Archivio | febbraio, 2013

Dubbi amletici di un ciclista al voto

19 Feb

Mancano 5 giorni alle elezioni e credo che in questa fase la cosa più normale sia sentirsi spaesati e non sapere che pesci prendere. Guardare la Tv non aiuta, leggere i giornali neppure, l’unica speranza, forse, è internet, ma occorre armarsi di pazienza e determinazione per non farsi distrarre dai milioni di informazioni che ci si presentano davanti agli occhi.

Io, dopo un anno di ciclo attivismo con #salvaiciclisti durante il quale ho cercato di portare il tema della ciclabilità nell’agenda politica, ho deciso che sarà proprio il tema della ciclabilità quello che mi porterà a scegliere il simbolo sul quale mettere la croce.

Questa settimana il portale dedicato ai trasporti, clickmobility.it, ha pubblicato uno speciale in cui ha elencato i programmi dei singoli partiti rispetto al tema della mobilità.

Per estrema sintesi, gli unici due soggetti politici che parlano, in un modo o nell’altro, di biciclette all’interno dei propri programmi sono Sinistra Ecologia e Libertà e il Movimento 5 Stelle.

SEL tratta così il tema:

Occorrono politiche di mobilità urbana sostenibile che si attuano investendo in finanziamenti mirati allo sviluppo di politiche di mobility management; rifinanziando la legge (211/92) per il trasporto rapido di massa; aumentando gli spostamenti sul trasporto pubblico urbano almeno del 30%; mettendo a disposizione biciclette per uffici pubblici, studenti, aziende; promuovendo (con una legge ordinaria nazionale) i servizi innovativi di mobilità come i taxi collettivi e il bus a chiamata, il car-sharing e il car-pooling, la mobilità ciclistica e pedonale in ambito urbano.

Il Movimento 5 Stelle, invece propone:

  • Disincentivo dell’uso dei mezzi privati motorizzati nelle aree urbane
  • Sviluppo di reti di piste ciclabili protette estese a tutta l’area urbana ed extra urbana
  • Istituzione di spazi condominiali per il parcheggio delle biciclette
  • Istituzione dei parcheggi per le biciclette nelle aree urbane
  • Introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo

Menzione d’onore va ai Radicali che a dicembre hanno adottato ufficialmente il Libro Rosso della Ciclabilità e della Mobilità Nuova, ma di cui non compare alcuna menzione all’interno del programma della lista Amnistia Giustizia Libertà. Peccato.

A questo punto (almeno per quanto mi riguarda) mi sembra che la scelta sia decisamente più facile: basta fare testa o croce.

🙂

Se qualcuno ritiene che manchi qualcosa a questo post, lo segnali nei commenti.

 

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Vivere senz’auto si può

10 Feb

Nell’arco dell’ultimo anno ho conosciuto un sacco di persone nuove, tutte caratterizzate da una passione viscerale nei confronti della bicicletta e di un’altrettanto viscerale voglia di cambiare il modo in cui le persone si spostano.

Con queste persone condivido anche una condizione comune: quella di chi, a un certo punto della vita, ha deciso di non possedere un’automobile e di organizzare la propria vita di conseguenza. Contrariamente a quanto si possa pensare, non è una condizione di privazione ma, anzi, di valore: leggere un libro o fare sport mentre vai da qualche parte, fare i conti alla fine del mese e scoprire che è avanzato ancora qualcosa da spendere in viaggi, vestiti o vizi vari è esattamente il tipo di valore a cui mi riferisco.

Ispirato da questa comune condizione, ho deciso di lanciare un nuovo progetto che ho chiamato “Senz’auto”. Senz’auto è un sito internet nato per diffondere la cultura del vivere senza possedere un’automobile, in modo da mostrare al maggior numero di persone non solo che è possibile farlo, ma anche che la qualità della nostra vita può aumentare notevolmente nel momento in cui decidiamo di spostarci in modo diverso.

Sono convinto che il periodo storico in cui viviamo renda necessario riconsiderare il nostro modo di utilizzare le risorse che abbiamo a disposizione e che la crisi per quanto terribile ci stia offrendo l’opportunità per liberarci da tutti quei gadget che per troppo tempo ci sembravano indispensabili per poter vivere felici e per rimettere al centro della nostra vita quello che è realmente importante: la nostra vita. Senzauto.it non vuole dispensare verità, ma insinuare qualche dubbio che generalmente non trova spazio all’interno delle principali trasmissioni televisive.


Senzauto.it è un progetto aperto a tutti coloro che vogliono raccontare come si può organizzare la propria vita senza le quattro ruote, ma anche a chi vuole lanciare sfide, fare domande o condividere riflessioni su quello che c’è e quello che manca affinché si possa finalmente passare da una società fondata sull’abuso dell’automobile a una società in cui al centro vengano messe le persone.

Questo nuovo progetto avrà un impatto importante su questo blog perché finalmente tornerà a parlare solo e soltanto di biciclette, ciclismi, di mobilità ciclistica, di cultura della bicicletta, di viaggi in bicicletta, insomma, di cicloattivismo, insomma di tutto ciò che gira attorno al mondo delle due ruote a pedali.

Ovviamente siete tutti invitati a partecipare.

Per inviare foto, testi e video, clicca qui

Arrendersi non è un’opzione

5 Feb

Oggi Repubblica.it se ne è uscita con una notizia che come sensazionalismo rasenta la scoperta dell’acqua calda: la bicicletta è il mezzo di trasporto più pericoloso.

La redazione Motori (non la redazione cronaca!) ha commissionato una ricerca all’Osservatotorio il Centauro-ASAPS da cui emerge che le vittime degli assassini al volante (impropriamente chiamati “pirati della strada”) sono soprattutto persone che si muovono in bicicletta. Il giornalista che riporta la notizia si guarda bene dal commentarla,[1] ma d’altronde, lavorando per una sezione che vive delle inserzioni da parte del comparto auto, sarebbe da ingenui aspettarsi che possa mettere l’accento su quanto le automobili siano pericolose per tutti coloro che non le usano: a ciascuno il suo mestiere.

Il messaggio nascosto, però, è chiaro: stai pensando di liberarti dell’auto perché costa troppo? Così poco vale la tua vita?

Ogni attore economico ha d’altronde tutto il diritto e l’interesse di (muovendosi nei limiti della legalità) influenzare l’opinione pubblica affinché il proprio prodotto venga comprato il più possibile, solo che le case automobilistiche lo fanno particolarmente bene, i portatori di interessi del mondo bici (con la consistente eccezione della FIAB a livello nazionale e di molte altre piccole o microscopiche realtà locali), non ci provano neppure:

  • I costruttori di bici pensano unicamente a vendere i propri prodotti nella speranza che i propri clienti non prendano troppo sul serio i dati sulla mortalità in bicicletta e continuino a comprare prodotti nuovi invece di rivolgersi alle ciclofficine.
  • L’Associazione di categoria dei costruttori di biciclette e accessori (ANCMA), dopo essersi fatta soffiare la storica fiera di Milano da Padova, è impegnata solo a perpetrare la propria esistenza per poter pagare lo stipendio al proprio direttore, Piero Nigrelli.
  • La Federciclismo è luogo di campagna elettorale in cui da mesi si consumano lotte di potere interne per spartirsi poltrone e lauti stipendi futuri che non portano nessun vantaggio a chi si sposta in bicicletta o a chi usa la bicicletta per sport. Tanto se i bambini di oggi non sanno andare in bici perché non possono farlo, domani i campioni in maglia azzurra li avremo naturalizzando gli immigrati clandestini sopravvissuti alle nostre strade statali e che ogni giorno macinano km e km in bici per andare e tornare dai campi di pomodori dove lavorano per 10 euro al giorno (e vinceranno sicuramente perché si sa che i negri sono più forti).
  • RCS Sport, organizzatore delle più importanti corse su strada, si limita a spremere fino all’ultima goccia gli sponsor (anzi, mi piacerebbe sapere quanto hanno preso gli amici di via Solferino dai costruttori per far mettere il bollino di #salvaiciclisti sui caschi dei corridori in gara durante l’ultima edizione del Giro), mentre finanche la Gazzetta dello Sport relega il ciclismo tra le ultime pagine del giornale.

Quindi, mentre i portatori di interessi del mondo del ciclismo italiano (un tempo il più bello del mondo) cercano di mangiarsi le ultime briciole rimaste sulla tovaglia, in Gran Bretagna il Times ha finanziato un’inchiesta del parlamento per studiare le misure necessarie per mettere in sella gli inglesi, mentre il Ministero dei trasporti britannico ha allocato 72 milioni di euro per promuovere la ciclabilità.

Mettere a confronto la situazione italiana con la situazione inglese proprio oggi fa particolarmente male: oggi è il 5 febbraio. Esattamente un anno fa in questo momento era in corso una tempesta di email tra i blogger che tre giorni dopo diedero vita a #salvaiciclisti. Eravamo pieni di speranze e qualche piccolo cambiamento forse l’abbiamo provocato. Certo, avere la sensazione di ritrovarsi a combattere contro i mulini a vento non è mai piacevole.

Però arrendersi non è un’opzione.

don quichotte

Questo blog è ovviamente a disposizione di tutti coloro che sono stati chiamati in causa in questo post per un’eventuale replica.


[1] Per correttezza segnalo anche il commento di Angelo Melone che sulla stessa testata mette doverosamente i puntini sulle i e fa notare i deficit urbanistici dei contesti in cui i ciclisti si muovono