Archivio | aprile, 2011

Via…

26 Apr

“Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c’è, tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio.

Ce la farò, vero? Vero che ce la farò?”

– A. Barricco, Oceano Mare

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I miei primi 40 km

23 Apr

Il giorno in cui andai a ritirare quel rottame di bici comprata usata su ebay, mai e poi mai avrei pensato che un giorno la bicicletta mi avrebbe sedotto a tal punto da convincermi a lasciare il lavoro, disdire casa e partire per un viaggio lungo diversi mesi attraverso terre sconosciute.

Quel giorno, lasciai i 35 euri pattuiti nel mani del venditore e mi portai via quell’orrendo ammasso di alluminio mal saldato: la marca TOSKANA di fabbricazione rigorosamente  cinese, probabilmente il suo precedente proprietario l’aveva comprata per pochi spicci in più in un qualche centro commerciale. Mi ero lasciato sedurre dal freno a disco anteriore, dalla forcella ammortizzata e dal portapacchi che la poteva rendere una degna candidata per l’uso cittadino. In omaggio, un paio di minuscole borse in plastica e stoffa.

Per mia sfortuna, il telaio era almeno di tre misure più piccolo rispetto a quanto abbisognassi io.

Pedalai fino a casa sotto una pioggiolina sgradevole: 40 km.

Non avevo mai pedalato per così tanti chilometri in vita mia. Arrivai a casa stremato e con un mal di schiena che era pari solo al mal di culo.

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Dopo una settimana di uso cittadino, complice un’occasione (vera questa volta), la abbandonai in favore di una bicicletta da trekking di un’ottima marca, della mia taglia, usata, ma perfettamente funzionante. Pinar ereditò l’orrida TOSKANA che quantomeno era della sua misura. Ciclomuniti, iniziammo a fare dei giretti al parco che diventarono presto gite fuori porta, fino ad arrivare al giorno in cui decidemmo di portarci dietro tenda, materassini e sacchi a pelo e trascorrere un intero fine settimana all’aperto. La gioia fu tale che ripetemmo l’esperienza più e più volte andando alla scoperta dei tesori nascosti intorno alla nostra città e soprattutto godendoci il lusso enorme di passare il tempo in mezzo alla natura.

In occasione del nostro matrionio, gli amici ci regalarono un set di borse da bici che noi utilizzammo subito per il ostro viaggio di nozze: 500 km in 6 giorni, dal Lago di Costanza al Koenig See seguendo il confine tra Austria e Germania.

Fu proprio al termine del nostro viaggio di nozze che iniziammo a fantasticare e a risparmiare per il Grande Viaggio, pur senza avere bene in mente dove questo ci potesse portare.

Pronti per la partenza

20 Apr

La data della partenza si avvicina.

Abbiamo organizzato pressoché tutto: trasloco, subentro alle bollette, abbiamo venduto i mobili, comprato le cartine e le guide dei paesi che attraverseremo. Mercoledì 27 aprile si parte da Malpensa, con la nostra vita riassunta dentro 20 kg di borse da bici, destinazione Santiago del Cile.

Sarà molto faticoso, lo so già.

Dall’inizio dell’anno ho pedalato poco più di 500 km e di salita ne ho vista veramente poca.

Inoltre, l’ultima volta che mi sono confrontato con una bilancia, mi sono spaventato io stesso dei miei 106 kg. OK, sono alto, ma la forza di gravità se ne infischia dell’indice di massa corporea e quando pedali in salita ti penti di ogni grammo in più che sei costretto a portarti dietro.

Santiago si trova a 550 metri s.l.m. e il nostro primo obiettivo sarà attraversare le Ande per portarci in Argentina a Mendoza: 350 km separati tra loro da un passo di ben 3.900 metri. Qui la strada passa accanto all’Aconcagua, la vetta più alta delle Americhe, 6.962 metri.

Normalmente, durante i miei viaggi, raggiunto un certo livello di affaticamento, inizio a imprecare e a maledire qualunque cosa, una specie di cantico delle creature al contrario. Ricordo che nel 2009 prima di arrivare al passo di Andorra avevo elencato tutte le parolacce  da me conosciute. Ma un passo di montagna così alto non l’ho mai affrontato. Sospetto che dopo le maledizioni arriveranno le lacrime e probabilmente anche un pianto isterico a singhiozzo. No, non sono un superuomo e non me ne vergogno.

Perché lo faccio?

Per tutte le ragioni esposte qui, perché questo era uno degli obiettivi della mia vita e perché credo che  trascorrere la propria vita senza mettercela tutta per realizzare i propri sogni sia un vero peccato.

Vado a cominciare il giro dei saluti…

Annie Londonderry – la prima donna

15 Apr

Thomas Stevens è stato il primo uomo ad aver dimostrato che la bicicletta possa essere usata come mezzo di trasporto per andare in capo al mondo.  Annie “Londonderry” Kopchovsky – un’Ebrea Lettone di 23 anni immigrata negli Stati Uniti, madre di tre figli – è stata la prima donna ad aver fatto grossomodo la stessa cosa.

Il 25 luglio 1894 Annie partì dal Massachussets in sella ad una bicicletta Columbia per ritornarvici solo 15 mesi dopo a testa alta dopo aver compiuto il giro del mondo e aver quindi vinto la scommessa che l’aveva spinta a partire: due facoltosi signori di Boston sostenevano apertamente che mai nessuna donna sarebbe riuscita ad eguagliare o migliorare l’impresa svolta da Stevens solo 10 anni prima. I due vollero mettere in palio un’ingente somma di denaro per qualunque esponente del gentil sesso che fosse disposto a raccogliere la sfida.

Annie rispose all’appello e, per l’occasione, imparò ad andare in bici. Lasciati a casa gonne lunghe e corsetti, partì portando con se solo un cambio di biancheria e una pistola. Arrivò fino in Cina, passando per Parigi, Gerusalemme, Singapore.

Al suo ritorno in patria venne eletta a simbolo dell’emancipazione femminile, ma ben presto la sua storia fu offuscata da altri viaggi e da altri avventurieri e finì nel dimenticatoio.

Grazie a Peter Zheutlin, pronipote di Annie, e grazie al suo incessante lavoro di ricerca, la storia di questa pioniera dell’avventura è stata ricostruita nella sua interezza e un paio di mesi fa è stato dato alle stampe anche in Italia Il giro del mondo in bicicletta. La straordinaria avventura di una donna alla conquista della libertà, da Elliot editore. Sembra che a breve verrà rilasciato anche undocumentario che ricostruisca la storia di questa giovane eroina.

Ha ricevuto delle ottime recensioni da parte di numerose riviste e quotidiani. Credo valga la pena leggerlo, magari anche per porsi qualche interrogativo sul ruolo della donna e per chiedersi in cosa consista l’emancipazione femminile.

Una domanda che in Italia sarebbe opportuno porsi con una certa frequenza.

Sam Abell: maestro dell’intimità

13 Apr

Sam Abell è un fotografo della provincia americana, uno che non ama mettersi troppo in mostra, che parla a bassa voce. Per lui parlano le sue foto, capaci di raccontare storie con un solo semplicissimo fotogramma.

Tempo fa mi è capitato tra le mani un suo libro monografico Life of a Photograph, una raccolta di foto intensissime che ti fanno sembrare di essere lì presente ad assistere alla scena, per quanto banale, mentre questa si svolge.

Tutte le sue foto sono caratterizzate da una morbidezza estrema e sembrano essere lontane anni luce dal mondo della fotografia digitale e dalle immagini ipersature e super contrastate che vanno per la maggiore tra i fotografi del terzo millennio.

Indubbiamente la forza dei suoi scatti non è nei colori, ma nella capacità di ricreare atmosfere intime e geometrie rassicuranti.

Sam Abell è anche un insegnante di tecnica fotografica. Alla domanda “Cosa insegni principalmente ai tuoi studenti”, la sua risposta è stata:

  1. L’attrezzatura non conta, ciò che conta è saper comporre un’immagine.
  2. Cerca di registrare tutto. Pensa a te stesso come all’autore di un diario, fotografa tutto quello che vedi.
  3. Ribalta il tuo modo di pensare e impara a fare foto da dietro in avanti. In ogni situazione ci sono sempre almeno due immagini che possono essere inserite in uno stesso fotogramma.

E’ un vero peccato che in rete si trovi così poco sul suo lavoro.

Ecco un paio di link:

http://samabell-thephotographiclife.com/

http://digitaljournalist.org/issue0202/abell_index.htm