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Caro sindaco, #salvaiciclisti

23 Feb

Caro Sindaco,

Come avrà già avuto modo di apprendere dalle notizie degli ultimi giorni, l’Italia si posiziona al terzo posto in Europa per mortalità in bicicletta. Negli ultimi 10 anni, ben 2.556  ciclisti hanno perso la vita sulle nostre strade ed è per porre freno a questa situazione che due settimane or sono abbiamo lanciato in Italia la campagna #salvaiciclisti con cui abbiamo chiesto al Parlamento italiano l’applicazione degli 8 punti del Manifesto del Times.

In questi i giorni il Parlamento sta facendo la propria parte ed una proposta di legge sottoscritta da (quasi) tutte le forze politiche è pronta per la presentazione alla Camera e al Senato. Senza il suo preziosissimo contributo di amministratore locale, però, anche la migliore delle leggi rischia di restare lettera morta ed è per questo che siamo a chiedere la sua adesione alla campagna #salvaiciclisti per il miglioramento della sicurezza dei ciclisti nella sua città.

Aderendo a #salvaiciclisti si impegnerà quindi a:

  1. Garantire l’applicazione a livello locale degli 8 punti del Manifesto del Times per le aree di competenza comunale,
  2. Formulare le opportune strategie per incrementare almeno del 5% annuo gli spostamenti urbani in bicicletta nei giorni feriali,
  3. Contrastare il fenomeno del parcheggio selvaggio (sulle strisce pedonali, in doppia fila, in prossimità di curve ed incroci, sulle piste ciclabili),
  4. Far rispettare i limiti di velocità stabiliti per legge e istituire da subito delle “Zone 30” e “zone residenziali” nelle aree con alta concentrazione di pedoni e ciclisti,
  5. Realizzare, qualora mancante, un Piano Quadro sulla Ciclabilità o Bici Plan,
  6. Monitorare e ridisegnare i tratti più pericolosi della città per la viabilità ciclistica di comune accordo con le associazioni locali,
  7. Redigere annualmente un documento pubblico sullo stato dell’arte nel proprio comune di competenza della viabilità ciclabile indicando i risultati dell’anno appena trascorso e gli obiettivi futuri,
  8. Dotare ogni strada di nuova costruzione o sottoposta ad interventi straordinari di manutenzione straordinari con un percorso ciclabile che garantisca il pieno comfort del ciclista,
  9. Promuovere una campagna di comunicazione per sensibilizzare tutti gli utenti della strada sulle tematiche della sicurezza,
  10. Dare il buon esempio recandosi al lavoro in bicicletta per infondere fiducia nei cittadini e per monitorare personalmente lo stato della ciclabilità nella sua città

È perché riteniamo che la campagna #salvaiciclisti  sia dettata dal buon senso e da una forte dose di senso civico che chiediamo un suo contributo affinché anche in Italia il senso civico e il buon senso prendano finalmente il sopravvento.

Chiunque volesse contribuire al buon esito di questa campagna può condividere questa lettera attraverso Facebook, attraverso il proprio blog o sito, attraverso Twitter utilizzando l’hashtag  #salvaiciclisti e, ovviamente, inviandola via mail al sindaco della propria città e ai sindaci delle città capoluogo di regione.

Puoi scaricare da qui la lista degli indirizzi mail delle città capoluogo: lista.

Se non conosci l’indirizzo mail del tuo sindaco, puoi trovarlo a questo sito: link.

Il  gruppo su Facebook sta aspettando nuove idee per continuare la campagna.

Hanno  lanciato la seconda fase della campagna #salvaiciclisti:

  1. piciclisti.wordpress.com
  2. amicoinviaggio.it
  3. rotafixa.it
  4. biascagne-cicli.it
  5. nuovamobilita.wordpress.com
  6. mazzei.milano.it
  7. http://www.ediciclo.it
  8. http://www.ciclomundi.it
  9. festinalente.ztl.eu
  10. milanonmybike.blogspot.com
  11. areabici.blogspot.com
  12. greenMe.it (www.greenme.it)
  13. http://www.bicizen.it
  14. Fiab-onlus.it
  15. LifeGate.it
  16. lifeintravel.it
  17. Lucaconti.blogspot.com
  18. http://www.raggidistoria.com
  19. Associazione ciclonauti
  20. riky76omnium.wordpress.com
  21. 34×26.wordpress.com
  22. ilikebike.org
  23. rotalibra.wordpress.com
  24. mammiferobipede.wordpress.com
  25. Urbancycling.it
  26. biciebasta.com
  27. muoviequilibri.blogspot.com
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#salvaiciclisti, nono giorno

16 Feb

Nonostante la nostra campagna di sensibilizzazione per maggiore sicurezza sulle strade per i ciclisti, il numero dei ciclisti assassinati sulle strade italiane dall’inizio dell’anno è salito a 41: gli ultimi due in ordine di tempo sono una signora di 65 anni di Ferrara falciata da un automobile a pochi metri da casa ancora con le borse della spesa sul manubrio  e un pensionato di Boffalora Ticino anch’egli travolto da un auto su una strada sprovvista di ciclabili.

Sono notizie scomode, che vengono spesso nascoste tra le pagine di cronaca dei giornali locali, ma che si ripetono ad una velocità sconcertante. Capiamoci bene: le vittime non erano dei baldi giovani in bici da corsa, di quelli che invadono la carreggiata in gruppo e che vengono spesso accusati di prepotenza perché rallentano il traffico. Erano delle persone comuni che usavano la bici per quello che è: un mezzo di trasporto.

 Anche per loro che la campagna #salvaiciclisti non si ferma e sta ampliando sempre di più la propria portata: ieri la Repubblica ha destinato un’intera pagina alla nostra iniziativa e anche la versione on-line ha pubblicato un articolo cliccatissimo sulla rete. Proprio ieri anche il manifesto si è finalmente schierato dalla parte dei ciclisti con un articolo molto sentito a nostro sostegno. Continua anche il sostegno della Gazzetta dello Sport. Ancora nessuna notizia invece dalla Stampa di Torino: iniziamo a preoccuparci, preghiamo i familiari dei redattori di rassicurarci sulle loro condizioni di salute.

Sempre nella giornata di ieri è iniziata la raccolta di firme in Parlamento per la presentazione del disegno di legge “#salvaiciclisti” le adesioni sono buone e coinvolgono tutti gli schieramenti politici; pare che qualche buontempone abbia tirato fuori nuovamente la questione del casco obbligatorio per i ciclisti. Ad ogni modo il ddl sarà presentato domani in modo ufficiale.

Intanto le adesioni alla campagna #salvaiciclisti su Facebook hanno già raggiunto l’impressionante cifra di 5.250 adesioni, mentre su Google si contano già oltre 22.000 risultati per la stringa “#salvaiciclisti”.

Se vuoi sostenerci, puoi utilizzare l’hashtag #salvaiciclisti in tutte le tue comunicazioni su Twitter e puoi seguire e condividere gli aggiornamenti della campagna dalla pagina ufficiale su Facebook.

Chiunque abbia una telecamera o qualunque oggetto in grado di registrare video, ci si posizioni davanti, dica “salvaiciclisti” e lo invii a salvaiciclisti.video@gmail.com. Vediamo cosa ne verrà fuori.

Se poi hai una foto di qualche pista ciclabile pensata e realizzata particolarmente male, inviala a bicisnob@gmail.com

In attesa di ulteriori sviluppi, lasciamo la parola a Marta che è colei che ha reso possibile tutto questo:

#salvaiciclisti, perché abbiamo ragione

15 Feb

Alle ore 12:00 di oggi la campagna #salvaiciclisti festeggerà la prima settimana di vita.

In questi giorni sul web abbiamo ricevuto molte adesioni, personaggi dello spettacolo, giornalisti, sportivi, persone comuni,  ma contrariamente a quanto si pensi, non sono tutti ciclisti in tutina in lycra e bicicletta superleggera in carbonio.

Molti di quelli che in questi giorni stanno supportando #salvaiciclisti sono delle persone normalissime, alcuni di loro con la bicicletta in cantina ricoperta da un dito di polvere e che non si ricordano più quando l’hanno usata per l’ultima volta, ma che vorrebbero usarla ancora, se solo non avessero così paura di finire ammazzati.

Viviamo in un momento economicamente difficile: i posti di lavoro vacillano, la capacità di spesa degli Italiani sta diminuendo, si parla ufficialmente di recessione e le prospettive per il futuro non sono rosee. In molti si chiedono per quanto tempo ancora potranno permettersi di comprare della benzina che ha superato gli 1,80 €/l e che, visti l’esaurirsi delle scorte petrolifere e l’aumentare della tensione nei paesi produttori di petrolio, aumenterà necessariamente ancora. A questo poi aggiungeteci il bollo, l’assicurazione e i costi di manutenzione.

La bicicletta sta diventando la scelta obbligata per tutti coloro che fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese e che in qualche modo devono rivedere i propri costi.

Noi blogger promotori di #salvaiciclisti non stiamo chiedendo alla politica di tutelare una categoria a discapito di un’altra, stiamo chiedendo di guardare al futuro e di capire in che direzione sta andando il paese perché le città congestionate da automobili non sono il futuro che ci possiamo permettere né economicamente, né in termini di sostenibilità.

Chiediamo maggiore sicurezza perché le madri possano tornare ad accompagnare i figli a scuola in bicicletta senza paura e perché la qualità della vita di un paese si misura anche in ore pro capite trascorse nel traffico.

L’attuazione degli 8 punti del Manifesto del Times è un scelta di buon senso e di civiltà.

Ieri intanto il numero dei ciclisti morti sulle strade italiane è salito a 38.

Se vuoi aderire alla campagna #salvaiciclisti, unisci agli altri quasi 5.000 membri del gruppo su Facebook e segui gli aggiornamenti sulla pagina ufficiale. Se hai un account twitter, usa l’hashtag #salvaiciclisti in ogni tua comunicazione. Parla della campagna ovunque tu ne abbia possibilità.

Questi gli 8 punti di cui chiediamo l’attuazione:

  1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.
  2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.
  3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.
  4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.
  5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.
  6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.
  7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays
  8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.
Un paio di spunti di riflessione che rimbalzano sul gruppo di discussione su Facebook: visto che non si faranno più le olimpiadi a Roma, e se si destinasse una parte del budget previsto alla sicurezza stradale? Quanti km di piste ciclabili si possono costruire con la spesa di un solo aereo F35?

Casco obbligatorio? Risposta al Corriere

29 Set

Quando ho visto il titolo sul sito del Corriere della Sera non credevo ai miei occhi.

Il primo articolo

Il primo quotidiano nazionale ieri ha infatti dedicato un intero articolo al tema della sicurezza in bicicletta soffermandosi in particolare su due punti.

1. Uno dei problemi maggiori per la sicurezza dei ciclisti in Italia è la loro quasi invisibilità di notte. Utilizzare dei dispositivi illuminanti montati intorno alle ruote delle biciclette potrebbe essere una soluzione per salvare molte vite.

2. Il resto dei ciclisti li salviamo rendendo obbligatorio l’uso del casco.

Il corriere poi passa ai numeri: nel 2008 in Italia si sono verificati 288 morti e 14.377 ferimenti in bicicletta.

A distanza di poche ore arriva quindi un nuovo articolo che rincara la dose sull’obbligatorietà sull’uso del casco e ricorda nuovamente il numero dei caduti.

Due articoli in un giorno sul corriere a proposito di ciclabilità: un segno dell'arrivo dell'apocalisse?

Il messaggio mi sembra evidente: utilizzare la bicicletta è molto, molto pericoloso e pertanto andrebbe disincentivato. Rendere obbligatorio il casco anche per i piccoli spostamenti con il bike sharing in città è un ottimo sistema per allontanare gli italiani dalle due ruote.

Entrambi gli articoli in questione, purtroppo, si fermano qui lasciando così i propri lettori in balia di questi dati terrorizzanti senza contestualizzarli né confrontarli con altri dati. Io nel mio piccolo ne ho trovato qualcuno, vediamo se riusciamo a trarne qualche conseguenza.

Le vittime della strada in Italia ogni anno sono circa  5.000, a cui si aggiungono 300.000 feriti di cui 20.000 rimangono disabili gravi. Secondo i dati INAIL, ogni giorno 57 pedoni sono coinvolti in incidenti stradali e 2 perdono la vita; di questi il 35% viene investito sulle strisce pedonali. In totale fanno 730 pedoni morti all’anno.

In italia ci sono circa 25 milioni di biciclette, ovvero 4,4 biciclette ogni 10 abitanti.

Se facciamo quindi la proporzione tra il numero di biciclette  e la popolazione italiana (ovvero numero di pedoni) ci rendiamo conto che andare a piedi è di gran lunga più pericoloso che andare in bicicletta. e allora, perché non rendiamo obbligatorio l’uso del casco anche tra i pedoni?

Ma torniamo al macabro conteggio: 5000 morti – 288 ciclisti – 730 pedoni= 3982 morti che non andando a piedi né in bicicletta evidentemente viaggiavano in un veicolo a motore.

Fatte le dovute proporzioni ci rendiamo conto che le automobili rispetto alle biciclette causano 10 volte più morti  a parità di numero di mezzi in circolazione. La risposta al problema la conosciamo già: rendiamo obbligatorio l’uso del caschetto anche per gli automobilisti!

La soluzione per aumentare la sicurezza di tutti sulle strade è una sola: lasciare l’auto, prendere la bicicletta e iniziare a punire seriamente i pirati della strada che la fanno franca sempre e comunque.

Detto questo, vi invito  a leggere la brillante risposta della FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) all’articolo del corriere: click

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Ciclisti, padroni della strada

27 Set

Negli ultimi anni ho avuto occasione di muovermi molto, cambiare città e colleghi, conoscere gente nuova e confrontarmi spesso e volentieri su un tema molto caro agli automobilisti di ogni paese: l’arroganza dei ciclisti che si sentono padroni della strada.

Generalmente il principale problema denunciato dagli automobilisti è il senso di insicurezza derivante dalla presenza dei ciclisti sulle strade. È proprio la fragilità di questi ultimi che genera fastidio. A questo si aggiungono poi l’incoscienza, il disprezzo delle regole, l’ostruzione al traffico tipici di chi decide di usare la bicicletta.

Ho sempre trovato paradossale la logica per cui tra una bicicletta e un’automobile chi riesce a generare più pericolo sia la bicicletta, per non parlare poi del tema del traffico che seguendo questa logica sembra sia da imputare principalmente a noi arroganti ciclisti che intasiamo le arterie delle città. Mi piace chiamare questo fenomeno “paradosso dell’automobilista”.

A questo punto sono costretto ammettere che se esiste un paradosso dell’automobilista è anche un po’ merito mio che, nel mio piccolo, faccio di tutto per mantenerlo vivo.

Innanzitutto ogni volta che posso cerco di evitare le piste ciclabili.

La creazione di piste ciclabili, oltre ad essere l’unità di misura farlocca con cui un’amministrazione pubblica può dimostrare il proprio impegno nei confronti della mobilità sostenibile, nasce come diretto corollario del paradosso dell’automobilista: le strade sono state costruire per le automobili, se vuoi pedalare (perché evidentemente hai del tempo da perdere) usa la pista ciclabile.

Esempio di pista ciclabile

Pedalare su una ciclabile però significa fare i conti con pavimentazioni spesso sconnesse, con signore a spasso con il cane utilizzando guinzagli telescopici, con ostacoli più o meno fastidiosi, con veicoli parcheggiati in assoluta libertà.

Un breve ma efficace documentario sul perché non usare le ciclabili

Non  solo evito le piste ciclabili, ma una volta in strada cerco di mantenermi verso il centro della corsia: perché in prossimità del ciglio della strada si accumulano detriti potenzialmente pericolosi e perché stando più o meno in mezzo alla corsia, costringo gli automobilisti a rendersi conto della mia presenza e mi lascio una via di fuga a destra per far fronte alle emergenze. Oltretutto, pedalando verso il centro della corsia rivendico apertamente il mio diritto a usare la strada insieme a tutti gli altri veicoli, grandi o piccoli che siano.

Inoltre, ogni qual volta incontro altri ciclisti, tendo ad unirmi a loro in modo da proteggerci a vicenda, socializzare, schermarci dal vento e  renderci maggiormente visibili.

So che in questo modo creo un senso di malessere in coloro che pagano le accise sulla benzina, il bollo, l’assicurazione obbligatoria e tasse varie sullo smaltimento dei rifiuti e sulla rottamazione del veicolo. Per questo voglio chiedere scusa.

Chiedo scusa perché con la mia bicicletta rendo meno sicura la vostra guida, generando quindi traffico e rumore che rendono invivibili le vostre città. Chiedo scusa perché vi faccio arrivare tardi a tutti gli appuntamenti; chiedo scusa perché con la mia bicicletta metto a repentaglio la vostra vita e con lo sfregamento dei pattini dei freni contribuisco all’innalzamento delle polveri sottili. Chiedo scusa perché non mostro l’opportuno rispetto nei confronti di quel superbolide per cui avete rinunciato all’ultima settimana di vacanza in Agosto. Chiedo scusa per tutte quelle volte in cui la prepotenza dei miei pedali vi ha fatto sentire a disagio e per tutte le volte in cui lo farà ancora in futuro.


Ho chiesto scusa. Adesso voi potreste chiedere scusa ai vostri figli a cui avete negato il piacere di giocare a palla in strada o di andare a scuola in bicicletta. Che ne dite?

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