Archivio | marzo, 2011

La nostra avventura

28 Mar

Erano anni che meditavamo di farlo. Adesso ci siamo.

Abbiamo dato le dimissioni dal lavoro, disdetto la casa, il contratto con la Telecom.

Abbiamo venduto i mobili, le 2 chitarre che mi hanno accompagnato fedelmente durante l’adolescenza.

Abbiamo comprato Il Biglietto Aereo: il 27 aprile partiremo, scalo a Madrid e poi a seguire verso Santiago del Cile. Nella stiva dell’aereo troveranno spazio anche le nostre biciclette e tutto quanto serve per solcare le Ande, più e più volte, fino ad arrivare a Lima.

 

5.000 km in autonomia molti dei quali in quota.

 

Augurateci in bocca al lupo e buona strada.

 

Questo l'itinerario di massima.

Campeggio selvaggio mon amour

24 Mar

Quello che segue è un estratto di un post che il buon Alastair Humphreys ha pubblicato per la rivista Wanderlust:

Odio gli alberghi a cinque stelle.
In realtà non è vero.
Amo gli hotel a cinque stelle.
In realtà neppure questo è vero.
Immagino che mi piacerebbero gli alberghi a cinque stelle, ma in quanto vagabondo professionista non ho molta esperienza.
Ma anche qualora diventassi milionario credo che vorrò ancora dormire nella mia tenda di tanto in tanto. Guardare il tramonto da una tenda sulla cima di una montagna in Lesotho o svegliarsi in un prato in Pakistan: le migliori viste della mia vita sono state quelle che il denaro non può comprare. Utilizzando la tenda durante i miei viaggi non solo ho risparmiato molte migliaia di sterline in spese di alloggio, ma mi ha anche offerto la libertà di raggiungere i posti più remoti e selvaggi di quanto altrimenti sarei riuscito a fare.
Per i backpackers prendere una tenda è sicuramente una grande decisione: sono relativamente ingombranti e pesanti da portarsi dietro. Ma il denaro che permette di risparmiare e la possibilità che offre di visitare luoghi bellissimi rendono l’acquisto di una tenda almeno degna di considerazione.
Ci sono campeggi con docce e di altre strutture in tutto il mondo. Ma qui stiamo cantando le lodi del campeggio selvaggio – dormire in campagna lontano dalla folla. Senza servizi, Senza persone, senza costi, senza problemi!

[…]
Per aggiungere dell’avventura al vostro viaggio vi esorto a rinunciare al comfort del vostro hotel a cinque stelle (o del vostro ostello per i viaggi con lo zaino in spalla) per un paio di notti.


Credo che sia un’esperienza che tutti almeno una volta nella vita debbano fare.

Anche in Italia.

Basta andare fuori città, trovare un angolo abbastanza piacevole e mettersi comodi.

Per evitare problemi, si può chiedere a un contadino di dormire nel suo campo.

Difficilmente vi diranno di no.

Molto probabilmente dopo cena, vi inviteranno a guardare la TV insieme a loro e si stupiranno sentendo il vostro grabato rifiuto. Ma forse loro non sanno che lo spettacolo di una notte sotto le stelle non ha pari.

 

Viaggi in bicicletta non solo per supereroi .

23 Mar

L’Italia è il paese del Giro e dei più grandi innovatori nel mondo del ciclismo: Colnago, Bianchi, Umberto Dei, Pinarello, Campagnolo, Cinelli sono solo alcuni dei nomi che hanno trasformato il modo di intendere la bicicletta.

E gli Italiani, non a caso, sono dei grandissimi pedalatori: partendo dalle imprese di Learco Guerra e di Costante Girardengo, passando per l’eterno duello Coppi-Bartali, fino ad arrivare ad Adorni, Moser e Saronni, Bugno, Cipollini, Bugno e Ballan, la passione degli Italiani per la bicicletta è innegabile. Lo testimoniano l’interesse dei futuristi, un capolavoro del cinema come Ladri di Bicilette, meravigliose canzoni come Bellezza in bicicletta, il Bandito e il Campione, Bartali, la più scanzonata sotto questo sole e l’ultimo album dei Têtes de Bois. Ancor più lo si può vedere ogni domenica mattina, quando frotte di ciclisti in colorate tenute in poliestere invadono le strade scatenando l’ira degli automobilisti più frettolosi e intransigenti.

Ma nonostante questa passione diffusa, la bicicletta viene percepita dagli Italiani principalmente come strumento sportivo e quasi mai come mezzo di trasporto. Di conseguenza, la pratica del cicloturismo (inteso come viaggiare in bicicletta) viene vista come un’attività riservata a pochi strani individui che, con insano masochismo e senso dell’avventura, si lanciano in improbabili imprese più o meno eroiche.

È vero, viaggiare in bicicletta richiede capacità di adattamento, pazienza, resistenza e un minimo di allenamento, ma sono gli stessi prerequisiti per vedere una puntata di Porta a Porta o per svolgere un qualunque lavoro di ufficio (senza ovviamente tenere in considerazione il piacere di stare all’aria aperta e tutti gli altri vantaggi già descritti qui).

 

Noi, nel nostro piccolo, di indomiti eroi a caccia di imprese epiche ne abbiamo incontrati un po’ dappertutto, ma è soprattutto in Marocco che abbiamo conosciuto i più irriducibili: a Ouarzazate, abbiamo fatto amicizia con una giovane coppia francese che, con bimba di due anni al seguito, dopo aver attraversato il Sud Est Asiatico, adesso girava per il Nord Africa con tutta la serenità del mondo.

A Agdz una coppia di ultrasessantenni Olandesi in procinto di attraversare il deserto ci ha svelato il trucco per curare il mal di gola.

Devo ammettere che nella mia immaginazione i supereroi hanno un aspetto decisamente differente.

A proposito di grandi imprese e grandi eroi, è di oggi la notizia che la famiglia Vogel (si legga: papà, mamma e due figlioletti) ha completato il proprio viaggio in bicicletta dall’Alaska alla Patagonia. 28.000 km, 1.018 giorni sulla strada.

E se ce l’hanno fatta loro, perché non scegliere la bicicletta per la prossima vacanza?

 

Impressioni di Parigi

21 Mar

Rientrare al lavoro dopo un fine settimana nella Ville Lumiere è un’impresa.

Ritrovare la concentrazione, etc.

Poche parole, qualche foto da cliccare per vederle più in grande.

Buon Viaggio.

Processione a Notre Dame

Un altro giro del mondo a pedali: Nicolai Bangsgaard

16 Mar

Nicolai Bangsgaard è tornato in Danimarca dal suo viaggio intorno al mondo poco più di un anno fa, dopo 1.413 giorni e 62.180 km trascorsi in sella alla sua bici. In solitaria.

Durante il suo viaggio ha avuto modo di catalogare le birre del mondo e di stilare liste delle città più belle, dei migliori piatti mangiati e dei luoghi che meglio si prestano ad infinite sessioni di fotografia.

Non è dato sapere se Nicolai provenga da una famiglia benestante o se appartenga invece a quella schiera di avventurieri che, pur di esperire il planisfero nella sua interezza sulla propria pelle, sono disposti a nutrirsi di solo pane e marmellata.

Risaia vietnamita

Quello che però è sicuro è che Nicolai con la macchina fotografica ci sa fare e non poco.

Uomo in villaggio polveroso

Durante i suoi quattro anni in sella ha collezionato una serie di scatti che adesso gli permettono di guadagnarsi da vivere partecipando a conferenze e a proiezioni varie.

Di fronte a casi simili mi domando spesso quanta incoscienza ci voglia per lanciarsi in un’avventura simile e quanta ce ne voglia per trascorrere la propria vita senza averci neppure provato.

Per chi volesse seguirlo, questo è il suo sito internet, questo il suo profilo su Flickr