Archivio | ottobre, 2011

Il giro del mondo con la ruota grande

22 Ott

Ci sono delle persone il cui desiderio di avventura è talmente grande che neppure l’idea di un giro del mondo in bicicletta rappresenta una sfida sufficientemente grande.

Joff Summerfield fotografato da Steve Rutherford

Joff Summerfield è una di queste persone. Inglese di nascita, ha sempre avuto un’attrazione irresistibile nei confronti degli oggetti antichi e, mentre lavorava come preparatore per motori di auto da corsa, si dedicava alla costruzione di un velocipede con cui provare a intraprendere qualche viaggio.

Gli anni dal 1998 al 2006 li trascorre progettando il grande viaggio cercando di ripetere l’impresa che portò nella storia Thomas Stevens

Nel 1999 costruisce l’Mk1, un primo modello di Penny Farthing, che viene prontamente distrutto durante un incidente stradale.

Nel 2001 finisce di costruire l’Mk-3, la macchina perfetta con cui decide di intraprendere la grande impresa, ma 26 miglia dopo la partenza deve rinunciare al viaggio a causa di un disturbo al ginocchio che lo costringe a lunghe sessioni di fisioterapia.

Nel 2004 si rimette di nuovo in sella con l’Mk4, un velocipede con la ruota anteriore da 50” e la posteriore da 20”, ma arrivato a Budapest è costretto ad abbandonare nuovamente il suo tentativo per i soliti problemi al ginocchio. I due anni successivi sono segnati da una serie di operazioni ad entrambe le ginocchia e da qualche frattura causata dalle cadute di sella.

In Cappadocia, Turchia

Finalmente il 1 maggio 2006 il corpo di Joff e il suo velocipede sono in perfette condizioni e pronti a partire da Greenwich.

Summerfield ritornerà a Londra il 18 novembre 2008 dopo aver pedalato per oltre 35.000 km attraverso 24 paesi.

Un sogno coronato con tanta, tanta forza di volontà e determinazione.

In pellegrinaggio sulla tomba di Thomas Stevens

Dal momento del suo rientro in Inghilterra, Summerfield si dedica alla costruzione e commercializzazione di velocipedi Mk5, disponibili al pubblico per la cifra di 1.500 £.

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Quei simpatici succhiaruote

17 Ott

Il succhiaruote è una figura tipica del ciclismo.

Succhiaruote è quel tipo che ti si piazza dietro, in scia, che ti lascia tirare davanti tutto solo e mentre tu sopporti tutto il carico aerodinamico, il succhiaruote, là dietro, sfrutta la tua scia, se ne sta bello tranquillo e si riposa. Generalmente i succhiaruote sono figure molto antipatiche.

Dopo la grottesca campagna pubblicitaria di General Motors, Giant Bicycles se ne è uscita con una geniale campagna pubblicitaria che sfrutta la scia del colosso dell’auto.

 

La risposta di Giant

Mai come in questo caso ho avuto tanta simpatia per un succhiaruote.

[Applausi]

 

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General Motors contro la bicicletta

12 Ott

È un segno dei tempi che stanno cambiando: nelle ultime ore Genral Motors sta utilizzando tutti i mezzi a disposizione per chiedere scusa ai ciclisti che si sono sentiti offesi dall’ultima campagna del gigante dell’automotive.

 


Il messaggio della campagna è chiaro: “la realtà fa schifo, gli sconti di GM no!” e ancora “Smetti di pedalare, inizia a guidare”. Da notarsi è il sorriso ironico della stronzetta in macchina che guarda con un senso di compassione il ciclista un po’ sfigato accanto a lei.

 

L'annuncio incriminato

Se la realtà fa schifo, probabilmente questa operazione di marketing è ancora peggio: GM (come tutte le industrie dell’automotive) si straccia le vesti in pubblico giurando il proprio impegno nei confronti dell’ambiente e poi invita le persone a lasciare la bicicletta in favore dell’automobile.

La buona notizia è che i ciclo-blogger di mezzo mondo hanno fatto la voce grossa e hanno costretto il gigante a chiedere perdono e a ritirare la campagna più anti-ambientalista della storia.

Morale della favola: pestare i piedi ai ciclisti negli anni’10 può costare caro!

 

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Scoprendo la Turchia

10 Ott

La Turchia è una terra figlia di millenni di contaminazioni tra popolazioni e culture differenti.

Lungo la costa anatolica dell’Egeo è facile imbattersi in rovine di templi ed antiche città greche, resti di epoca romana, pellegrini cristiani in visita all’ultima dimora della Vergine Maria e minareti che spuntano da ogni collina. Con una storia così, è inevitabile che la tolleranza e l’ospitalità siano di casa.

Siamo partiti da Smirne in direzione sudovest seguendo la costa. Giusto il tempo di uscire dalla periferia della città e ci si ritrova subito ad attraversare una terra che odora di macchia mediterranea su una modernissima strada a 4 corsie dal fondo liscio e levigati come il marmo. I km qui scorrono veloci, c’è poco da vedere e, anche qui, non ci facciamo mancare un breve passaggio in autostrada.

Le autostrade turche, non le avevamo ancora provate.

Dopo i primi 35 km si svolta verso nord per andare ad esplorare la penisola di Karaburun (naso nero). L’asfalto di marmo nero lascia il posto ad una strada secondaria stretta e tortuosa che dietro un continuo saliscendi nasconde scorci meravigliosi su baie di difficile accesso. Il traffico è molto contenuto: il turismo di massa non ha ancora scoperto questo piccolo paradiso e gli automobilisti qui vanno piano, sanno benissimo che dietro ogni curva può esserci un pastore con il suo gregge di pecore.

Ci fermiamo a riposare per un po’ a Balikliova: subito fuori dal villaggio è scoppiato un incendio importante e sta per lambire  la nostra strada. Tanto vale fermarsi, mangiare un boccone e guardare i canadair in azione.

In un paio d’ore è tutto di nuovo sotto controllo e possiamo ripartire. Il paesaggio è quello tipico della macchia mediterranea, è difficile dire se ci si trovi in Turchia, in Grecia o in Corsica, ma veniamo presto riportati alla realtà da un uomo che, nei pressi di un villaggio ci fa segno di fermarci dicendo che la strada è interrotta e non si può proseguire.

Bastano pochi minuti per capire che si tratta solo di una specie di imboscata: nel paese è in corso la distribuzione dei lokma e noi non possiamo dispensarci. I lokma sono deliziose frittelle affogate nello sciroppo che vengono distribuite a tutti i passanti  40 giorni dopo la dipartita di un familiare. In cambio delle frittelle tutti i passanti recitano una preghiera per l’anima del defunto. Il sogno di ogni cicloturista insomma: cibo gratis e full immersion nella cultura locale.

i deliziosi lokma

Nel pomeriggio si alza un forte vento dal nord e questo ci rallenta. Non è una sorpresa: tutte le pale eoliche attorno a noi dovevano pur servire a qualcosa, no?

Vento contrario che fa girare le pale

Arriviamo la sera sulla punta nord della penisola in una specie di campeggio proprio sulla spiaggia con chiringuito che funziona da reception.

All’indomani ci svegliamo di buon’ora, il mare è tanto calmo da sembrare dipinto e l’unico movimento sono le barche dei pescatori. Dopo il bagno facciamo colazione e ci mettiamo in sella prima che il caldo esploda. Il paesaggio è sempre uguale, curva dopo curva, baia dopo baia. Il mare, turchese. Facciamo scorta di acqua e lasciamo la strada principale per andare ad esplorare delle rovine di un villaggio greco abbandonato alla fine della guerra del ’20-’22. Suggestivo. La Grecia è lì, di fronte a noi, perfettamente visibile e raggiungibile senza troppa fatica.

Sullo sfondo, il villaggio abbandonato

Il vento del pomeriggio questa volta ci aiuta e veleggiamo verso sud. Ci fermiamo a bere il te in uno dei numerosissimi caffè lungo la strada e ci riposiamo, mentre i locali ci guardano con curiosità: siamo a pochi km da Smirne, ma l’aria cosmopolita della metropoli qui è lontana anni luce e noi, con i nostri pantaloncini in lycra, siamo degli strani individui.

Nonostante si segua sempre la costa, la strada è un continuo saliscendi alle volte anche molto impegnativo. Per fortuna il paesaggio ci ripaga della fatica, ma ancora di più ci ripagano gli alberi di fichi stracarichi di frutti da cui attingiamo senza scrupoli.

Un mare senza cielo

Uno scorcio come tanti altri

Al termine della giornata troviamo un posticino tranquillo a pochi metri dal mare dove piantiamo la tenda e ci riposiamo fino all’alba, quando ci risvegliamo circondati da un gregge di pecore affamato.

Aggrediti dalle pecore!

Il terzo giorno della nostra microavventura scorre via veloce senza aggiungere molto ai giorni precedenti.

Ritorniamo a Smirne con quel sorriso dipinto sulla faccia che i cicloturisti conoscono tanto bene: è la gioia di sapere di avere appena iniziato a scoprire questa terra meravigliosa e tanto tanto ospitale.

 

Note tecniche:

Distanza percorsa: 248 km

Altimetria complessiva: 3.133 m

Temperatura alle 10:00 del mattino: 32°

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