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I cicloparcheggi di @vodafoneIT

21 Giu

Siamo nell’era del marketing totale e dopo Madrid è arrivata la volta di Roma.

vodafoneDopo aver raggiunto l’accordo per la brandizzazione della fermata Puerta del Sol della metropolitana della capitale spagnola, Vodafone si è adesso lanciata all’attacco della fermata della stazione Termini nell’Urbe.

Piaccia o non piaccia questa iniziativa, altro non è che un modo per rendere economicamente sostenibile un servizio pubblico che, a causa di sperperi, mala gestione o reali antieconomie altrimenti rischierebbe di mandare al collasso le finanze comunali (l’ultimo bilancio dell’ATAC si è chiuso con un buco di 156 milioni di euro). In cambio di questa operazione di brandizzazione, la Vodafone si impegnerà quindi a risistemare e riqualificare l’area della stazione.

Cosa si intenda per “riqualificare l’area” è tutto da capire ancora, ma sono sicuro che un’azienda così smart come Vodafone si sarà di certo accorta che in tutta la stazione Termini non esiste un solo luogo per parcheggiare le biciclette e la situazione si presenta così, favorendo il degrado e i furti di bici.

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Foto di Manuel Massimo

Fatte le pentole, Vodafone potrebbe a questo punto fare anche i coperchi: la brandizzazione della stazione è un progetto in cui si paga un X ogni Y mesi per appiccicare la propria pubblicità in ogni dove e scaduto il contratto, l’azienda può decidere se rinnovarlo oppure cambiare sponsor. Un parcheggio per biciclette, invece, è un’opera che rimane nel tempo e che porterà per sempre il nome dello sponsor e il riconoscimento di chi ne usufruisce. A conti fatti, regalare un ciclo parcheggio alla più grande stazione di Roma sarebbe estremamente conveniente in termini di costo per contatto raggiunto giacché un cicloparcheggio è tendenzialmente eterno e costa relativamente poco.

A scanso di equivoci, vorrei evidenziare che un parcheggio per biciclette è una cosa ben diversa da una rastrelliera da oratorio: le stazioni sono i luoghi ideali per i ladri di biciclette e senza l’adeguata progettualità si rischierebbe di realizzare un’opera dannosa oltre che inutile.

Ma vi immaginate se fuori da Termini ci fosse una struttura così?

ginevra parkeggio

Il parcheggio per bici fuori dalla stazione di Ginevra

Non correreste immediatamente a cambiare operatore per ringraziarlo del dono?

Ah, se serve una mano per individuare progettisti, fornitori, etc, sono a disposizione: ilpinz@yahoo.it

 

Vienna, Velo-City e il problema della comunicazione della bici

17 Giu
La location di VeloCity

La location di VeloCity

Si è appena conclusa la 33° edizione di VeloCity, il più grande evento al mondo sul tema della ciclabilità. 1.400 delegati da paesi dei cinque continenti si sono incontrati e confrontati nelle sale dello sfarzoso municipio della città di Vienna, trasformata per l’occasione nella capitale mondiale della bicicletta.

Vienna si è presentata all’appuntamento in forma smagliante, con una rete di percorsi ciclabili perfetta, rastrelliere a prova di bruto dislocate pressoché ovunque e con una serie di campagne di comunicazione  capaci di farti sentire un vero figo solo per il fatto di stare in sella a un cancello del bike sharing.

Per me partecipare a questo convegno ha significato mettere un piede in paradiso, seppure per un attimo, se non altro perché potevo finalmente confrontarmi con persone che non mi prendevano per un pazzo monomane ogni volta che aprivo bocca. Ogni giorno sfogliavo famelico le 32 pagine del fittissimo programma di eventi nella speranza di scegliere quello in cui venissero dispensate le informazioni più interessanti. Nella maggior parte dei casi, le aspettative non sono state disattese.

Come da copione, danesi e olandesi hanno tenuto banco in buona parte delle occasioni, facendo sfoggio , da bravi secchioni, dei risultati raggiunti nel corso degli ultimi anni, spiegando come costruire dei parcheggi multipiano per bici anche sull’acqua, fino ad arrivare a lamentarsi che a Groningen il traffico generato dalle bici è diventato quasi ingestibile.

Chi invece mi ha letteralmente lasciato di sasso sono stati invece i paesi di lingua tedesca che hanno brillato in particolare per la propria capacità di mostrare una visione.  

pedalata

Un momento della pedalata attraverso le vie della città

Il vicesindaco di Vienna, Maria Vassilakou, ha aperto i lavori dicendo che l’obiettivo della capitale austriaca è di diventare leader dell’era post fossile e che “Garantire la migliore qualità della vita per i bambini deve essere l’obiettivo primario: i bambini sono il nostro futuro e solamente se cresceranno in un ambiente sano e accogliente potremo avere domani degli adulti responsabili”. A seguire, un profluvio di dati, statistiche e iniziative di comunicazione degne di questo nome.

È stata poi la volta di Hep Monatzeder, vicesindaco del comune di Monaco ha raccontato del progetto di marginalizzare l’uso dell’automobile proprio nella città della BMW: obiettivo è arrivare nel 2025 ad avere la quota di spostamenti in automobili in centro città al di sotto del 20% includendo nella quota anche taxi e auto in condivisione (oggi sono al 27%). Per raggiungere l’obiettivo, la città ha destinato alla ciclabilità solamente nell’ultimo anno circa 10 milioni di euro, un quarto dei quali sono stati utilizzati per attività di comunicazione rivolte alla cittadinanza.

fahrradhaus

La comunicazione ha molte forme

E che il problema dell’Italia rispetto alla ciclabilità sia culturale è stato ben evidenziato dall’assenza di politici e amministratori nazionali e locali (fatta eccezione per il vice sindaco di Pescara), ovvero coloro che, quando poi vai a proporre questo o quell’intervento, ti rispondono che non si può, che mancano i soldi e che la città non è un interruttore. Sono quei soggetti che progettano e approvano costosissime strutture in pieno centro storico per poi dimenticarsi di far sapere alla cittadinanza che andare in bicicletta è bello, divertente e, soprattutto, è cool.

Purtroppo però proprio la comunicazione sembra essere il tallone di achille di molti di coloro che si occupano di ciclabilità: è un vero peccato che un evento tanto straordinario come Velo-City non sia riuscito ad arrivare nel circuito della stampa generalista. Gli unici giornalisti presenti erano quei bike blogger che però rischiano di trovarsi a raccontare le cose solamente a chi già le sa e solamente all’interno dei soliti circuiti dove si discute e ci si scanna sulle differenze tra piste, corsie e strade ciclabili. Il rischio che siamo sempre e solo noi a cantarcela e suonarcela è quindi molto elevato.

Insomma, non sarà arrivato il momento di mettere in bella copia tutto il lavoro svolto per anni dai secchioni con gli occhiali e la schiena curva dal troppo studio? Iniziare a curare anche il contenitore, oltre al contenuto.

Tipo così:

departure Cycling Affairs from departure on Vimeo.

Marketing e bicicletta: è ora di cambiare?

22 Mag

È tempo di Giro d’Italia, in questi giorni la carovana rosa sta attraversando le strade del paese portando con se tutto quel carrozzone di auto, strutture e gadget che hanno un solo scopo: promuovere brand e prodotti di qualunque categoria merceologica ma, soprattutto, mettere in bella mostra biciclette, abbigliamento tecnico, caschi, scarpette tecniche e accessori in fibra di carbonio che non possono mancare nella cantina del ciclista grammomaniaco.

androni

Sponsor: l’importante è esserci

Le aziende spendono centinaia di migliaia di euro per apporre un piccolo logo sulla maglia del campione o per offrire alla squadra più forte delle biciclette che resteranno inquadrate per ore e ore dalle telecamere collegate in diretta da tutti i paesi del mondo.

Personalmente ho sempre trovato questa pratica di marketing estremamente sconcertante: nel mio piccolo ogni volta che mi sono ritrovato ad acquistare un prodotto per andare in bicicletta, dalla sella, al nastro per il manubrio, passando per pantaloncini col fondello e le scarpe con lo sgancio rapido, non ho mai prestato più di tanta attenzione a cosa usassero i grandi campioni, piuttosto, ho sempre cercato di sapere cosa usassero i miei amici, come si trovassero con quel prodotto e, soprattutto, cosa se ne dicesse in rete.

Essendo io un ciclista un po’ sui generis (dovendomi definire, mi sento molto simile allo stereotipo del ciclista urbano o del cicloturista) e non volendomi fidare troppo del mio fiuto, ho provato a interrogare chi conosce il settore più di me per conoscere la loro opinione. Ho posto quindi la stessa domanda a due professionisti: 

In quale direzione ritenete che si debba sviluppare il marketing del mondo bici?

Questa è la risposta di Roberto Bucci, direttore marketing di Selle Royal:

Per il settore bici, ancor di più se parliamo di una componente come la sella, credo che ad oggi abbia ancora molto valore la presentazione all’interno del punto vendita ed il supporto che il negoziante dà nella scelta del giusto prodotto. Per quello il primo step/Target tramite gli strumenti marketing è il negoziante. Ovviamente tale riflessione non si focalizza sul mercato italiano ma più su una visione globale.  Sicuramente ad oggi per questo target sono di più facile attuazione strumenti di marketing tradizionale rispetto a strumenti innovativi. In futuro dove anche per la parte componentistica il consumatore finale sarà il primo target, diventeranno man mano sempre più importanti strumenti di marketing alternativi, e con metodi non consueti.

E questa è la risposta di Paolo Coin, amministratore delegato di Padova Fiere (Expobici):

Il settore ciclo non è monolitico, si rivolge a target diversi per quanto attiene alla promozione del prodotto. Tuttavia non si tratta di un comparto industriale che abbia, neanche lontanamente, le potenzialità di spesa ad esempio del settore auto. Nell’ottica di cominciare ad esplorare le grandi potenzialità di crescita che offre in questo momento il mercato italiano, è importante che le aziende inizino ad intraprendere nuove forme di promozione da affiancare a quelle più tradizionali. Il web e i social network offrono delle incredibili possibilità, soprattutto per quanto riguarda il marketing virale, che non agisce “a pioggia” come quello tradizionale, ma che intercetta l’utente in base alle sue specifiche preferenze e inclinazioni. Si tratta di uno strumento molto adatto al prodotto bicicletta, che ha uno dei suoi punti di forza nella possibilità di personalizzazione e adattamento del mezzo alle esigenze dell’utente. Per quanto riguarda nello specifico l’Italia e le aziende che operano sul mercato italiano, riteniamo che una direzione di sviluppo della promozione sia sicuramente quella della “creazione del consenso”, quella che gli anglosassoni chiamano “advocacy advertising”. E’ una tipologia di promozione che non siamo molto abituati a mettere in campo in Italia, ma che si adatta benissimo al mondo della bicicletta. Comprare una bicicletta oggi può diventare qualcosa di più di un semplice acquisto: è anche la scelta di un modo di vivere diverso. Sarebbe importante che le aziende facessero fronte comune per promuovere questo messaggio innovativo e assolutamente trasversale a tutte le fette di mercato che compongono il settore ciclo nel suo insieme.

Per quanto tra loro contrapposte queste due visioni evidenziano un elemento comune: il marketing deve rivolgersi prima di tutto al cliente attraverso una comunicazione diretta e personalizzata attraverso il web e/o direttamente sul posto vendita.

Se ai tempi di Bartali e Coppi, Legnano e Bianchi dovevano necessariamente essere presenti nel circuito delle gare per proclamare al pubblico la propria esistenza e la qualità dei propri prodotti, oggi qualunque citrullo dotato di un pc e di una connessione internet sa benissimo che non occorre puntare su un grande marchio per avere un’ottima bici e che, viceversa, è possibile portarsi a casa dei veri e propri gioielli realizzati da grandi telaisti italiani per giunta risparmiando qualche soldo.

Non è tempo di cambiare strategia?