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Se vinceremo le elezioni

12 Set

“Se vinceremo le elezioni in tutte le città sarà istituito il limite di velocità massimo di 30 km/h”

Non è la dichiarazione del segretario di un ipotetico Partito Ciclistico Italiano, ma di Sören Bartol, portavoce per la mobilità dell’SPD, il partito socialdemocratico, al Bundestag (camera bassa del Parlamento tedesco). In un’intervista al settimanale “Welt am Sonntag” il parlamentare ha svelato questa anticipazione del programma elettorale della coalizione Grüne-SPD in vista delle elezioni del 2013.

La dichiarazione ha creato un acceso dibattito e l’attuale Ministro dei Trasporti (della CSU) ha commentato la notizia dicendo “Io voglio favorire la mobilità e non impedirla, finché io sarò ministro dei trasporti non ci sarà alcuna generalizzazione dei limiti di velocità”.

Mentre in Germania i partiti discutono sui programmi di governo, in Italia i programmi di governo non sono neppure necessari per presentarsi alle elezioni ed è così che una proposta come quella promossa dalla coalizione rosso-verde tedesca, invece di essere sostenuta a spada tratta dagli equivalenti dei Grüne e dell’SPD in Italia, viene completamente lasciata in capo ai cittadini che devono dimostrare attraverso una petizione online di essere sufficientemente numerosi per poter essere presi in considerazione alla vigilia delle elezioni.

Mi riferisco ovviamente e nuovamente, alla petizione #30elode lanciata da #salvaiciclisti e sostenuta da Legambiente e dalla FIAB. Tra pochi giorni si inaugurerà la settimana europea della mobilità sostenibile: potrebbe essere l’occasione per instaurare un dibattito nei partiti e tra i partiti per decidere in che direzione andrà il nostro paese dal punto di vista della mobilità.

Così, tanto per sapere.

Ah, la notizia non è nuova, è del 17 giugno, ma non stupitevi troppo se nessuno ve l’aveva ancora raccontato.

#30eLode è una cagata pazzesca

6 Set

Per chi ancora non lo sapesse, #30eLode è il nome della petizione che chiede al Parlamento italiano di inserire il limite di 30 km/h all’interno di tutte le aree residenziali d’Italia ad eccezione delle arterie di scorrimento, cioè nient’altro che il recepimento anche in Italia della raccomandazione del Parlamento Europeo del 27 settembre 2011.

A tre giorni dalla campagna, sono stati in molti a criticare questa proposta dicendo che “se nessuno rispetta il limite di 50 km/h, figuriamoci il limite di 30 km/h”. Chi solleva queste obiezioni ha pienamente ragione: sarebbe da ingenui pensare che un cartello in più sia in grado di modificare la realtà delle nostre strade, ma sarebbe ancora più da ingenui pensare che standosene con le mani in mano rimbrottando perché sulla strada si cade come mosche senza chiedere alla politica di fare quello che deve fare (recepire una raccomandazione del Parlamento Europeo) la situazione possa cambiare.

Una volta introdotto il limite di 30 km/h, gli amministratori locali saranno liberi di scegliere se piantare un cartello in terra e confidare nella ragionevolezza dei propri concittadini, oppure di mitigare il traffico introducendo misure di traffic calming, ovvero rotatorie, chicane obbligate, restringimenti di carreggiata che costringerebbero chi guida ad andare necessariamente piano all’interno dei centri abitati (ad eccezione delle arterie di scorrimento).

Noi italiani siamo talmente abituati a pensare male di chi ha il compito di amministrare le nostre città che neppure ci viene in mente che le cose possano essere fatte e nel modo migliore. È il caso del quartiere Mirafiori Nord di Torino e anche del Comune di Milano, dove l’assessore alla mobilità,Pierfrancesco Maran ha annunciato di voler convertire in zone 30 l’area interna alla cerchia dei Navigli, non con un cartello, ma intervenendo direttamente sulla forma e struttura delle strade interessate semplicemente spostando verso il centro della carreggiata i parcheggi per le auto, ricavando in questo modo anche delle sicure piste ciclabili.

Volendolo spiegare per immagini, con il limite di 30 km/h, le strade delle nostre città, se la petizione verrà accolta, rischiano di cambiare più o meno in questo modo (ad eccezione delle arterie di scorrimento).

Non male, vero?

Un’ulteriore obiezione che viene presentata alla petizione è che sarebbe solo un modo per i comuni di “fare cassa” sulla pelle degli automobilisti. Ma anche qui ci si sbaglia perché per la legge italiana gli autovelox fissi possono essere utilizzati solamente sulle strade di scorrimento, ovvero proprio quelli per cui la petizione chiede l’eccezione ai 30 km/h.

A tutti coloro che, invece, ritengono che trasformare una strada “normale” in una “zona 30” costi una fortuna, voglio mostrare l’esempio di quanto realizzato a Reggio Emilia con quattro spicci.

Avere Zone 30 in tutta Italia comporterà molti benefici per tutti e pochissimi svantaggi, salverebbe molte vite umane ed eviterebbe tante scocciature. Firma anche tu al link: www.change.org/30eLode

 

Post tratto già pubblicato sul mio blog sul Fatto Quotidiano con un titolo un po’ più elegante

#30eLode per chi decide con la testa e per chi decide con il cuore

4 Set

Ieri il movimento #salvaiciclisti ha lanciato una petizione online per chiedere al Parlamento di ridurre la velocità massima all’interno delle aree residenziali a 30 km/h con l’eccezione delle arterie a scorrimento veloce. 

Ho scritto e pubblicato un articolo sul mio blog sul Fatto Quotidiano spiegando le ragioni per cui ho deciso di firmare, ma leggendo i commenti, mi è stato subito chiaro che ben pochi abbiano capito di cosa si stesse realmente parlando. Mi hanno chiamato “talebano”, hanno scritto che a 30 km/h in auto si rischia di addormentarsi alla guida, che non ci sono reali differenze tra un impatto con un pedone/ciclista a 30 km/h e a 50 km/h, che spesso sono i pedoni a suicidarsi gettandosi sotto le auto.

Questo nonostante le statistiche parlino di oltre 10.000 morti tra ciclisti e pedoni in 10 anni, nonostante sia comprovato che ridurre la velocità a 30 km/h dimezzerebbe il numero dei morti sulle strade aumentando, in questo modo, il PIL nazionale dell’1%.

Bene, ci sono due modi per capire le cose, con la testa o con il cuore.

Chi è più portato a prendere le decisioni con il cuore dovrebbe guardare bene la foto qui sopra: si chiamava Alessia Calvani, 15 anni, falciata ieri a Latina da un’auto mentre attraversava la strada. Molto probabilmente se l’impatto fosse avvenuto a 30 km/h sarebbe sopravvissuta anche se con qualche ammaccatura.

Chi è portato a prendere le decisioni più con la testa può dare una lettura alla presentazione qui sotto dove si spiegano le ragioni tecniche del limite di 30 km/h e le sue implicazioni.

  

In ogni caso, voglio invitare tutti i lettori di questo blog a firmare la petizione che trovate al link: change.org/30eLode. Perché, alla fine, la strada, l’attraversiamo tutti e vogliamo tutti arrivare sani e salvi dall’altra parte.