Archivio | ottobre, 2012

L’Assemblea Nazionale di #salvaiciclisti

17 Ott

A Reggio Emilia, dopo gli Stati Generali della Bicicletta e della Mobilità Nuova, si è tenuta una riunione all’interno del palazzo del municipio, nello stesso edificio in cui nacque la bandiera italiana. L’abbiamo chiamata “Assemblea Nazionale” giusto per richiamare lo spirito della rivoluzione francese

Lì si sono riunite una trentina di persone provenienti da tutta Italia e facenti parte del movimento #salvaiciclisti. Tra loro, c’erano alcuni dei primissimi blogger che lanciarono la campagna l’8 febbraio e altri nuovi acquisti mai visti né sentiti prima.

L’ordine del giorno era quanto mai scarno e imperniato praticamente su un unico punto che ha catalizzato l’attenzione dei presenti: il futuro di #salvaiciclisti. Ovvero, il movimento è nato a febbraio, si è evoluto passando per una manifestazione gigantesca, è riuscito a catalizzare l’attenzione dei media e dei politici, ha portato a qualche piccola, grande vittoria fino ad arrivare agli Stati Generali che, a detta dei presidenti di ANCI, FIAB e Legambiente, sono stati “il risultato dello straordinario lavoro svolto dagli attivisti di #salvaiciclisti in questi mesi”: che fare ora?

Nelle 3 ore di assemblea le proposte emerse sono state delle più disparate: c’era chi suggeriva di fondare un’associazione e chi di fondare una rivista che fungesse da trait d’union tra le diverse realtà locali e per fornire una linea d’azione nazionale, chi ha parlato di creare una fondazione per promuovere la ciclabilità a livello nazionale e fare pressione in modo continuativo sulle istituzioni, a un certo punto si è sentita persino la parola “partito”.

L’attrezzo citato da S.

A un certo punto, S. si è alzato in piedi, ha preso la parola e ha iniziato così: “Ragazzi, avete presente quegli attrezzi da cucina che servono a tagliare le patate per fare le patatine fritte? Quelle in cui ci infili dentro una patata e, premendo sulla leva, ti ritrovi dall’altra parte delle patatine pronte per essere fritte… Ecco, io qui ho la sensazione che quello che stiamo cercando di fare è prendere una grande bolla d’acqua e la stiamo infilando in questo attrezzo, con la speranza che dall’altra parte possano uscire delle patatine d’acqua, ma la cosa non potrà mai funzionare e lo sappiamo bene”.

S. aveva ragione da vendere e tutti l’abbiamo subito capito: #salvaiciclisti è un movimento con una struttura liquida e l’unico modo per dare una forma a un liquido è congelarlo.

M. ha chiuso infine ogni possibilità di discussione dicendo: “In questa sala di sono circa 30 persone e qualunque cosa dovessimo decidere, non potremmo mai essere rappresentativi degli altri 20 mila sul gruppone su Facebook o di quelli che su Facebook neppure ci stanno. Chiudiamola lì.”

Triplice fischio. Applausi.

In buona sostanza l’Assemblea Nazionale non ha prodotto granché, se non la certezza che #salvaiciclisti non muterà la propria forma e che dovrà necessariamente svilupparsi sul territorio, a livello locale, perché è lì, soprattutto, che si gioca la partita: dove l’assessore non ci vede e il sindaco non ci sente.

Un ulteriore punto di discussione ha riguardato la modifica dell’attuale sito, per renderlo meno “verticistico” e più aperto possibile alle realtà locali in modo da creare un ulteriore luogo di confronto.

Alla fine, ci siamo dati due appuntamenti: la bicifestazione nazionale del 28 aprile, per replicare l’invasione romana dell’anno scorso ai Fori Imperiali (per il 2013 si è parlato di Milano) e la creazione di un Bike Pride nazionale, una manifestazione simultanea in tutte le città italiane per viverle e conoscerle in modo diverso e scoprire che, guardandole da un sellino, sono ancora più belle.

Benvenuti nel ‘900

16 Ott

“L’automobile è sempre stata un’espressione della nostra società. E’ un mezzo che ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere. Ha aperto orizzonti che fino a qualche tempo prima erano impensabili. Ora è però necessario che le città, i Comuni facciano la loro parte per adeguare i sistemi di viabilità e i servizi per, ci auguriamo, le sempre più numerose auto e mezzi elettrici sul territorio. In questo modo i Comuni potranno creare le condizioni perché il progresso avanzi sensibilizzando anche il cittadino ad un cambio culturale sostanziale che lo proietta verso l’utilizzo di auto a basso consumo e a ridotto impatto ambientale.”

Non sono le parole di Henry Ford, pronunciate quando il positivismo e il mito del progresso erano a punto di portare il genere umano a scontrarsi con le grandi tragedie del ‘900, ma sono uscite dalla bocca di Mauro Barisone, Presidente dell’ANCI Piemonte.

Nel paese più motorizzato d’Europa (dopo il Lussemburgo), in cui ci sono due targhe per ogni patente, c’è qualcuno che ancora si augura un aumento del numero di automobili, tutto questo mentre il settore dell’auto registra il dodicesimo segno negativo consecutivo su base mensile.

Qualcuno gli dica che siamo nel terzo millennio.

Cronache dal paese perfetto.

12 Ott

Fin da bambino ho sempre amato viaggiare, scoprire posti nuovi per conoscere costumi e usanze diverse dalle mie. Ogni viaggio fatto mi ha arricchito di una qualche esperienza e mi ha fatto pensare che la vita può essere anche molto diversa da quella che i giornali e la televisione.

Sono appena tornato da un viaggio, durante il quale ho avuto modo di conoscere un paese a me sconosciuto, che pensavo che non potesse neppure esistere.

È un paese in cui la sera le persone, invece di rincoglionirsi davanti alla televisione per farsi dire quello che devono pensare, scelgono liberamente di riunirsi, magari in una bella sala del ‘700, affollandola ben oltre la propria capacità, per confrontarsi con gliamministratori della propria città, per fare presente loro cosa non va e dove si potrebbe intervenire per migliorare le cose.

Ho visto un paese in cui i politici si rivolgono ai cittadini, non per parlare, ma per ascoltare e per sentirsi dire quello che possono fare per loro. Ho visto un paese in cui i cittadini, prima di rispondere, si consultano tra loro, dopo aver chiesto il parere dei tecnici per poter offrire la migliore soluzione possibile ai propri problemi.

Ho visto un paese in cui chi si impegna non lo fa per tornaconto personale, ma perché vuole creare un posto migliore in cui vivere e far crescere i propri figli.

Il paese che ho visto non è la Turchia dove vivo da oltre un anno, ma è proprio quell’Italia che ho abbandonato perché non sopportavo più la visione di una realtà in cui per poter fare qualcosa devi prima conoscere le persone giuste e renderti ricattabile quel tanto che basta affinché qualunque tipo di cambiamento possa essere scongiurato.

L’Italia di cui sono stato testimone è quella che si è presentata lo scorso fine settimana agliStati Generali della Bicicletta di Reggio Emilia e, lunedì sera, nella sala del Circolo dei Lettori di Torino, dove, in occasione della presentazione del libro “Salva I Ciclisti: la bicicletta è politica”, nonostante Celentano avesse inchiodato quasi 10 milioni di Italiani al divano, più di un centinaio di persone, sono venute ad ascoltare e a vivere un esperimento di partecipazione attiva alla vita della politica.

Capisco lo scetticismo di chi mi legge: siete finiti sul sito del Fatto Quotidiano e avete letto dell’ennesimo mebro della giunta Formigoni arrestato, avete letto che Dell’Utri vuole fondare un nuovo partito con Berlusconi, che la consulta ha bocciato la proposta di ridurre gli stipendi ai supermanager della pubblica amministrazione e vi rifiutate di credere che qualche forma di rinnovamento possa realmente esistere.

Non solo, ma dopo aver visto le manifestazioni di piazza in Spagna, in Portogallo e in Grecia pensate anche che gli italiani non siano in grado di opporsi a qualunque forma di ingiustizia sociale.

Oppure pensate che se sono tanto entusiasta è solo perché sono coinvolto in#salvaiciclisti fin dal primissimo secondo e che vedo tutto con gli occhi di chi è innamorato. Ma qui non si sta più parlando di biciclette, di lotta al traffico o di zone 30: sto parlando di qualcosa di più grande, sto parlando di un senso di stanchezza e di rabbia che invece di degenerare in manifestazioni di protesta per chiedere la testa di chi ha sbagliato fino a questo momento, può prendere la forma di un movimento propositivo che vuole spiegare ai propri delegati all’interno delle istituzioni cosa fare, come e quando.

A Reggio Emilia e a Torino ci si è concentrati sul tema della ciclabilità, ma lo stesso esperimento avrebbe potuto riguardare altre tematiche: sanità, scuola pubblica, gestione del debito o del suolo, politica industriale.

Al momento non ho che un grandissimo sogno: spero con tutto me stesso che il modello di #salvaiciclisti  possa essere perfezionato e replicato all’infinito in mille altri ambiti, affinché siano finalmente i cittadini  facendo una sintesi delle proprie visioni individuali a stabilire le linee guida all’interno delle quali i propri rappresentanti in parlamento e nei consigli locali dovranno operare. Queste linee guide si chiamerebbero programmi di governo e sono una cosa di cui in Italia abbiamo dimenticato il significato.

Solo attraverso questo percorso potremo dare un senso al concetto di “democrazia rappresentativa” che al momento consiste quasi esclusivamente nell’andare a votare turandosi il naso e mettendo la croce sul simbolo del partito meno coinvolto in scandali e arresti e che in passato rappresentava per davvero dei valori concreti.

Lo so, sono un visionario, ma ho la netta sensazione che ce la possiamo fare perché esiste un precedente che lo dimostra e perché l’alternativa è troppo disgustosa per essere presa in considerazione. Da dove cominciamo? Innanzitutto spegnendo la televisione per smettere di perdere tempo con quei programmi che servono unicamente per tenerci occupati con un sorriso ebete stampato in faccia fino al momento di andare a dormire e poi incontrandoci con i nostri simili per parlare, non dei problemi, ma delle soluzioni, da condividere poi in rete per dar vita a una massa critica che possa creare opinione: i blog e i social media servono proprio a quello.

A chi ritiene che sia tempo sprecato perché tanto non cambia mai nulla voglio chiedere: cosa avete da perdere?

 

Ripubblicato da qui: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/12/viaggio-nel-paese-perfetto/

Lo spirito degli Stati Generali e i primi social media

4 Ott

Era l’8 Agosto 1788, Re Luigi XVI chiamava a raccolta gli Stati Generali convocando i rappresentanti dell’aristocrazia, del clero e del terzo stato per cercare di risolvere la grave crisi economica, politica e sociale che affliggeva la Francia.

Il 6 maggio 1789 il rappresentanti del terzo stato facevano saltare il banco dichiarando di essere i portavoce di tutta la nazione e non solo di una classe sociale e il 17 giugno si costituivano in Assemblea Nazionale a cui si aggiunsero presto anche i rappresentanti del clero e della nobiltà.

Da qui alla creazione di un’assemblea nazionale costituente il passo fu breve e segnò l’inizio della rivoluzione francese che portò la fine dell’antico regime.

4 ottobre 2012

Mancano poche ore alla mia partenza per Reggio Emilia dove, domani, inizieranno gli Stati Generali della Bicicletta e della Mobilità Nuova; qui si incontreranno amministratori locali, tecnici e associazioni per gettare le basi di quella che sarà la rivoluzione della mobilità negli anni a venire in Italia.

Chi legge queste mie righe potrebbe farmi notare che paragonare i due eventi è un po’ azzardato, che Reggio Emilia non è Parigi, che non c’è nessun ancient regimeda abbattere  e che ci vuole ben altro per rivoluzionare le nostre città, che sarà il solito evento da cui usciranno mille buoni propositi e pochi fatti concreti, con tante passerelle di politicanti ansiosi di rilasciare qualche intervista e dichiarazioni, perché alla fine l’Italia è quel paese in cui non cambia mai niente.

Ecco, io voglio credere che le cose stiano in maniera diversa e preferisco di gran lunga mettercela tutta per quello 0,1% di possibilità di migliorare la realtà e correre il rischio di tornarmene a casa con una cocente delusione dipinta sul viso, piuttosto che rassegnarmi da subito con cinismo all’immutabilità della realtà. Non sono mai stato bravo a rassegnarmi e se a Reggio Emilia dovessi trovare anche solo altre 100 persone con la stessa motivazione e determinazione, allora ce la potremmo fare.

Per chi non lo avesse capito, qui non si parla più di biciclette, trasporto pubblico e automobili, ma di un modo di relazionarsi all’esistente; si parla di decidere se passare le giornate dentro una scatola di latta o fuori, nel mondo, nella società, insieme agli altri, per ricominciare finalmente a parlarsi e a interagire.

Devide et Impera è la migliore sintesi per spiegare come il potere venga saldamente conservato dai tempi degli antichi Romani ad oggi. Dividi il popolo e governalo.

La televisione è uno degli strumenti che meglio si prestano a creare divisione: ognuno se ne sta in casa, seduto davanti alla propria TV a subire passivamente i consigli per gli acquisti e i messaggi stabiliti dall’editore, magari indignandosi un po’ la domenica sera guardando Report prima di andare a letto.

Internet ha stravolto questo schema e, creando socialità e interazione, è riuscito a mostrare delle crepe nelle modalità tradizionali di gestione del consenso: in Germania il Piratenpartei, solamente utilizzando la rete, è riuscito a portare 15 rappresentanti alla Camera dei Deputati di Berlino, in Italia in Movimento 5 Stelle (piaccia o no) sta facendo la stessa cosa.

Pensandoci bene, l’automobile non segue in fondo logiche molto diverse: tutte le case automobilistiche si affannano nel tentativo di riprodurre all’interno dell’abitacolo una specie di simulacro del salotto di casa, con la poltrona bella comoda, un sistema di intrattenimento, un aggeggio che ti permette di regolare la temperatura e lo schermo davanti  agli occhi da osservare con attenzione, ma soprattutto tanta tanta lamiera attorno che impedisce qualunque forma di comunicazione con l’esterno.

Ecco, rinunciare all’automobile e scegliere delle forme di mobilità nuova significa esattamente questo, cercare di abbandonare uno strumento di isolamento sociale a quattro ruote e riscoprire i più antichi social media: le strade e le piazze.

Questa è la rivoluzione che dovrà partire da Reggio Emilia.

Vado a finire di preparare la valigia.


« Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti non possa cambiare il mondo. In fondo è cosi che è sempre andata » (Margaret Mead)