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La bicicletta sconfigge la paura

10 Apr

Antonio-Albanese-il-ministro-della-pauraUna delle principali ossessioni della nostra società è il tema della sicurezza: viviamo con il costante timore di essere derubati, assassinati, violentati, sequestrati. Per questo motivo mettiamo le sbarre alle finestre delle nostre case, ci muniamo di costosi sistemi antifurto, ci compriamo automobili che nelle fattezze ricordano sempre più dei veicoli militari blindati e trascorriamo il nostro tempo rinchiusi all’interno di queste fortezze a quattro ruote, abbandonandole solo per entrare in casa, al lavoro o in un altro luogo protetto dal mondo esterno.

Ci sono partiti politici e programmi televisivi che hanno avuto successo perché hanno saputo fomentare la paura dei cittadini, indirizzandola contro gli stranieri, contro i rom, contro i comunisti, contro gli anarchici, contro i drogati, contro i black bloc. Per questo ci siamo ritrovati quindi con le strade vuote ma piene di telecamere, con le ronde, con i poliziotti di quartiere, in qualche caso estremo addirittura con l’esercito.

Nemmeno a dirlo, tutte queste misure non hanno fatto altro che aumentare la percezione della paura che si alimenta nella solitudine perché più sei isolato dagli altri e più ti senti vulnerabile e indifeso.

Poi un giorno scopri che a Ferrara i cittadini hanno deciso di smettere di aspettare che il sindaco, il questore o il ministro dell’interno prenda i mano la situazione e hanno fatto la cosa più logica: hanno ripreso il controllo del territorio. I cittadini una sera si sono dati appuntamento in piazza, in bicicletta e hanno dato vita a una critical mass lungo le vie del degrado urbano, passando per i luoghi dove si consuma abitualmente lo spaccio di droga allo scopo di disturbarne le dinamiche.

nuova_ferrara

Forse è presto per dirlo, ma la cosa sembra stia funzionando.

Il caso ferrarese ci lascia una lezione importante: il degrado e la criminalità si sviluppano laddove nessuno guarda, dove manca lo sguardo vigile della cittadinanza. Se vogliamo che le nostre strade non siano ostaggio di malintenzionati, allora dobbiamo riempirle di persone per bene pronte a vigilare e a portare avanti il buon esempio. Questa azione non può essere delegata né lasciata ad altri, magari osservandola dal divano di casa attraverso il tubo catodico o dal finestrino della nostra macchina.

Occorre uscire in strada, tutti insieme per poi magari scoprire che i nostri vicini di casa hanno molte cose in comune con noi, che di lui ci possiamo fidare e che i nostri sguardi congiunti hanno il potere di tenere alla larga quei brutti ceffi che si muovono per il quartiere.

Anche per questo, la bicicletta è rivoluzionaria.

 

La mobilità che nutre le ecomafie

4 Lug

I centri commerciali sono quei luoghi in cui vengono riprodotte le forme e le strutture tipiche dei centri urbani, ma con un grande vantaggio: sono relativamente vicini alle città, sono accessibili con l’automobile e dispongono di un ampio parcheggio.

Oltre all’ampio parcheggio disponibile, i centri commerciali hanno il punto di forza di poter garantire prezzi più vantaggiosi rispetto alle botteghe dei centri urbani grazie alle economie di scala che riescono a generare e grazie ad accordi più favorevoli con i produttori.

La diffusione dell’automobile nel nostro paese come altrove ha portato ad un moltiplicarsi di centri commerciali, sempre più grandi e sempre più attrezzati per accogliere ed intrattenere il pubblico con parchi giochi, cinema, sale bingo e, ovviamente, supermercati, ristoranti, gioiellerie, etc. Ma nel nostro paese, così come altrove, la diffusione dei centri commerciali ha anche portato al progressivo svuotamento e impoverimento dei centri storici in cui i negozianti, privati della clientela abituale, sono stati costretti a chiudere le loro attività tradizionali per riciclarsi in attività meno remunerative. È il caso dei macellai, dei fruttivendoli ed ortolani, delle drogherie e dei panettieri a cui si è andata sostituendo la grande distribuzione organizzata.

Col passare del tempo, questo spostamento di risorse ha portato a un progressivo impoverimento dei centri storici e dei suoi abitanti, allo svuotamento delle tasche della classe media cittadina, a tutto favore di società multinazionali che gestiscono i centri commerciali offrendo lavori umilianti con retribuzioni misere e spartiscono dividendi tra gli azionisti: pochi ricchi privilegiati.

Oggi Legambiente ha pubblicato il rapporto 2012 sulle ecomafie con cui ha posto l’accento sul ruolo cruciale svolto dai centri commerciali nella proliferazione dei sistemi mafiosi. Non vi chiedo di andarvelo a leggere, ma solo di dare un’occhiata al fumetto realizzato per l’occasione che spiega molto bene il rapporto esistente tra centri commerciali e malavita organizzata.

<div style=”width:425px” id=”__ss_13538727″> <strong style=”display:block;margin:12px 0 4px”><a href=”http://www.slideshare.net/legambienteonlus/le-mafie-fanno-shopping-13538727&#8243; title=”Le mafie fanno shopping” target=”_blank”>Le mafie fanno shopping</a></strong>  

I nostri politici di fronte a questo rapporto si farciranno la bocca con paroloni che fanno rima con legalità, senso comune, vigilare, e diranno “non permetteremo”. Ma davvero mai nessuno di loro si permetterà di offrire una soluzione al problema, ovvero ridare vita ai centri urbani per contrastare i centri commerciali, perché questi ultimi sono il progresso.

Però se è vero quindi che i centri commerciali sono la riproduzione dei centri storici a cui si aggiunge la possibilità di parcheggiare, è anche vero che i centri commerciali sono diventati inaccessibili proprio a causa del traffico spropositato che riescono ad attirare richiedendo delle vere e proprie partenze intelligenti per andare a fare la spesa o a prendere un po’ di fresco nella stagione calda.

A questo punto viene da chiedersi: ma perché dobbiamo condannarci a fare code chilometriche per passare delle ore in luoghi artificiali costruiti coi soldi della ‘ndrangheta, della camorra e della mafia e che impoveriscono la società, se possiamo fare la stessa cosa in centro in città godendo di un patrimonio architettonico che un non-luogo artificiale, invece, non è in grado di offrirci?

I nostri centri storici sono serviti da mezzi pubblici e sono raggiungibili in bicicletta. Ritornare ad utilizzare la bicicletta significa anche ridare vita alle piccole economie dei nostri centri urbani ed aumentare la coesione sociale, alla faccia di mafiosi, politici e palazzinari che hanno gozzovigliato sulle diseconomie generate da una mobilità fondata sul mito dell’automobile.

Anche per questo la bicicletta è politica.

#salvaiciclisti, terza settimana

29 Feb

Oggi la campagna #salvaiciclisti compie tre settimane di vita, tre settimane di vita intensa e memorabili.

Tagliamo questo traguardo con la grande soddisfazione di essere riusciti a raggiungere alcuni degli obiettivi prefissati: dopo che il ddl “salvaiciclisti” è arrivato in Parlamento, la fase 2, ovvero quella rivolta ai sindaci delle città, continua a raccogliere adesioni.

Dopo il Sindaco di Milano Pisapia e quella e del Sindaco di Firenze Renzi, anche Bologna e Roma hanno sciolto le proprie riserve e ieri hanno comunicato l’adesione alla campagna, seppure in modo un po’ ambiguo.

Dalle colonne del proprio blog, l’Assessore alla mobilità del Comune di Roma, Visconti ha infatti annunciato che “Roma Capitale aderisce e promuove la campagna “Salva ciclisti” lanciata dal Times di Londra “ (il neretto è di Visconti).

Il Comune di Bologna ha invece preferito un più formale comunicato stampa, ma anche qui si parla esclusivamente di supporto agli 8 punti del Manifesto del Times.

In entrambi i casi le amministrazioni locali stanno dimostrando di essere troppo concentrate sulla stampa straniera e troppo poco su quanto avviene sul territorio, giacché sembra che non si siano accorti della valanga di mail inviata loro attraverso l’operazione “Caro Sindaco, #salvaiciclisti” con cui chiedevamo l’attuazione a livello locale di 10 punti dedicati alla tutela delle utenze deboli della strada. Perché?

Certo, gli 8 punti del Manifesto del Times sono facilmente condivisibili da parte delle amministrazioni locali perché non comportano nessun impegno: si tratta  semplicemente di supportare la creazione dell’ennesimo atto legislativo che sarà poi facile disattendere, esattamente come accaduto alla Legge 366/98 sulla Mobilita Sostenibile Ciclabile.

Evidentemente è in corso un problema di comunicazione: i cittadini parlano di una cosa, i giornalisti ne amplificano la voce, chi dovrebbe ascoltarli fa finta di niente e, invece di rispondere alle richieste,  si lascia andare a delle azioni di distrazione cercando malamente di mettere a tacere il dissenso.

L’Assessore Maran del Comune di Milano, invece, ieri ha dimostrato ancora una volta un’incredibile attenzione per tutto quanto avviene nella sua città commentando un video su Facebook di un cittadino che si lamentava delle condizioni di una pista ciclabile in centro:

Le altre grandi città tacciono.

I problemi nelle nostre città ci sono e sono evidenti: ieri un gruppo di parlamentari sostenitori di #salvaiciclisti e un drappello di blogger si sono trovati in pieno centro a Roma per rilevare la velocità delle auto davanti ai Fori Imperiali davanti alle telecamere di diverse testate. Il video lo trovate qui.

A conclusione della giornata i Parlamentari sostenitori di #salvaiciclisti hanno annunciato che scriveranno una lettera al Ministro delle Infrastrutture, Passera, per convincere il governo a iniziare un percorso esecutivo il prima possibile per rimettere l’Italia al passo dei paesi più moderni e già ciclabili, come Olanda e Danimarca.

Dall’estero intanto arrivano degli interessanti spunti di riflessione da parte di esponenti della Chiesa Cattolica (in Austria e negli Stati Uniti) che stanno lanciando la proposta sovversiva di iniziare a ripensare la dipendenza delle nostre società dall’automobile. Che possano avere ragione?

In tre settimane di vita il gruppo su Facebook dove si contano le adesioni e si scambiano idee per il prosieguo della campagna è arrivato a quota 8.500 adesioni

Chiunque volesse sostenere #salvaiciclisti può farlo unendosi agli altri 8.500 sul gruppo su Facebook, oppure può utilizzare l’hashtag #salvaiciclisti in tutte le proprie comunicazioni su Twitter.

Tutti gli  aggiornamenti li trovate sulla pagina: facebook.com/salvaiciclisti

#salvaiciclisti: editore cercasi

25 Feb

Uno dei più grandi dibattiti del pensiero economico riguarda il conflitto tra il concetto di efficienza nel settore pubblico e il concetto di efficienza nel settore privato.  Molti considerano il settore pubblico tendenzialmente inefficiente in quanto soggetto a troppe pressioni (budget insufficienti, interessi politici contrastanti, perdita di consensi) ed interessi che impediscono il raggiungimento di un obiettivo, quale che sia.

Il caso dell’e-book sulla sicurezza dei ciclisti in città presentato ieri pomeriggio dal Comune di Milano ne è un esempio lampante: nel pur encomiabile tentativo di dar vita ad un oggetto di comunicazione capace di migliorare la vita dei cittadini della metropoli lombarda, il prodotto che ne è uscito è eccessivamente modesto e di una prudenza sconcertante. Per intenderci, le 25 pagine dell’e-book sono state così suddivise: 2 pagine dedicate alla memoria del piccolo Giacomo Scalmani, martire della sbadataggine, 14 pagine che tipizzano le possibili situazioni di rischio per il ciclista urbano, 2 pagine di approfondimento sul codice della strada e ben 5 pagine che elencano le sanzioni in cui può incorrere il ciclista trovato in contravvenzione (ivi inclusi i 94 € di multa per chi circola senza pneumatici).

Nessuna menzione invece alla scelta degli pneumatici e relativa pressione, non una parola sul concetto di manutenzione della bicicletta, nessun accenno al significato dei cartelli stradali, né su come relazionarsi agli altri utenti della strada o su come comportarsi in caso di incidente.

Un’azienda privata mai e poi mai si sognerebbe di realizzare e commercializzare un prodotto tanto modesto perché correrebbe il rischio di tradire la fiducia dei propri clienti e quindi di tagliarsi fuori dal mercato. Per evitare di consegnare prodotti che non siano eccellenti, le aziende private cercano (o dovrebbero farlo) di circondarsi di professionisti capaci ed esperti della materia di cui si occupano, senza il timore di incappare in problematiche quali la perdita dei consensi o delle critiche provenienti dall’opposizione o da alleati poco fedeli.

Ora, se c’è una cosa che #salvaiciclisti ha dimostrato fino a questo momento è che la bicicletta non può più essere confinata tra le pagine sportive dei quotidiani, ma è diventata parte integrante della vita di moltissime persone. La recessione e l’aumento del prezzo dei carburanti sono i segnali inequivocabili che sempre più persone si avvicineranno alla bicicletta. Queste persone devono e vogliono essere formate.

I maestri dell’economia chiamerebbero queste persone in modo abbastanza sgradevole “mercato”.

#salvaiciclisti ha dimostrato però un’altra cosa: ci sono delle persone competenti in materia di comunicazione, di mobilità e di bicicletta e che sono straordinariamente appassionate e disposte ad impegnarsi per avere città più vivibili e una migliore qualità della vita. Quello che manca sono i fondi per realizzarlo.

Capiamoci bene, non serve un benefattore, ma un editore disposto ad investire su un prodotto editoriale che #salvaiciclisti, realizzato da professionisti che la bici la vivono e la respirano tutti i giorni, che conoscono i benchmark mondiali, il codice della strada e, soprattutto, come fare a portare a casa la pelle ogni giorno.

Questo prodotto editoriale (di carta!) sarà l’inserto di un giornale, un libro o, ancora meglio, in distribuzione gratuita nelle scuole.

Si può fare?

In due giorni siamo riusciti a far parlare di bicicletta i vostri giornali mentre le strade erano coperte di neve, in nove giorni siamo riusciti ad arrivare in Parlamento, in quattordici giorni i sindaci hanno iniziato ad abbracciare apertamente la causa della sicurezza in bicicletta, credete che sarà un problema riuscire a trovare degli inserzionisti disposti a cofinanziare la pubblicazione?

Unica clausola: l’editore che si farà avanti dovrà essere disposto a sostenere attivamente la campagna #salvaiciclisti chiedendone conto periodicamente al parlamento e alle amministrazioni locali.

La bici di Fausto Brasesco

Mentre #salvaiciclisti si dedicherà a formare i ciclisti sulle buone pratiche da adottare per tornare a casa sani e salvi, i comuni potranno concentrarsi sugli altri punti della campagna #salvaiciclisti e sulla formazione degli altri utenti della strada, in modo da evitare che si verifichino nuovamente delle situazioni come quella di ieri in cui un suv ha investito e schiacciato Fausto Brasesco senza aver neppur capito come.  Per la cronaca, quello di Fausto Brasesco non è il solo incidente di ieri, c’è qualcuno che addirittura ha sparato a tre ciclisti per strada. 

Per concludere, al sindaco Pisapia e all’assessore Maran  voglio ricordare il ritornello di questa bellissima canzone.

 

Caro sindaco, #salvaiciclisti

23 Feb

Caro Sindaco,

Come avrà già avuto modo di apprendere dalle notizie degli ultimi giorni, l’Italia si posiziona al terzo posto in Europa per mortalità in bicicletta. Negli ultimi 10 anni, ben 2.556  ciclisti hanno perso la vita sulle nostre strade ed è per porre freno a questa situazione che due settimane or sono abbiamo lanciato in Italia la campagna #salvaiciclisti con cui abbiamo chiesto al Parlamento italiano l’applicazione degli 8 punti del Manifesto del Times.

In questi i giorni il Parlamento sta facendo la propria parte ed una proposta di legge sottoscritta da (quasi) tutte le forze politiche è pronta per la presentazione alla Camera e al Senato. Senza il suo preziosissimo contributo di amministratore locale, però, anche la migliore delle leggi rischia di restare lettera morta ed è per questo che siamo a chiedere la sua adesione alla campagna #salvaiciclisti per il miglioramento della sicurezza dei ciclisti nella sua città.

Aderendo a #salvaiciclisti si impegnerà quindi a:

  1. Garantire l’applicazione a livello locale degli 8 punti del Manifesto del Times per le aree di competenza comunale,
  2. Formulare le opportune strategie per incrementare almeno del 5% annuo gli spostamenti urbani in bicicletta nei giorni feriali,
  3. Contrastare il fenomeno del parcheggio selvaggio (sulle strisce pedonali, in doppia fila, in prossimità di curve ed incroci, sulle piste ciclabili),
  4. Far rispettare i limiti di velocità stabiliti per legge e istituire da subito delle “Zone 30” e “zone residenziali” nelle aree con alta concentrazione di pedoni e ciclisti,
  5. Realizzare, qualora mancante, un Piano Quadro sulla Ciclabilità o Bici Plan,
  6. Monitorare e ridisegnare i tratti più pericolosi della città per la viabilità ciclistica di comune accordo con le associazioni locali,
  7. Redigere annualmente un documento pubblico sullo stato dell’arte nel proprio comune di competenza della viabilità ciclabile indicando i risultati dell’anno appena trascorso e gli obiettivi futuri,
  8. Dotare ogni strada di nuova costruzione o sottoposta ad interventi straordinari di manutenzione straordinari con un percorso ciclabile che garantisca il pieno comfort del ciclista,
  9. Promuovere una campagna di comunicazione per sensibilizzare tutti gli utenti della strada sulle tematiche della sicurezza,
  10. Dare il buon esempio recandosi al lavoro in bicicletta per infondere fiducia nei cittadini e per monitorare personalmente lo stato della ciclabilità nella sua città

È perché riteniamo che la campagna #salvaiciclisti  sia dettata dal buon senso e da una forte dose di senso civico che chiediamo un suo contributo affinché anche in Italia il senso civico e il buon senso prendano finalmente il sopravvento.

Chiunque volesse contribuire al buon esito di questa campagna può condividere questa lettera attraverso Facebook, attraverso il proprio blog o sito, attraverso Twitter utilizzando l’hashtag  #salvaiciclisti e, ovviamente, inviandola via mail al sindaco della propria città e ai sindaci delle città capoluogo di regione.

Puoi scaricare da qui la lista degli indirizzi mail delle città capoluogo: lista.

Se non conosci l’indirizzo mail del tuo sindaco, puoi trovarlo a questo sito: link.

Il  gruppo su Facebook sta aspettando nuove idee per continuare la campagna.

Hanno  lanciato la seconda fase della campagna #salvaiciclisti:

  1. piciclisti.wordpress.com
  2. amicoinviaggio.it
  3. rotafixa.it
  4. biascagne-cicli.it
  5. nuovamobilita.wordpress.com
  6. mazzei.milano.it
  7. http://www.ediciclo.it
  8. http://www.ciclomundi.it
  9. festinalente.ztl.eu
  10. milanonmybike.blogspot.com
  11. areabici.blogspot.com
  12. greenMe.it (www.greenme.it)
  13. http://www.bicizen.it
  14. Fiab-onlus.it
  15. LifeGate.it
  16. lifeintravel.it
  17. Lucaconti.blogspot.com
  18. http://www.raggidistoria.com
  19. Associazione ciclonauti
  20. riky76omnium.wordpress.com
  21. 34×26.wordpress.com
  22. ilikebike.org
  23. rotalibra.wordpress.com
  24. mammiferobipede.wordpress.com
  25. Urbancycling.it
  26. biciebasta.com
  27. muoviequilibri.blogspot.com