Archivio | gennaio, 2013

Mobilità sostenibile e Mobilità Nuova: questione di leadership

20 Gen

Ci sono persone che la vita ti mette continuamente di fronte, qualunque cosa tu faccia, ovunque tu vada. Barbara è una di queste. L’altro giorno parlavo con lei di politiche della mobilità, argomento su cui lei è impegnata da molti anni e la pregavo di iniziare a sostituire il concetto di “mobilità sostenibile” con quello di “Mobilità Nuova”.

Mi rendo conto che ai più possa sembrare una questione di lana caprina, ma non lo è.

Noi umani abbiamo il grande dono di dare un nome alle cose e chi vi dà il nome conserva una sorta di potere sulla cosa nominata: quando nel 2002 l’amministrazione Bush attaccò l’Afghanistan, ma invece di definire l’operazione come “aggressione ad un paese sovrano” chiamò l’operazione militare “guerra al terrorismo” allo scopo di dettare le regole del gioco e legittimare un’operazione ai limiti del diritto internazionale. Allo stesso modo, quando in Italia esplose lo scandalo dei festini ad Arcore, invece di dire che il presidente del consiglio amava circondarsi di puttane, zoccole, troie, mignotte, battone, donne di malaffare o, semplicemente, di prostitute, si iniziò a parlare delle “escort” che ruotavano attorno alla vita di Silvio Berlusconi: un’espressione edulcorata che in qualche modo sfumava di fronte all’opinione pubblica l’immagine dei presunti festini (e si dice “festini”, non “orge”).

Scegliere un’espressione piuttosto che un’altra non è solo una questione di essere al passo coi tempi e di dare l’impressione di competenza quando si apre bocca: indubbiamente e-book è più cool di “libro elettronico”, ma qui non si tratta di essere di tendenza, ma piuttosto, di crearla la tendenza.

La parola sostenibilità, spesso accompagnata dall’aggettivo “ambientale”, è un calderone che ha col tempo permesso di sdoganare qualunque cazzata che potrebbe anche solo sembrare amica dell’ambiente: sostenibili sono quindi le penne in mater-bi che sono compostabili (e le vecchie stilografiche ricaricabili allora?), i mobili usa e getta in cartone riciclato (che hanno sostituito le vecchie sedie riutilizzabili negli eventi di tendenza), le lampadine ecologiche che consumano meno ma contengono il mercurio.

Seguendo la stessa logica ecco che anche le automobili diventano “sostenibili”: sostenibile è quindi tutta la gamma FIAT perché (producendo solo motori di piccola cilindrata) è il marchio con le minori emissioni, sostenibile è la BMW perché ha sviluppato un modello di gigantesco SUV ibrido e che quindi inquina meno di un SUV a benzina, sostenibile è l’auto elettrica perché non ha emissioni (a condizione che sia alimentata da energia rinnovabile) e poco importa se la produzione e lo smaltimento delle batterie siano un problema di tutto rilievo da un punto di vista ambientale. Paradossalmente però sostenibile è anche la vecchia automobile euro 0 perché non cambiandola rinunci a consumare ulteriori risorse preziose per il pianeta, ancora di più se magari ne compensi le emissioni generate piantando qualche albero, esattamente come sostenibili sono il treno, la metropolitana, la bicicletta e il motorino.

Per intenderci, nel 2012 il governo ha inserito all’interno del Decreto Sviluppo una misura di sostegno alla mobilità sostenibile, mettendo sul piatto 140 milioni di euro di incentivi a tutti coloro che vorranno rottamare la propria auto (magari perfettamente funzionante) per comprarne una nuova a metano, gpl, ibrida o elettrica. Tutto questo mentre il finanziamento al trasporto pendolare su rotaia (che interessa 3 milioni di persone in Italia) è sempre più soggetto a tagli.

Ecco che inseguendo il mito della mobilità sostenibile, l’Italia è diventata il paese in Europa con il più alto tasso di motorizzazione (dopo il Lussemburgo) e le nostre città sono tra le più congestionate, al punto che la velocità media in città si aggira attorno ai 15 km/h, esattamente come nel ‘700.

Il dubbio quindi è che la mobilità debba essere sostenibile, non per l’ambiente o per i cittadini, ma soltanto per le solite aziende particolarmente vicine a chi siede nei palazzi del potere e gestisce le politiche della mobilità.

Ecco quindi il tema centrale di tutto: la leadership.

Fino a questo momento le politiche della mobilità nel nostro paese hanno avuto l’obiettivo di far coincidere la domanda con l’offerta: in catena di montaggio ci sono n automobili che devono essere vendute ogni anno e il governo deve trovare il giusto cavallo di troia per immetterle nel mercato (tipo quando fu smantellata la linea tramviaria di Roma per fare spazio alle automobili). Questo trend deve necessariamente essere invertito e le politiche della mobilità devono avere l’obiettivo primario di far coincidere l’offerta con la domanda e non viceversa: se i cittadini hanno bisogno di muoversi in città nel minor tempo possibile, gli amministratori hanno il dovere di trovare gli strumenti che consentano loro di farlo.

Se fino a questo momento la leadership è stata nelle mani degli operatori economici che hanno piazzato i propri prodotti ad un mercato di potenziali consumatori imponendo dei bisogni alle volte inesistenti, adesso la leadership deve passare nelle mani dei cittadini che decidono autonomamente di cosa hanno bisogno e cosa è superfluo per loro: gli amministratori avranno il compito di soddisfare queste richieste.

È per questo motivo che ritengo che il termine “mobilità sostenibile” debba essere abbandonato a favore del concetto di “mobilità nuova”. Se al centro della mobilità sostenibile viene messo il ritrovato tecnologico più avanzato da un punto di vista dei consumi e della gestione energetica, al centro della mobilità nuova deve essere messo il cittadino e i suoi bisogni: se 50 cittadini devono andare da A a B nello stesso momento, non servono 50 auto elettriche, ma un solo autobus che sia comodo, veloce, puntuale e pulito. Se questo poi sia alimentato a benzina, a carbone o a celle solari è di importanza secondaria.

Nella mobilità nuova il cittadino non è più semplicemente un consumatore di prodotti e servizi, ma diventa un portatore del diritto alla mobilità in nome del quale viene modificata la città.

“Mobilità nuova” è un concetto che è stato coniato a Reggio Emilia lo scorso ottobre in occasione degli Stati Generali della ciclabilità e della mobilità nuova, un momento in cui i cittadini si sono riuniti con gli amministratori locali per gettare le basi di uno sviluppo futuro del concetto di mobilità all’interno delle città proprio ripartendo dalle loro comuni esigenze. Il risultato è stato il Libro Rosso della Ciclabilità e della Mobilità Nuova.

 Utilizzare il termine Mobilità Nuova significa fornire legittimità al processo iniziato a Reggio Emilia e permettere che questo si possa sviluppare ulteriormente. Utilizzare il termine Mobilità Nuova significa immaginare città percorse in lungo e largo da reti di servizi pubblici, biciclette, taxi, automobili in condivisione e parcheggi di scambio all’ingresso di città organizzate secondo il concetto di massima efficienza.

A sinistra, mobilità sostenibile.
A destra, mobilità nuova.

La Mobilità Nuova non è un’utopia, ma una serie di obiettivi realizzabili anche nel breve periodo come dimostra l’esempio di Città del Messico che in soli due anni è stata trasformata da capitale mondiale del traffico in un piccolo paradiso per i pendolari, di Curitiba, metropoli brasiliana che oggi dispone di uno dei sistemi di trasporto pubblico migliori al mondo o Bogotá dove modificando le abitudini alla mobilità dei cittadini si è riusciti anche a rinnovare lo spirito civico delle persone.

Tutto quello che serve è una leadership forte e un progetto concreto.

Dare il nome  giusto a un pensiero è il primo passo per renderlo reale.

Sul concetto di Leadership: click

Un presidente della repubblica in bicicletta

17 Gen

Il prossimo febbraio in Ecuador si terranno le elezioni politiche: il paese sudamericano sarà chiamato a decidere il nome del prossimo presidente della repubblica e la formazione del nuovo parlamento.

Anche in Ecuador, come in Italia è in corso una campagna elettorale serratissima in cui i diversi candidati si stanno giocando il tutto per tutto. Il presidente uscente, Rafael Correa, ha deciso di presentarsi agli elettori insieme alla propria grande passione: la bicicletta.

Lo scorso 13 novembre Correa ha attraversato le vie di Quito pedalando per presentarsi al consiglio elettorale nazionale per depositare la propria candidatura alle elezioni e da ieri gira per la rete il video ufficiale che lo ritrae senza giacca, cravatta né camicia, ma con una maglia sportiva e in sella a una bicicletta mentre ripercorre le strade del suo paese.

Al termine dei tre minuti de video arriva nella casa di una normalissima famiglia ecuadoregna e pronuncia una frase che mi ha lasciato di pietra perché mai me lo sarei aspettato in bocca ad un qualunque politico: “io sono solamente di passaggio, il potere è vostro”.

La bicicletta è un tema ricorrente ed estremamente serio per Correa, al punto che ha intitolato il suo blog Economia en bicicleta “perché l’economia sociale si fa percorrendo il paese in bici” e, ovunque si trovi, ogni mattina all’alba sale in sella alla propria bicicletta per conoscere la realtà che lo circonda ad una velocità opportuna.

Correa è l’uomo che in sei anni di mandato ha sfidato: il Fondo Monetario Internazionale e la Word Bank dichiarando illegittimo il debito internazionale ecuadoregno;  gli USA negando loro la concessione di una base aerea; la Gran Bretagna nell’affaire Assange; la Colombia schierando l’esercito in forze lungo il confine dopo un bombardamento; la chiesa cattolica durante la riforma della costituzione.

Insomma, Correa è un uomo scomodo per molti, ma nonostante questo sempre più spesso si fa ritrarre in pubblico in sella alla propria bici, segno che evidentemente non ha nulla da temere.

Voi immaginereste Berlusconi, Gasparri, Monti, Bersani, D’Alema, Casini con la stessa confidenza in giro in bici per una qualunque città?

Io, non so perché, ma proprio non ce la faccio.

Pedalo perché

16 Gen

ImageUso la bici non perché odio la FIAT ma non ho il coraggio di mettere una bomba in una fabbrica di auto. Non lo faccio come gesto di grande stoicismo e sacrificio personale. Non sono neppure impegnato in un atto di protesta politica per la responsabilità dell’azienda per la gran parte dell’inquinamento prodotto in Italia.

E’ come finalmente smettere di fumare. Ti svegli una mattina e ti rendi conto che non vuoi iniziare la giornata con un’altra automobile. Fumare non è un piacere, è un business. Allo stesso modo un giorno ti rendi conto che che tu non hai bisogno della FIAT, ma sono loro ad aver bisogno di te. Hanno bisogno che tu guidi le loro auto e che li stai pagando per poterlo fare. L’auto è solo una parte della vita che è finita, niente sentimenti. Semplicemente sei passato a qualcos’altro. Da ora in poi userai i loro autobus, i loro taxi, le loro auto a noleggio solamente quando ti farà comodo. Non ci sarà bisogno di possederne una  che poi dovrai alloggiare, custodire, nutrire e assicurare e di cui dovrai prenderti cura.

Vado in bici perché fa star bene. L’aria dà una bella sensazione a contatto con il corpo, addirittura la pioggia dà una bella sensazione. Il sangue inizia a circolare nel corpo e presto questo arriva anche alla testa e – che meraviglia! – anche la testa inizia a stare bene.

Inizi a notare le cose. Guardi finché non vedi realmente. Senti suoni e odori che non sapevi neppure che esistessero e inizi a fischiettare canzoncine originali che possano accompagnare al meglio il momento. Le parole iniziano ad essere catturate in una rete di poesia dentro la tua testa. E c’è anche una bella sensazione derivante dal sapere che stai facendo una cosa di fondamentale importanza per la tua vita: ti stai spostando.

E che ti sei ripreso un pezzo della tua vita..

Libero adattamento da Nicholas Johnson, The New York Times (1973)