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Sam Abell: maestro dell’intimità

13 Apr

Sam Abell è un fotografo della provincia americana, uno che non ama mettersi troppo in mostra, che parla a bassa voce. Per lui parlano le sue foto, capaci di raccontare storie con un solo semplicissimo fotogramma.

Tempo fa mi è capitato tra le mani un suo libro monografico Life of a Photograph, una raccolta di foto intensissime che ti fanno sembrare di essere lì presente ad assistere alla scena, per quanto banale, mentre questa si svolge.

Tutte le sue foto sono caratterizzate da una morbidezza estrema e sembrano essere lontane anni luce dal mondo della fotografia digitale e dalle immagini ipersature e super contrastate che vanno per la maggiore tra i fotografi del terzo millennio.

Indubbiamente la forza dei suoi scatti non è nei colori, ma nella capacità di ricreare atmosfere intime e geometrie rassicuranti.

Sam Abell è anche un insegnante di tecnica fotografica. Alla domanda “Cosa insegni principalmente ai tuoi studenti”, la sua risposta è stata:

  1. L’attrezzatura non conta, ciò che conta è saper comporre un’immagine.
  2. Cerca di registrare tutto. Pensa a te stesso come all’autore di un diario, fotografa tutto quello che vedi.
  3. Ribalta il tuo modo di pensare e impara a fare foto da dietro in avanti. In ogni situazione ci sono sempre almeno due immagini che possono essere inserite in uno stesso fotogramma.

E’ un vero peccato che in rete si trovi così poco sul suo lavoro.

Ecco un paio di link:

http://samabell-thephotographiclife.com/

http://digitaljournalist.org/issue0202/abell_index.htm

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Ansel Adams – la poesia del paesaggio

2 Mar

Ansel Easton Adams sta alla fotografia come Paolo Uccello sta alla pittura: il loro avvento ha radicalmente modificato il modo di intendere l’arte.

Come Paolo Uccello è stato il primo a teorizzare  l’utilizzo della prospettiva nell’arte pittorica,  così Ansel Adams è stato colui che ha trasformato in scienza esatta l’esposizione fotografica in qualunque condizione di luce e di luminanza delle superfici. La teoria delle “zone” oltre a trovare applicazione durante il momento dello scatto, è alla base anche di tutte le tecniche di postproduzione in camera oscura per migliorare il contrasto.

Ansel Adams è stato tra i fondatori del gruppo f/64, un’accolita di appassionati della fotografia che sostenevano come la foto perfetta non dovesse contenere traccia di sfocatura alcuna e quindi si dovesse utilizzare il minimo diaframma possibile.

L’insieme di queste teorie trovano applicazione pratica nella serie di paesaggi immortalati in California e Nuovo Messico dagli anni ’20 fino alla fine degli anni ’60 del XX secolo.

Nonostante siano trascorsi oltre 60 anni dalla prima pubblicazione della sua trilogia- La Fotocamera, Il Negativo, La Stampa – i suoi insegnamenti rimangono ancora validi anche nell’era digitale.

Una corretta esposizione fotografica può sembrare ridondante nell’epoca di Photoshop, ma i programmi di Adobe possono aiutare a migliorare un’immagine già buona, non certo a rendere straordinario uno scatto sovra o sottoesposto.

Per una prima infarinatura sul sistema zonale rimando alla sempre ottima wikipedia.

E per chi mastica l’inglese, ecco un documentario realizzato una ventina di anni fa dalla BBC su e insieme all’indiscusso maestro della fotografia paesaggistica, Ansel Adams.

 

Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti – Bernardo di Chartres