Archivio | giugno, 2012

#salvaiciclisti: la bicicletta è politica.

24 Giu

Sono passati quasi 5 mesi dalla nascita della campagna #salvaiciclisti e, inevitabilmente, più passa il tempo, meno persone sanno esattamente di cosa si tratta. Leggendo qua e là su forum, gruppi e blog ho notato che esistono le più disparate interpretazioni di una campagna che in brevissimo tempo si è trasformata in un movimento di opinione destinato, passo dopo passo, a cambiare per sempre le strade italiane.

Cade quindi a fagiolo l’uscita di questo libro che si pone l’obiettivo di raccontare come è nato questo movimento e le logiche che ne stanno alla base. Oltre a raccontare la cronostoria di #salvaiciclisti dal momento del lancio dalle colonne del Times fino arrivare alla più grande bicifestazione a sostegno della ciclabilità che la storia ricordi, lo scorso 28 aprile, il libro presenta poi una breve analisi politologica del fenomeno e, quindi, una breve storia per sommi capi della bicicletta come strumento di azione politica, dal momento del suo ingresso in società fino ai giorni nostri.

Leitmotiv di tutto il libro è la logica per cui la bicicletta non è solo uno strumento di ricreazione o per la pratica sportiva, ma soprattutto un mezzo di trasporto che, in quanto tale è in grado di modificare la nostra vita e, di conseguenza, la politica. Dall’emancipazione femminile ai ciclisti rossi, dalla prima guerra mondiale, alla resistenza, passando per l’attentato a Togliatti del 1948, i Provos, Ivan Illich e arrivando alla Critical Mass è sconvolgente vedere quante volte nel corso solo dell’ultimo secolo la bicicletta abbia modificato il corso della Storia.

L’autore è Pietro Pani, ma è solo un nome di fantasia, l’italianizzazione di Peter Pan: rappresenta il reale bisogno della politica del nostro paese: il bisogno di riscoprire la forza e il coraggio che solo i giovani possiedono. Quella forza e quel coraggio senza i quali l’Italia è condannata ad una corsa a rotta di collo verso il baratro.

di Pietro Pani “Salva i Ciclisti: la bicicletta è politica“, ed. Chiarelettere. 190 pagine

Lo trovate in libreria, prezzo di copertina 7,90 euri.

Buona lettura.

Caro Monti, #salvaiciclisti

14 Giu

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Prof. Mario Monti,

Abbiamo molto apprezzato la nota con cui Lei il 14 maggio scorso ha dato sostegno alle istanze della campagna #salvaiciclisti sottolineando i vantaggi economici derivanti dall’uso della bicicletta in ambito urbano e definendo la bicicletta come “mezzo di trasporto “intelligente”, sia dal punto di vista dell’impatto ambientale, sia a livello economico, dato che riduce sensibilmente i costi legati alla mobilità urbana, sia, aspetto non meno rilevante, per la salute degli individui.”
Infatti, in questo periodo di crisi economica, per ridurre i costi derivanti dalla mobilità, molte persone fanno sempre più ricorso all’uso della bici, anche per andare al lavoro.

Purtroppo nel nostro Paese coloro che decidono di utilizzare la bici per recarsi al lavoro, si trovano a confrontarsi con una legislazione che, non solo non incentiva, ma addirittura penalizza chi utilizza questo mezzo di trasporto. In Italia, in caso di sinistro durante il percorso casa-lavoro effettuato in bicicletta, l’INAIL riconosce al lavoratore lo status di “infortunio in itinere” “purché avvenga su piste ciclabili o su strade protette; in caso contrario, quando ci si immette in strade aperte al traffico bisognerà verificare se l`utilizzo era davvero necessario” [nota INAIL].
Mentre nel resto d’Europa l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto per recarsi al lavoro è sistematicamente incentivato e promosso, in Italia il lavoratore che decide di spostarsi senza inquinare e senza creare traffico, non solo non riceve alcun incentivo, ma deve farlo a proprio rischio e pericolo e senza tutele.

Allo scopo di mettere fine a questo anacronismo è in corso una campagna promossa dalla Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB) che chiede la modifica dell’art. 12 del D.Lgs. 38/2000 e di aggiungere al testo attuale la frase: “L’uso della bicicletta è comunque coperto da assicurazione, anche nel caso di percorsi brevi o di possibile utilizzo del mezzo pubblico”, esattamente come previsto per il lavoratore che si reca al lavoro a piedi.

La proposta della FIAB ha già raccolto oltre diecimila firme e ricevuto parere favorevole da parte di ben tre Regioni, tre Province e sedici Comuni tra cui Milano, Bologna e Venezia che ravvisano grande imbarazzo nel chiedere ai concittadini e ai propri dipendenti di usare la bicicletta senza poter garantire nel contempo adeguate tutele.

Con la presente chiediamo a Lei, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e ai Presidenti di Camera e Senato di voler intervenire al più presto per porre fine a questa discriminazione che non ha eguali in Europa e di accogliere questa proposta di modifica legislativa.

Per ulteriori informazioni sul tema dell’infortunio in itinere per il pendolare in bicicletta, Le segnaliamo il sito internet www.bici-initinere.info che è stato predisposto allo scopo di diffondere consapevolezza rispetto a questa campagna.

Confidando in una sua pronta risposta e auspicandoci condivisione nel merito,

cogliamo l’occasione per salutarla cordialmente

 

PICICLISTI per #salvaiciclisti

 

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Se anche tu ritieni che chi si reca al lavoro in bicicletta non debba essere vittima di discriminazioni invia questa lettera direttamente al Presidente del Consiglio, al Ministro competente e ai Presidenti di Camera e Senato: e.olivi@governo.it; gabinettoministro@mailcert.lavoro.gov.it; fini_g@camera.it; schifani_r@posta.senato.it.

Inoltre puoi contribuire alla diffusione di questa iniziativa attraverso il tuo blog, il tuo sito internet oppure attraverso il tuo account di Facebook o di Twitter.

 

 

Là fuori, sulla strada.

7 Giu

Finalmente in bici, di nuovo.

Negli ultimi mesi la bicicletta è stata per me un ideale, uno strumento rivoluzionario, un grimaldello politico, un concetto romantico, una macchina perfetta. In questi mesi per me la bicicletta è stata tutto fuorché l’oggetto fisico che è: ruote, tubi in acciaio, sellino, freni, catena, pedali e semplicità.

Però domani partiamo per un brevissimo viaggio.

Saranno 5/6 giorni di bici, strada e tenda. Per dormire sulla spiaggia e buttarsi in acqua appena aperti gli occhi, trascorrere regolarmente la prima parte del pomeriggio all’ombra di un albero a leggere un libro, mangiare frutta e sonnecchiare. Poca acqua, poco sapone, tanto sudore e tanti sorrisi di sconosciuti che incroci e ti invitano a bere un tè anche se non sanno neppure se parli la loro lingua oppure no (qui funziona così).

Un breve viaggio, quel tanto che basta per ricordarsi che l’importante nella vita è non prendersi troppo sul serio e che il mondo è pieno di cose veramente belle che attendono solamente di essere scoperte.

È un modo per sentirsi infinitamente piccoli ma perfettamente in armonia con un mondo gigante là fuori. È difficile da spiegare.

Non so di preciso dove sto andando. Verso sud, dice Pinar, alla scoperta di una delle mille penisole di questa costa stupefacente tutta in salita.

Non importa dove sto andando. L’importante è ritrovarti nuovamente lì, faccia a faccia con la strada, per vivere nuovamente una delle tante storie che sa inscenare. Svegliarti all’alba e andare a dormire poco dopo il tramonto, viaggiare al ritmo che ti suggerisce il cuore e ti permettono le gambe, fermarsi quando te lo impongono gli occhi e seguire i pensieri che girano esattamente con la stessa frequenza delle gambe.

E ogni tanto avere la sensazione che il senso della vita sia tutta lì. Enorme.

La Gazzetta dello Sport e #salvaiciclisti

1 Giu

Come ormai sanno anche i sassi, #salvaiciclisti è nato da un’iniziativa del Times, “cities fit for cyclists” che è stato importato in Italia grazie ad alcuni blogger tra cui il sottoscritto. La campagna inglese è nata a seguito dell’incidente che la mattina del 4 novembre 2011 coinvolse Mary Bowers, giornalista del quotidiano inglese, rimasta schiacciata da un autoarticolato mentre si recava al lavoro in bicicletta.

Quello che non tutti sanno è che anche in Italia avvenne un caso analogo: il 7 ottobre 2011, Pierluigi Todisco, giornalista della Gazzetta dello Sport, di ritorno dal lavoro in bicicletta rimase schiacciato e ucciso da un camion.

Contrariamente al Times, la Gazzetta dello Sport si dimenticò in fretta del proprio collaboratore scomparso e riprese la propria attività di sempre: inventarsi notizie attorno al mondo del calcio spacciando la propria attività editoriale per giornalismo.

Quando #salvaiciclisti esplose in Italia, l’8 febbraio, la direzione della Gazzetta prese il coraggio a due mani e tre giorni dopo il lancio da parte dei blogger, con un quadrotto in prima pagina e nella homepage della versione online rivendicò “Città più sicure per i ciclisti, la campagna diventa nostra”.

La Gazzetta dello Sport fu l’unica testata che, invece di indirizzare i propri lettori ad aderire alla campagna attraverso il gruppo su Facebook, chiese loro di inviare una mail a un indirizzo dicendo semplicemente “aderisco” e invitò a far circolare su Twitter l’hashtag #salvaciclisti (senza la “i”) per indebolire l’operazione dei blogger. Nessuno sa dove siano finite quelle mail né a cosa servissero.

Nello stesso giorno in cui la Gazzetta rivendicava il proprio ingresso nella campagna con un articolo posizionato appena sopra l’oroscopo, il Times offriva massimo rilievo all’iniziativa italiana sulla propria homepage.

A seguito delle numerose proteste, il quotidiano di via Solferino corresse il tiro e iniziò a citare il lavoro dei blogger evitando accuratamente di indirizzare i propri lettori sul gruppo facebook e pubblicando sistematicamente una serie di broken links in modo che fosse quanto più difficile possibile arrivare al sito della campagna. Tuttavia, allo scopo di smorzare le critiche, il direttore Diego Antonelli finì per offrirmi un blog su gazzetta.it con la promessa che questo avrebbe goduto di massima visibilità in modo da rendere la campagna ancora più efficace. La promessa della massima visbilità, ovviamente, non fu mai mantenuta.

Dopo 15 giorni il blog fu chiuso a causa delle dure critiche che da lì rivolsi al direttore del Giro d’Italia per via del suo rifiuto di supportare #salvaiciclisti durante la corsa rosa.

L’ultima volta in cui la Gazzetta dello Sport ebbe modo di parlare della campagna #salvaiciclisti fu il 28 aprile, in occasione della bicicfestazione ai Fori Imperiali a Roma: a pagina 43 del cartaceo, sotto l’occhiello “La campagna lanciata da Times e Gazzetta è arrivata alla svolta” si leggeva “La campagna #salvaiciclisti è nata infatti in Gran Bretagna, per iniziativa dei giornalisti del Times, ed è stata importata da noi grazie alla Gazzetta dello Sport”.

La gestione della Gazzetta dello Sport della questione #salvaiciclisti è stata vergognosa, non solo da un punto di vista professionale per la ripetuta mistificazione della realtà, ma anche da un punto di vista umano per il cinismo e la mancanza di rispetto nei confronti della tragedia che colpì Pierluigi Todisco e i suoi familiari.

Oggi la Gazzetta è sotto accusa per la gestione dell’affaire Buffon e io non posso che provarne piacere. La scorrettezza prima o poi si paga.