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Vivere senz’auto si può

10 Feb

Nell’arco dell’ultimo anno ho conosciuto un sacco di persone nuove, tutte caratterizzate da una passione viscerale nei confronti della bicicletta e di un’altrettanto viscerale voglia di cambiare il modo in cui le persone si spostano.

Con queste persone condivido anche una condizione comune: quella di chi, a un certo punto della vita, ha deciso di non possedere un’automobile e di organizzare la propria vita di conseguenza. Contrariamente a quanto si possa pensare, non è una condizione di privazione ma, anzi, di valore: leggere un libro o fare sport mentre vai da qualche parte, fare i conti alla fine del mese e scoprire che è avanzato ancora qualcosa da spendere in viaggi, vestiti o vizi vari è esattamente il tipo di valore a cui mi riferisco.

Ispirato da questa comune condizione, ho deciso di lanciare un nuovo progetto che ho chiamato “Senz’auto”. Senz’auto è un sito internet nato per diffondere la cultura del vivere senza possedere un’automobile, in modo da mostrare al maggior numero di persone non solo che è possibile farlo, ma anche che la qualità della nostra vita può aumentare notevolmente nel momento in cui decidiamo di spostarci in modo diverso.

Sono convinto che il periodo storico in cui viviamo renda necessario riconsiderare il nostro modo di utilizzare le risorse che abbiamo a disposizione e che la crisi per quanto terribile ci stia offrendo l’opportunità per liberarci da tutti quei gadget che per troppo tempo ci sembravano indispensabili per poter vivere felici e per rimettere al centro della nostra vita quello che è realmente importante: la nostra vita. Senzauto.it non vuole dispensare verità, ma insinuare qualche dubbio che generalmente non trova spazio all’interno delle principali trasmissioni televisive.


Senzauto.it è un progetto aperto a tutti coloro che vogliono raccontare come si può organizzare la propria vita senza le quattro ruote, ma anche a chi vuole lanciare sfide, fare domande o condividere riflessioni su quello che c’è e quello che manca affinché si possa finalmente passare da una società fondata sull’abuso dell’automobile a una società in cui al centro vengano messe le persone.

Questo nuovo progetto avrà un impatto importante su questo blog perché finalmente tornerà a parlare solo e soltanto di biciclette, ciclismi, di mobilità ciclistica, di cultura della bicicletta, di viaggi in bicicletta, insomma, di cicloattivismo, insomma di tutto ciò che gira attorno al mondo delle due ruote a pedali.

Ovviamente siete tutti invitati a partecipare.

Per inviare foto, testi e video, clicca qui

Mobilità sostenibile e Mobilità Nuova: questione di leadership

20 Gen

Ci sono persone che la vita ti mette continuamente di fronte, qualunque cosa tu faccia, ovunque tu vada. Barbara è una di queste. L’altro giorno parlavo con lei di politiche della mobilità, argomento su cui lei è impegnata da molti anni e la pregavo di iniziare a sostituire il concetto di “mobilità sostenibile” con quello di “Mobilità Nuova”.

Mi rendo conto che ai più possa sembrare una questione di lana caprina, ma non lo è.

Noi umani abbiamo il grande dono di dare un nome alle cose e chi vi dà il nome conserva una sorta di potere sulla cosa nominata: quando nel 2002 l’amministrazione Bush attaccò l’Afghanistan, ma invece di definire l’operazione come “aggressione ad un paese sovrano” chiamò l’operazione militare “guerra al terrorismo” allo scopo di dettare le regole del gioco e legittimare un’operazione ai limiti del diritto internazionale. Allo stesso modo, quando in Italia esplose lo scandalo dei festini ad Arcore, invece di dire che il presidente del consiglio amava circondarsi di puttane, zoccole, troie, mignotte, battone, donne di malaffare o, semplicemente, di prostitute, si iniziò a parlare delle “escort” che ruotavano attorno alla vita di Silvio Berlusconi: un’espressione edulcorata che in qualche modo sfumava di fronte all’opinione pubblica l’immagine dei presunti festini (e si dice “festini”, non “orge”).

Scegliere un’espressione piuttosto che un’altra non è solo una questione di essere al passo coi tempi e di dare l’impressione di competenza quando si apre bocca: indubbiamente e-book è più cool di “libro elettronico”, ma qui non si tratta di essere di tendenza, ma piuttosto, di crearla la tendenza.

La parola sostenibilità, spesso accompagnata dall’aggettivo “ambientale”, è un calderone che ha col tempo permesso di sdoganare qualunque cazzata che potrebbe anche solo sembrare amica dell’ambiente: sostenibili sono quindi le penne in mater-bi che sono compostabili (e le vecchie stilografiche ricaricabili allora?), i mobili usa e getta in cartone riciclato (che hanno sostituito le vecchie sedie riutilizzabili negli eventi di tendenza), le lampadine ecologiche che consumano meno ma contengono il mercurio.

Seguendo la stessa logica ecco che anche le automobili diventano “sostenibili”: sostenibile è quindi tutta la gamma FIAT perché (producendo solo motori di piccola cilindrata) è il marchio con le minori emissioni, sostenibile è la BMW perché ha sviluppato un modello di gigantesco SUV ibrido e che quindi inquina meno di un SUV a benzina, sostenibile è l’auto elettrica perché non ha emissioni (a condizione che sia alimentata da energia rinnovabile) e poco importa se la produzione e lo smaltimento delle batterie siano un problema di tutto rilievo da un punto di vista ambientale. Paradossalmente però sostenibile è anche la vecchia automobile euro 0 perché non cambiandola rinunci a consumare ulteriori risorse preziose per il pianeta, ancora di più se magari ne compensi le emissioni generate piantando qualche albero, esattamente come sostenibili sono il treno, la metropolitana, la bicicletta e il motorino.

Per intenderci, nel 2012 il governo ha inserito all’interno del Decreto Sviluppo una misura di sostegno alla mobilità sostenibile, mettendo sul piatto 140 milioni di euro di incentivi a tutti coloro che vorranno rottamare la propria auto (magari perfettamente funzionante) per comprarne una nuova a metano, gpl, ibrida o elettrica. Tutto questo mentre il finanziamento al trasporto pendolare su rotaia (che interessa 3 milioni di persone in Italia) è sempre più soggetto a tagli.

Ecco che inseguendo il mito della mobilità sostenibile, l’Italia è diventata il paese in Europa con il più alto tasso di motorizzazione (dopo il Lussemburgo) e le nostre città sono tra le più congestionate, al punto che la velocità media in città si aggira attorno ai 15 km/h, esattamente come nel ‘700.

Il dubbio quindi è che la mobilità debba essere sostenibile, non per l’ambiente o per i cittadini, ma soltanto per le solite aziende particolarmente vicine a chi siede nei palazzi del potere e gestisce le politiche della mobilità.

Ecco quindi il tema centrale di tutto: la leadership.

Fino a questo momento le politiche della mobilità nel nostro paese hanno avuto l’obiettivo di far coincidere la domanda con l’offerta: in catena di montaggio ci sono n automobili che devono essere vendute ogni anno e il governo deve trovare il giusto cavallo di troia per immetterle nel mercato (tipo quando fu smantellata la linea tramviaria di Roma per fare spazio alle automobili). Questo trend deve necessariamente essere invertito e le politiche della mobilità devono avere l’obiettivo primario di far coincidere l’offerta con la domanda e non viceversa: se i cittadini hanno bisogno di muoversi in città nel minor tempo possibile, gli amministratori hanno il dovere di trovare gli strumenti che consentano loro di farlo.

Se fino a questo momento la leadership è stata nelle mani degli operatori economici che hanno piazzato i propri prodotti ad un mercato di potenziali consumatori imponendo dei bisogni alle volte inesistenti, adesso la leadership deve passare nelle mani dei cittadini che decidono autonomamente di cosa hanno bisogno e cosa è superfluo per loro: gli amministratori avranno il compito di soddisfare queste richieste.

È per questo motivo che ritengo che il termine “mobilità sostenibile” debba essere abbandonato a favore del concetto di “mobilità nuova”. Se al centro della mobilità sostenibile viene messo il ritrovato tecnologico più avanzato da un punto di vista dei consumi e della gestione energetica, al centro della mobilità nuova deve essere messo il cittadino e i suoi bisogni: se 50 cittadini devono andare da A a B nello stesso momento, non servono 50 auto elettriche, ma un solo autobus che sia comodo, veloce, puntuale e pulito. Se questo poi sia alimentato a benzina, a carbone o a celle solari è di importanza secondaria.

Nella mobilità nuova il cittadino non è più semplicemente un consumatore di prodotti e servizi, ma diventa un portatore del diritto alla mobilità in nome del quale viene modificata la città.

“Mobilità nuova” è un concetto che è stato coniato a Reggio Emilia lo scorso ottobre in occasione degli Stati Generali della ciclabilità e della mobilità nuova, un momento in cui i cittadini si sono riuniti con gli amministratori locali per gettare le basi di uno sviluppo futuro del concetto di mobilità all’interno delle città proprio ripartendo dalle loro comuni esigenze. Il risultato è stato il Libro Rosso della Ciclabilità e della Mobilità Nuova.

 Utilizzare il termine Mobilità Nuova significa fornire legittimità al processo iniziato a Reggio Emilia e permettere che questo si possa sviluppare ulteriormente. Utilizzare il termine Mobilità Nuova significa immaginare città percorse in lungo e largo da reti di servizi pubblici, biciclette, taxi, automobili in condivisione e parcheggi di scambio all’ingresso di città organizzate secondo il concetto di massima efficienza.

A sinistra, mobilità sostenibile.
A destra, mobilità nuova.

La Mobilità Nuova non è un’utopia, ma una serie di obiettivi realizzabili anche nel breve periodo come dimostra l’esempio di Città del Messico che in soli due anni è stata trasformata da capitale mondiale del traffico in un piccolo paradiso per i pendolari, di Curitiba, metropoli brasiliana che oggi dispone di uno dei sistemi di trasporto pubblico migliori al mondo o Bogotá dove modificando le abitudini alla mobilità dei cittadini si è riusciti anche a rinnovare lo spirito civico delle persone.

Tutto quello che serve è una leadership forte e un progetto concreto.

Dare il nome  giusto a un pensiero è il primo passo per renderlo reale.

Sul concetto di Leadership: click

Pedalo perché

16 Gen

ImageUso la bici non perché odio la FIAT ma non ho il coraggio di mettere una bomba in una fabbrica di auto. Non lo faccio come gesto di grande stoicismo e sacrificio personale. Non sono neppure impegnato in un atto di protesta politica per la responsabilità dell’azienda per la gran parte dell’inquinamento prodotto in Italia.

E’ come finalmente smettere di fumare. Ti svegli una mattina e ti rendi conto che non vuoi iniziare la giornata con un’altra automobile. Fumare non è un piacere, è un business. Allo stesso modo un giorno ti rendi conto che che tu non hai bisogno della FIAT, ma sono loro ad aver bisogno di te. Hanno bisogno che tu guidi le loro auto e che li stai pagando per poterlo fare. L’auto è solo una parte della vita che è finita, niente sentimenti. Semplicemente sei passato a qualcos’altro. Da ora in poi userai i loro autobus, i loro taxi, le loro auto a noleggio solamente quando ti farà comodo. Non ci sarà bisogno di possederne una  che poi dovrai alloggiare, custodire, nutrire e assicurare e di cui dovrai prenderti cura.

Vado in bici perché fa star bene. L’aria dà una bella sensazione a contatto con il corpo, addirittura la pioggia dà una bella sensazione. Il sangue inizia a circolare nel corpo e presto questo arriva anche alla testa e – che meraviglia! – anche la testa inizia a stare bene.

Inizi a notare le cose. Guardi finché non vedi realmente. Senti suoni e odori che non sapevi neppure che esistessero e inizi a fischiettare canzoncine originali che possano accompagnare al meglio il momento. Le parole iniziano ad essere catturate in una rete di poesia dentro la tua testa. E c’è anche una bella sensazione derivante dal sapere che stai facendo una cosa di fondamentale importanza per la tua vita: ti stai spostando.

E che ti sei ripreso un pezzo della tua vita..

Libero adattamento da Nicholas Johnson, The New York Times (1973)

Il vero costo dell’automobile

19 Dic

Vi siete mai chiesti quanto costi davvero un’automobile?

Cioè, una volta che avete firmato il contratto con la concessionaria e avete pagato il costo per acquistarla fisicamente, quanto resta ancora da pagare?

Continua su www.senzauto.it

Se questa è una campagna per la sicurezza stradale

13 Dic

se non sai comunicare

Quella che vedete qui sopra è la nuova campagna per la sicurezza  stradale presentata oggi dalla fondazione ANIA e realizzata dal maestro Oliviero Toscani. Aldo Minucci, presidente dell’ANIA ha detto: “Con questa nuova campagna vogliamo far capire che, sulla strada, una guida irresponsabile può avere conseguenze drammatiche”.

Più di ogni altro, colpisce la chiosa di Oliviero Toscani:  “Questa campagna vuole rimuovere l’indifferenza che circonda il tema della incidentalità stradale, un dramma che può coinvolgere tutti. Vuole costringerci – attraverso un’immagine evocativa – a guardare in faccia la realtà: la strada può essere causa di dolore per sé e per gli altri.”

Voi che ne dite? Funziona?

Io per avere un termine di paragone ho voluto dare un’occhiata alle campagne lanciate in altre parti del mondo.

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