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Marketing e bicicletta: è ora di cambiare?

22 Mag

È tempo di Giro d’Italia, in questi giorni la carovana rosa sta attraversando le strade del paese portando con se tutto quel carrozzone di auto, strutture e gadget che hanno un solo scopo: promuovere brand e prodotti di qualunque categoria merceologica ma, soprattutto, mettere in bella mostra biciclette, abbigliamento tecnico, caschi, scarpette tecniche e accessori in fibra di carbonio che non possono mancare nella cantina del ciclista grammomaniaco.

androni

Sponsor: l’importante è esserci

Le aziende spendono centinaia di migliaia di euro per apporre un piccolo logo sulla maglia del campione o per offrire alla squadra più forte delle biciclette che resteranno inquadrate per ore e ore dalle telecamere collegate in diretta da tutti i paesi del mondo.

Personalmente ho sempre trovato questa pratica di marketing estremamente sconcertante: nel mio piccolo ogni volta che mi sono ritrovato ad acquistare un prodotto per andare in bicicletta, dalla sella, al nastro per il manubrio, passando per pantaloncini col fondello e le scarpe con lo sgancio rapido, non ho mai prestato più di tanta attenzione a cosa usassero i grandi campioni, piuttosto, ho sempre cercato di sapere cosa usassero i miei amici, come si trovassero con quel prodotto e, soprattutto, cosa se ne dicesse in rete.

Essendo io un ciclista un po’ sui generis (dovendomi definire, mi sento molto simile allo stereotipo del ciclista urbano o del cicloturista) e non volendomi fidare troppo del mio fiuto, ho provato a interrogare chi conosce il settore più di me per conoscere la loro opinione. Ho posto quindi la stessa domanda a due professionisti: 

In quale direzione ritenete che si debba sviluppare il marketing del mondo bici?

Questa è la risposta di Roberto Bucci, direttore marketing di Selle Royal:

Per il settore bici, ancor di più se parliamo di una componente come la sella, credo che ad oggi abbia ancora molto valore la presentazione all’interno del punto vendita ed il supporto che il negoziante dà nella scelta del giusto prodotto. Per quello il primo step/Target tramite gli strumenti marketing è il negoziante. Ovviamente tale riflessione non si focalizza sul mercato italiano ma più su una visione globale.  Sicuramente ad oggi per questo target sono di più facile attuazione strumenti di marketing tradizionale rispetto a strumenti innovativi. In futuro dove anche per la parte componentistica il consumatore finale sarà il primo target, diventeranno man mano sempre più importanti strumenti di marketing alternativi, e con metodi non consueti.

E questa è la risposta di Paolo Coin, amministratore delegato di Padova Fiere (Expobici):

Il settore ciclo non è monolitico, si rivolge a target diversi per quanto attiene alla promozione del prodotto. Tuttavia non si tratta di un comparto industriale che abbia, neanche lontanamente, le potenzialità di spesa ad esempio del settore auto. Nell’ottica di cominciare ad esplorare le grandi potenzialità di crescita che offre in questo momento il mercato italiano, è importante che le aziende inizino ad intraprendere nuove forme di promozione da affiancare a quelle più tradizionali. Il web e i social network offrono delle incredibili possibilità, soprattutto per quanto riguarda il marketing virale, che non agisce “a pioggia” come quello tradizionale, ma che intercetta l’utente in base alle sue specifiche preferenze e inclinazioni. Si tratta di uno strumento molto adatto al prodotto bicicletta, che ha uno dei suoi punti di forza nella possibilità di personalizzazione e adattamento del mezzo alle esigenze dell’utente. Per quanto riguarda nello specifico l’Italia e le aziende che operano sul mercato italiano, riteniamo che una direzione di sviluppo della promozione sia sicuramente quella della “creazione del consenso”, quella che gli anglosassoni chiamano “advocacy advertising”. E’ una tipologia di promozione che non siamo molto abituati a mettere in campo in Italia, ma che si adatta benissimo al mondo della bicicletta. Comprare una bicicletta oggi può diventare qualcosa di più di un semplice acquisto: è anche la scelta di un modo di vivere diverso. Sarebbe importante che le aziende facessero fronte comune per promuovere questo messaggio innovativo e assolutamente trasversale a tutte le fette di mercato che compongono il settore ciclo nel suo insieme.

Per quanto tra loro contrapposte queste due visioni evidenziano un elemento comune: il marketing deve rivolgersi prima di tutto al cliente attraverso una comunicazione diretta e personalizzata attraverso il web e/o direttamente sul posto vendita.

Se ai tempi di Bartali e Coppi, Legnano e Bianchi dovevano necessariamente essere presenti nel circuito delle gare per proclamare al pubblico la propria esistenza e la qualità dei propri prodotti, oggi qualunque citrullo dotato di un pc e di una connessione internet sa benissimo che non occorre puntare su un grande marchio per avere un’ottima bici e che, viceversa, è possibile portarsi a casa dei veri e propri gioielli realizzati da grandi telaisti italiani per giunta risparmiando qualche soldo.

Non è tempo di cambiare strategia?

Una bicidea per natale

21 Nov

Manca poco più di un mese a Natale e per i più si sta avvicinando anche la sindrome da regalo compulsivo: cosa regalare alla mamma, allo zio, al nonno, al fidanzato, al fratello della suocera dell’idraulico della maestra delle elementari di nostra figlia?

Personalmente, odio fare regali a scadenza programmata (compleanni e natale), ma in alcuni casi proprio non se ne riesce a fare a meno. Il problema, poi, è cosa regalare: è necessario che sia qualcosa di gradito ma anche che non costi un patrimonio, senza però fare la figura degli spilorci.

Un vincolo mica da ridere.

Beh, per quest’anno ho trovato una cosuccia davvero niente male e che mi sento di consigliare: è la BiciAgenda 2013, ve la portate a casa con soli 10 euri e vi portate a casa anche i 365 buoni motivi per spostarsi su due ruote 365 giorni l’anno.

È il regalo perfetto per il malato di bicicletta a cui non volete regalare un telaio in acciaio inossidabile, ma anche per quello che vi ha sempre preso in giro dicendo che la bicicletta, sì, vabbè, insomma, vacci tu che sei uno sportivo.

Brevi aforismi e letture più impegnate offriranno l’occasione per far riflettere anche il più indefesso degli automobilisti sul reale valore del muoversi in bicicletta.

Se poi ritenete che il destinatario del vostro regalo meriti di più, potete accompagnare l’agenda con una copia di “Salva I Ciclisti, la bicicletta è politica”, Chiarelettere, 7,90 €.

Caro sindaco, #salvaiciclisti

23 Feb

Caro Sindaco,

Come avrà già avuto modo di apprendere dalle notizie degli ultimi giorni, l’Italia si posiziona al terzo posto in Europa per mortalità in bicicletta. Negli ultimi 10 anni, ben 2.556  ciclisti hanno perso la vita sulle nostre strade ed è per porre freno a questa situazione che due settimane or sono abbiamo lanciato in Italia la campagna #salvaiciclisti con cui abbiamo chiesto al Parlamento italiano l’applicazione degli 8 punti del Manifesto del Times.

In questi i giorni il Parlamento sta facendo la propria parte ed una proposta di legge sottoscritta da (quasi) tutte le forze politiche è pronta per la presentazione alla Camera e al Senato. Senza il suo preziosissimo contributo di amministratore locale, però, anche la migliore delle leggi rischia di restare lettera morta ed è per questo che siamo a chiedere la sua adesione alla campagna #salvaiciclisti per il miglioramento della sicurezza dei ciclisti nella sua città.

Aderendo a #salvaiciclisti si impegnerà quindi a:

  1. Garantire l’applicazione a livello locale degli 8 punti del Manifesto del Times per le aree di competenza comunale,
  2. Formulare le opportune strategie per incrementare almeno del 5% annuo gli spostamenti urbani in bicicletta nei giorni feriali,
  3. Contrastare il fenomeno del parcheggio selvaggio (sulle strisce pedonali, in doppia fila, in prossimità di curve ed incroci, sulle piste ciclabili),
  4. Far rispettare i limiti di velocità stabiliti per legge e istituire da subito delle “Zone 30” e “zone residenziali” nelle aree con alta concentrazione di pedoni e ciclisti,
  5. Realizzare, qualora mancante, un Piano Quadro sulla Ciclabilità o Bici Plan,
  6. Monitorare e ridisegnare i tratti più pericolosi della città per la viabilità ciclistica di comune accordo con le associazioni locali,
  7. Redigere annualmente un documento pubblico sullo stato dell’arte nel proprio comune di competenza della viabilità ciclabile indicando i risultati dell’anno appena trascorso e gli obiettivi futuri,
  8. Dotare ogni strada di nuova costruzione o sottoposta ad interventi straordinari di manutenzione straordinari con un percorso ciclabile che garantisca il pieno comfort del ciclista,
  9. Promuovere una campagna di comunicazione per sensibilizzare tutti gli utenti della strada sulle tematiche della sicurezza,
  10. Dare il buon esempio recandosi al lavoro in bicicletta per infondere fiducia nei cittadini e per monitorare personalmente lo stato della ciclabilità nella sua città

È perché riteniamo che la campagna #salvaiciclisti  sia dettata dal buon senso e da una forte dose di senso civico che chiediamo un suo contributo affinché anche in Italia il senso civico e il buon senso prendano finalmente il sopravvento.

Chiunque volesse contribuire al buon esito di questa campagna può condividere questa lettera attraverso Facebook, attraverso il proprio blog o sito, attraverso Twitter utilizzando l’hashtag  #salvaiciclisti e, ovviamente, inviandola via mail al sindaco della propria città e ai sindaci delle città capoluogo di regione.

Puoi scaricare da qui la lista degli indirizzi mail delle città capoluogo: lista.

Se non conosci l’indirizzo mail del tuo sindaco, puoi trovarlo a questo sito: link.

Il  gruppo su Facebook sta aspettando nuove idee per continuare la campagna.

Hanno  lanciato la seconda fase della campagna #salvaiciclisti:

  1. piciclisti.wordpress.com
  2. amicoinviaggio.it
  3. rotafixa.it
  4. biascagne-cicli.it
  5. nuovamobilita.wordpress.com
  6. mazzei.milano.it
  7. http://www.ediciclo.it
  8. http://www.ciclomundi.it
  9. festinalente.ztl.eu
  10. milanonmybike.blogspot.com
  11. areabici.blogspot.com
  12. greenMe.it (www.greenme.it)
  13. http://www.bicizen.it
  14. Fiab-onlus.it
  15. LifeGate.it
  16. lifeintravel.it
  17. Lucaconti.blogspot.com
  18. http://www.raggidistoria.com
  19. Associazione ciclonauti
  20. riky76omnium.wordpress.com
  21. 34×26.wordpress.com
  22. ilikebike.org
  23. rotalibra.wordpress.com
  24. mammiferobipede.wordpress.com
  25. Urbancycling.it
  26. biciebasta.com
  27. muoviequilibri.blogspot.com

#salvaiciclisti, seconda settimana ( @riotta ma dicevi sul serio?)

22 Feb

Oggi si chiude la seconda settimana di campagna #salvaiciclisti.

Mentre in Parlamento continua la raccolta di firme per la presentazione del disegno di legge “Salva Ciclisti” anche le amministrazioni locali stanno poco alla volta dichiarando il proprio appoggio alla nostra campagna. Il primo in assoluto ad averlo fatto è stato il Sindaco di Cernusco sul Naviglio (MI), seguito dal Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ieri ha rotto gli indugi attraverso twitter e Facebook: “Aderisco all’appello #salvaiciclisti. La sicurezza è il primo requisito per una #Milano realmente ciclabile”, ha dichiarato.

Pisapia, Sindaco di Milano

Il suo tweet è stato seguito immediatamente da una replica agghiacciante da parte di Gianni Riotta, ex direttore del TG1 e del Sole 24 Ore: “Bene Sindaco in cambio i ciclisti non arrotino noi pedoni sul marciapiede, zigzagando contromano, non fermandosi al semaforo”.

La replica di Riotta dimostra una miopia sconcertante: come è possibile che una firma tanto apprezzata del giornalismo italiano non si renda conto che la presenza di ciclisti sui marciapiedi altro non è che il segnale che le persone hanno paura di affrontare le strade delle città giacché queste sono invase da automobili che chiedono sempre più spazio laddove non ce n’è? E poi, ammesso che il buon Riotta abbia letto gli 8 punti del Manifesto del Times, in quale misura ritiene che questi possano andare a discapito della sicurezza dei pedoni nelle nostre città?

Chiedere città a misura di ciclista vuol dire chiedere città con meno traffico, maggiori spazi per le persone, meno PM10 (e quindi meno malattie cardiovascolari), maggiore sicurezza anche per i pedoni. È per questo motivo che non ci stancheremo mai di ripetere che #salvaiciclisti è una campagna di civiltà e di buon senso, non di un gruppo di persone in lotta contro un altro.

A poche ore dall’adesione di Pisapia, anche il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha fatto conoscere la propria intenzione di aderire a #salvaiciclisti. Gli altri sindaci, tacciono, ma per quanto tempo ancora?

Chi non tace, invece, sono tutti coloro che si sono iscritti al nostro gruppo su Facebook: ci stiamo organizzando in sottogruppi a livello territoriale, perché la realtà di Roma ha priorità differenti da quella di Palermo o di Bolzano e perché anche geograficamente le amministrazioni comunali devono essere stimolate in modo differente per la realizzazione di città più vivibili.

Domani intanto la proposta di legge nata dagli 8 punti del Manifesto del Times verrà presentata in Parlamento in Inghilterra, sottoscritta da 67 parlamentari. Oggi alle 18:30 una biciclettata organizzata da un coordinamento di cicloblogger londinesi passerà proprio sotto il parlamento per ricordare l’importanza della sicurezza dei ciclisti per promuovere città più vivibili.

Chiunque volesse sostenere #salvaiciclisti può farlo unendosi agli altri 6.300 sul gruppo su Facebook, oppure può utilizzare l’hashtag #salvaiciclisti in tutte le proprie comunicazioni su Twitter.

Tutti gli  aggiornamenti li trovate sulla pagina: facebook.com/salvaiciclisti

Il segreto di #salvaiciclisti

21 Feb

In questi giorni si è fatto un gran parlare della campagna #salvaiciclisti per tutto il clamore che abbiamo scatenato.

Più volte mi sono chiesto se ne sia stato capito il senso o se è stata invece interpretata come l’ennesima protesta di stampo corporativo che avviene in Italia: prima i tassisti, poi i camionisti, adesso i ciclisti…

I guru del marketing non fanno che ripetere che una campagna di comunicazione per avere successo deve individuare un sentire comune e canalizzarlo per permettere al destinatario del messaggio di identificarsi con il messaggio stesso: noi con #salvaiciclisti abbiamo messo in pratica questo insegnamento e ci siamo rivolti a tutti coloro che ogni volta che hanno letto la notizia di un ciclista assassinato sulle strade si sono visti a terra coperti da un lenzuolo bianco e accanto la propria bicicletta distrutta. Ma non solo a loro, ci siamo rivolti a tutti coloro che vedono nella buona educazione un valore sia sulle strade, sia fuori.

Da anni i media ci stanno propinando le eroiche gesta di tutti quei cafoni che grazie alla propria furberia ce l’hanno fatta: tronfi evasori fiscali, paparazzi, insultatori professionisti, donnine disposte a sposare il primo miliardario che passa per sistemarsi, ricattatori seriali, odiatori pagati, raccomandati eterni, cocainomani moralisti, uomini che non devono chiedere mai. Nonostante il modello suggerito dai media, però, credo che la maggioranza degli Italiani sappia dire ancora “per favore” e “grazie”, rispetti le file, paghi le tasse, chieda lo scontrino, non abbia mai ricevuto o dato una bustarella, ceda il posto agli anziani sugli autobus e non occupi il posto auto riservato ai disabili.

Gli italiani ben educati sono quella massa silenziosa che non viene mai mostrata in televisione perché non fa notizia: non uccide nessuno, non ruba, non urla e non protesta. Internet ha però cambiato il modo di fare informazione ed è per questo che #salvaiciclisti ha avuto un successo così improvviso e inatteso. Perché la campagna #salvaiciclisti è riuscita a canalizzare il desiderio di normalità e di buona educazione trasformando ogni singolo account di posta elettronica, di Facebook e di Twitter in un piccolo editore che convogliava lo stesso messaggio. Infatti, cosa c’è di più normale di andare in giro in bici per la propria città come facevano i nostri nonni senza il timore di essere uccisi da un autista prepotente o sbadato? Che cosa è la buona educazione se non il rispetto per le regole che ci sono e per tutti coloro che ci circondano, siano essi in sella ad una bici o a piedi sulle strisce pedonali?

Al di là della speranza che il disegno di legge “salva ciclisti” venga approvato in Parlamento e poi applicato dalle amministrazioni locali, quello che mi auguro fortemente è che i partiti politici che si sono accorti della campagna #salvaiciclisti vogliano agevolare questo disgelo dell’Italia dall’inverno della cafonaggine per facilitare l’arrivo di una primavera di normalità e di buona educazione.

La campagna #salvaiciclisti intanto prosegue: stiamo parlando attivamente con le istituzioni e stiamo lavorando ad un rilancio forte del nostro messaggio. La European Cycling Federation ha iniziato a raccontare la nostra storia in giro per l’Europa a mo’ di esempio da seguire e ci aspettiamo a breve il coinvolgimento dei principali blog europei in materia di ciclismo e ciclabilità.

Ieri non ci sono stati morti sulle strada, ma un evento ci ha lasciato ugualmente con l’amaro in bocca: la ghost bike dedicata al piccolo Giacomo, investito da un tram dopo aver cercato di evitare lo sportello di un’auto parcheggiata in doppia fila, è stata mutilata. Ci auguriamo che non sia vandalismo, ma solo un furto di qualcuno che non conoscesse il senso di quella bicicletta verniciata di bianco.

 

La ghost bike in ricordo di Giacomo Scalmani, 12 anni.


Chiunque volesse sostenere #salvaiciclisti può farlo unendosi agli altri 6.150 sul gruppo su Facebook, oppure può utilizzare l’hashtag #salvaiciclisti in tutte le proprie comunicazioni su Twitter.

Tutti gli  aggiornamenti li trovate sulla pagina: facebook.com/salvaiciclisti