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Santiago-Mendoza: sfidando le Ande

8 Mag

Mi ero preparato al peggio per questa tappa: mi aspettavo salite interminabili, una fatica immane, strade strette infestate da autoarticolati giganteschi e prepotenti, distanze interminabili tra un centro abitato e l’altro.

Non mi ero sbagliato.

In aggiunta ci si mettano pure temperature notturne al di sotto dello zero, giornate trascorse sotto un sole implacabile ed un tasso di umidità dell’aria quasi nullo.

In breve sospettavo che questa tappa fosse più o meno così.

i 31 tornanti del Caracoles

E invece ho scoperto che quando gli occhi si riempiono di bellezza, la fatica quasi non esiste: ci siamo inerpicati sui 31 tornanti del Caracoles fino al Paso de los Libertadores sospinti più dalla nostra curiosità che non dai muscoli delle gambe.

L'ultima salita

Nei momenti in cui le energie mancavano era sufficiente alzare gli occhi ed osservare il volo elegante e composto del condor, oppure fermarsi a contemplare un paesaggio così inaspettato e stupefacente.

Una pausa davanti alla Laguna del Inca

Ci siamo fermati per un’ora imbambolati a guardare la Laguna del Inca e abbiamo espresso tutto il nostro stupore innanzi all’aprirsi delle Ande sul versante argentino.

L'aconcagua alle spalle (6.963 m s.l.m.)

Abbiamo visitato il cimitero degli andinisti e abbiamo diviso la strada e la polvere con una coppia di Francesi in tandem con un progetto di viaggio da 15 mesi.

Il cimitero degli andinisti

Credo che tutto questo si chiami vita e che, in cambio di tutto questo, un po’ di male alle gambe lo si sopporta più che volentieri.

Note tecniche

distanza percorsa fino a questo momento: 496 km

Altimetria totale: 6.554 m

Prossima tappa: San Juan

questo è il percorso effettuato:

Pronti per la partenza

20 Apr

La data della partenza si avvicina.

Abbiamo organizzato pressoché tutto: trasloco, subentro alle bollette, abbiamo venduto i mobili, comprato le cartine e le guide dei paesi che attraverseremo. Mercoledì 27 aprile si parte da Malpensa, con la nostra vita riassunta dentro 20 kg di borse da bici, destinazione Santiago del Cile.

Sarà molto faticoso, lo so già.

Dall’inizio dell’anno ho pedalato poco più di 500 km e di salita ne ho vista veramente poca.

Inoltre, l’ultima volta che mi sono confrontato con una bilancia, mi sono spaventato io stesso dei miei 106 kg. OK, sono alto, ma la forza di gravità se ne infischia dell’indice di massa corporea e quando pedali in salita ti penti di ogni grammo in più che sei costretto a portarti dietro.

Santiago si trova a 550 metri s.l.m. e il nostro primo obiettivo sarà attraversare le Ande per portarci in Argentina a Mendoza: 350 km separati tra loro da un passo di ben 3.900 metri. Qui la strada passa accanto all’Aconcagua, la vetta più alta delle Americhe, 6.962 metri.

Normalmente, durante i miei viaggi, raggiunto un certo livello di affaticamento, inizio a imprecare e a maledire qualunque cosa, una specie di cantico delle creature al contrario. Ricordo che nel 2009 prima di arrivare al passo di Andorra avevo elencato tutte le parolacce  da me conosciute. Ma un passo di montagna così alto non l’ho mai affrontato. Sospetto che dopo le maledizioni arriveranno le lacrime e probabilmente anche un pianto isterico a singhiozzo. No, non sono un superuomo e non me ne vergogno.

Perché lo faccio?

Per tutte le ragioni esposte qui, perché questo era uno degli obiettivi della mia vita e perché credo che  trascorrere la propria vita senza mettercela tutta per realizzare i propri sogni sia un vero peccato.

Vado a cominciare il giro dei saluti…