farò?”

– A. Barricco, Oceano Mare

Pronti per la partenza

20 Apr

La data della partenza si avvicina.

Abbiamo organizzato pressoché tutto: trasloco, subentro alle bollette, abbiamo venduto i mobili, comprato le cartine e le guide dei paesi che attraverseremo. Mercoledì 27 aprile si parte da Malpensa, con la nostra vita riassunta dentro 20 kg di borse da bici, destinazione Santiago del Cile.

Sarà molto faticoso, lo so già.

Dall’inizio dell’anno ho pedalato poco più di 500 km e di salita ne ho vista veramente poca.

Inoltre, l’ultima volta che mi sono confrontato con una bilancia, mi sono spaventato io stesso dei miei 106 kg. OK, sono alto, ma la forza di gravità se ne infischia dell’indice di massa corporea e quando pedali in salita ti penti di ogni grammo in più che sei costretto a portarti dietro.

Santiago si trova a 550 metri s.l.m. e il nostro primo obiettivo sarà attraversare le Ande per portarci in Argentina a Mendoza: 350 km separati tra loro da un passo di ben 3.900 metri. Qui la strada passa accanto all’Aconcagua, la vetta più alta delle Americhe, 6.962 metri.

Normalmente, durante i miei viaggi, raggiunto un certo livello di affaticamento, inizio a imprecare e a maledire qualunque cosa, una specie di cantico delle creature al contrario. Ricordo che nel 2009 prima di arrivare al passo di Andorra avevo elencato tutte le parolacce  da me conosciute. Ma un passo di montagna così alto non l’ho mai affrontato. Sospetto che dopo le maledizioni arriveranno le lacrime e probabilmente anche un pianto isterico a singhiozzo. No, non sono un superuomo e non me ne vergogno.

Perché lo faccio?

Per tutte le ragioni esposte qui, perché questo era uno degli obiettivi della mia vita e perché credo che  trascorrere la propria vita senza mettercela tutta per realizzare i propri sogni sia un vero peccato.

Vado a cominciare il giro dei saluti…

Campeggio selvaggio mon amour

24 Mar

Quello che segue è un estratto di un post che il buon Alastair Humphreys ha pubblicato per la rivista Wanderlust:

Odio gli alberghi a cinque stelle.
In realtà non è vero.
Amo gli hotel a cinque stelle.
In realtà neppure questo è vero.
Immagino che mi piacerebbero gli alberghi a cinque stelle, ma in quanto vagabondo professionista non ho molta esperienza.
Ma anche qualora diventassi milionario credo che vorrò ancora dormire nella mia tenda di tanto in tanto. Guardare il tramonto da una tenda sulla cima di una montagna in Lesotho o svegliarsi in un prato in Pakistan: le migliori viste della mia vita sono state quelle che il denaro non può comprare. Utilizzando la tenda durante i miei viaggi non solo ho risparmiato molte migliaia di sterline in spese di alloggio, ma mi ha anche offerto la libertà di raggiungere i posti più remoti e selvaggi di quanto altrimenti sarei riuscito a fare.
Per i backpackers prendere una tenda è sicuramente una grande decisione: sono relativamente ingombranti e pesanti da portarsi dietro. Ma il denaro che permette di risparmiare e la possibilità che offre di visitare luoghi bellissimi rendono l’acquisto di una tenda almeno degna di considerazione.
Ci sono campeggi con docce e di altre strutture in tutto il mondo. Ma qui stiamo cantando le lodi del campeggio selvaggio – dormire in campagna lontano dalla folla. Senza servizi, Senza persone, senza costi, senza problemi!

[…]
Per aggiungere dell’avventura al vostro viaggio vi esorto a rinunciare al comfort del vostro hotel a cinque stelle (o del vostro ostello per i viaggi con lo zaino in spalla) per un paio di notti.


Credo che sia un’esperienza che tutti almeno una volta nella vita debbano fare.

Anche in Italia.

Basta andare fuori città, trovare un angolo abbastanza piacevole e mettersi comodi.

Per evitare problemi, si può chiedere a un contadino di dormire nel suo campo.

Difficilmente vi diranno di no.

Molto probabilmente dopo cena, vi inviteranno a guardare la TV insieme a loro e si stupiranno sentendo il vostro grabato rifiuto. Ma forse loro non sanno che lo spettacolo di una notte sotto le stelle non ha pari.