Archivio | aprile, 2013

Verso Vienna

17 Apr

Ieri pomeriggio Alessandro* mi ha scritto un messaggio su Facebook che iniziava con “Ei

Per me “Ei” ha sempre avuto un significato quasi consolatorio, quando dico a qualcuno “Ei”, spesso le parole che seguono sono “non prendertela”, oppure “mi dispiace”, oppure “la prossima volta andrà meglio”. Quindi mi sono preparato mentalmente al peggio e ho chiesto:

P: “Brutte notizie?”

A: “Sei andato sul sito di Velo City?”

P: “No”

A:  “Sulla foto del tuo progetto c’è una medaglia!”

P: “ 😮  E sul tuo?”

A: “Anche sulla foto di Borracce!”

P: “Grande!!!”

A: “Cioè, ma quindi, è vero? sì c’è la medaglia, quindi è vero, no? si va a Vienna, sono frastornato.”

MuttleyAlla fine il mio progetto per la creazione di un network europeo di bike blogger per formare un gruppo di opinion leader compatto a livello internazionale con i compito di promuovere l’uso della bicicletta e le buone pratiche è piaciuto ed è stato votato da quasi 500 persone. Questo vuol dire che avrò l’occasione di presentarlo dall’11 al 14 giugno a Velo-City, la più grande e importante conferenza internazionale sul tema della ciclabilità e, chissà, magari anche trovare finanziatori disposti a realizzarlo.

Vorrei riuscire ad esprimere e condividere con voi la mia gioia, ma non mi vengono le parole. Però vorrei ringraziare e baciare ognuno di voi che mi avete sostenuto ed aiutato per arrivare a questo piccolo gigantesco traguardo, votandomi e facendomi votare dai vostri amici.

Grazie.

Grazie.

Grazie.

* Alessandro Ricci è un pazzo visionario, l’ideatore e curatore del progetto Borracce di Poesia, un sito che mescola quartine e pedali per decantare tutta la bellezza dell’andare in bicicletta. Anche lui ha presentato un progetto per Velo City che è stato tra i più votati.

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La pieghevole che cambia Milano

15 Apr

Per me, nato e cresciuto in un paesino della provincia, Milano è sempre stata una specie di mistero.

Un luogo oscuro e lontano capace di materializzarsi solo dopo molto impegno e pazienza: vivendo a quasi due chilometri dalla stazione più vicina e non avendo una bici “scassona” da lasciare senza troppa cura in prossimità del binario, arrivare a prendere il treno ha sempre significato 20 minuti buoni camminando su un rettilineo dove le macchine sfrecciano non curanti dei limiti di velocità.

Venti minuti all’andata e venti minuti al ritorno a cui si vanno ad aggiungere cinquanta minuti all’andata e cinquanta minuti al ritorno seduti in treno a recitare mentalmente le stazioni in successione come si recita un rosario o la formazione della finale dei mondiali di calcio.

Cadorna, Bovisa/Politecnico, Domodossola/Fiera, Saronno, Gerenzano/Turate, Cislago, Mozzate, Locate Varesino/Carbonate, Abbiate Guazzone, Tradate, Venegono Inferiore.

Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Materazzi, Grosso, Camoranesi, Gattuso, Pirlo, Perrotta, Totti, Toni.

Poi, arrivati a Milano, tutto si trasforma: ad aspettare c’è la metropolitana, una specie di proiettore di diapositive sotterraneo; prima si sceglie il caricatore verde, giallo, rosso, lilla o passante e, dopo aver superato il tornello, scese le scale, ci si ritrova velocemente teletrasportati in un luogo completamente differente. Ogni fermata è una diapositiva diversa, senza alcuna soluzione di continuità con quella precedente.

In ogni caso, fosse per lavoro o per piacere, per me Milano è sempre stata sinonimo di fatica.

Adesso, complici un contratto di lavoro (che mi ha riportato momentaneamente in Lombardia) e la mia enorme pigrizia, ho deciso di investire qualche soldo nell’acquisto di una nuova bici, pieghevole questa volta.

pieghevole

Brutta come il peccato, piegata come una contorsionista.

La prima cosa che mi verrebbe da dire per descriverla è che è brutta come il peccato, ma poiché ci sono dei peccati che in fondo tanto brutti non sono (penso in particolare alla gola e alla lussuria), credo che dovrei trovare una definizione migliore.

L’estetica però conta fino a un certo punto: a conti fatti ho comprato un mezzo di trasporto e non un quadro di Modigliani, uno strumento utilissimo che mi sta veramente cambiando la vita.

I 20 minuti a piedi da casa alla stazione si sono ridotti improvvisamente a 6 più il tempo necessario per chiudere e aprire la bici, la carico sul treno senza supplemento ma, soprattutto, sono riuscito a emanciparmi dall’Azienda dei Trasporti Milanesi.

Sfreccio da una parte all’altra della città senza più il bisogno di ricorrere ai mezzi pubblici: in termini economici fanno più o meno 3 euro risparmiati al giorno, ma il grande vantaggio è indubbiamente di natura umana: la Milano che conoscevo come una successione di noiosissime diapositive sempre uguali a se stesse si è trasformata in un flusso continuo di immagini, suoni, odori, vibrazioni e interazioni umane con altri ciclisti o con qualche suvnormale che non ha capito come ci si comporta in città. 😉

Con l’aiuto del mio intelligentofono riesco a muovermi con velocità e senza perdermi nella ragnatela urbanistica e ho scoperto angoli della città che mai e poi mai mi sarei sognato che potessero esistere. E se inizia a piovere o vengo colpito da un attacco acuto di  pigrizia,  piego tutto, carico sulla metro e arrivo anche nella più sperduta periferia senza vincoli di orario e senza pagare un cent in più per il trasporto della bici.

Il rischio di furto è pari a zero (grat grat) perché una volta piegata è grande come una valigia e te la puoi portare al bar, in ufficio e nei musei la puoi lasciare nel guardaroba accanto alla biglietteria.

Comunicazione di servizio

Domenica 21 Aprile a Saronno (VA) in Piazza Libertà farò da moderatore al Seminario sulla Mobilità Ciclabile organizzato da Rabici.  Qui parleremo di Zone 30, sicurezza e inquinamento; parteciperanno anche Giulietta Pagliaccio (Presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta), Matteo Dondé (Architetto Urbanista, specializzato in mobilità ciclabile) e Roberto Barin (Assessore alla Mobilità del Comune di Saronno). Noi cominciamo alle 16:00, se venite prima, vi potrete godere anche il resto della Fiera.

 

La bicicletta sconfigge la paura

10 Apr

Antonio-Albanese-il-ministro-della-pauraUna delle principali ossessioni della nostra società è il tema della sicurezza: viviamo con il costante timore di essere derubati, assassinati, violentati, sequestrati. Per questo motivo mettiamo le sbarre alle finestre delle nostre case, ci muniamo di costosi sistemi antifurto, ci compriamo automobili che nelle fattezze ricordano sempre più dei veicoli militari blindati e trascorriamo il nostro tempo rinchiusi all’interno di queste fortezze a quattro ruote, abbandonandole solo per entrare in casa, al lavoro o in un altro luogo protetto dal mondo esterno.

Ci sono partiti politici e programmi televisivi che hanno avuto successo perché hanno saputo fomentare la paura dei cittadini, indirizzandola contro gli stranieri, contro i rom, contro i comunisti, contro gli anarchici, contro i drogati, contro i black bloc. Per questo ci siamo ritrovati quindi con le strade vuote ma piene di telecamere, con le ronde, con i poliziotti di quartiere, in qualche caso estremo addirittura con l’esercito.

Nemmeno a dirlo, tutte queste misure non hanno fatto altro che aumentare la percezione della paura che si alimenta nella solitudine perché più sei isolato dagli altri e più ti senti vulnerabile e indifeso.

Poi un giorno scopri che a Ferrara i cittadini hanno deciso di smettere di aspettare che il sindaco, il questore o il ministro dell’interno prenda i mano la situazione e hanno fatto la cosa più logica: hanno ripreso il controllo del territorio. I cittadini una sera si sono dati appuntamento in piazza, in bicicletta e hanno dato vita a una critical mass lungo le vie del degrado urbano, passando per i luoghi dove si consuma abitualmente lo spaccio di droga allo scopo di disturbarne le dinamiche.

nuova_ferrara

Forse è presto per dirlo, ma la cosa sembra stia funzionando.

Il caso ferrarese ci lascia una lezione importante: il degrado e la criminalità si sviluppano laddove nessuno guarda, dove manca lo sguardo vigile della cittadinanza. Se vogliamo che le nostre strade non siano ostaggio di malintenzionati, allora dobbiamo riempirle di persone per bene pronte a vigilare e a portare avanti il buon esempio. Questa azione non può essere delegata né lasciata ad altri, magari osservandola dal divano di casa attraverso il tubo catodico o dal finestrino della nostra macchina.

Occorre uscire in strada, tutti insieme per poi magari scoprire che i nostri vicini di casa hanno molte cose in comune con noi, che di lui ci possiamo fidare e che i nostri sguardi congiunti hanno il potere di tenere alla larga quei brutti ceffi che si muovono per il quartiere.

Anche per questo, la bicicletta è rivoluzionaria.

 

Un network europeo di bike blogger

4 Apr

Attenzione: con questo post ti chiederò di votare il progetto che vorrei presentare alla prossima edizione di Velo City a Vienna. Clicca qui per votare, se invece vuoi conoscere il mio progetto, continua con la lettura.
Velo City è un evento organizzato dalla European Cyclists’ Federation che ogni anno raccoglie le migliori esperienze a livello internazionale in materia di politiche per lo sviluppo della ciclabilità. Quest’anno la conferenza si terrà dall’11 al 14 giugno e si terrà a Vienna. Oltre ai soliti tromboni e blasonati esperti a livello internazionale, l’organizzazione quest’anno ha aperto le porte anche alle nuove leve e ha indetto un premio per giovani visionari a pedali che volessero presentare il proprio progetto durante la conferenza.

Il mio progetto

Io non ci ho pensato due volte e ho lanciato la mia proposta: un network europeo di bike blogger con la missione di diffondere buone pratiche a livello internazionale e creare lo zoccolo duro per un reale spostamento dell’opinione pubblica per chiedere e ottenere città maggiormente a misura di ciclista.

In Italia abbiamo visto come pochi blogger collaborando tra loro siano riusciti a lanciare un progetto come #salvaiciclisti e a far arrivare il tema della sicurezza per chi si muove in bici sulle pagine di tutti i principali quotidiani, in parlamento, nell’agenda delle pubbliche amministrazioni di tutta Italia. Ora, provate a pensare cosa succederebbe se facessimo la stessa cosa a livello europeo: potremmo sfruttare l’esperienza di olandesi e danesi, scoprire i piccoli successi di qualche realtà locale che attraverso interventi mirati ha portato a zero il numero dei morti sulle strade o ha fatto esplodere il numero dei ciclisti.

Oggi tutte queste informazioni ci sono, ma bisogna andare a cercarsele in giro per la rete, spesso in lingue incomprensibili. Se ci fosse invece una piattaforma multilingua, l’informazione sarebbe a portata di mano di tutti.

L’idea è questa, quindi, creare una piattaforma in cui ospitare i migliori bike blogger per metterli a confronto e creare una community internazionale di cicloattivisti motivati e pronti a impegnarsi in prima persona per dare battaglia su eventuali storture in Italia come in Finlandia.

Qualche esempio

L’anno scorso il comune di Bologna vietò l’uso delle bici in caso di neve, i blogger italiani insorsero e crearono un piccolo movimento d’opinione sul web che, dopo essere rimbalzato anche sulla stampa estera, fece fare retromarcia alla giunta. Nello stesso periodo, il coinvolgimento dei blogger di tutta Europa spinse il Parlamento Europeo a votare per l’inserimento di Eurovelo nella rete delle infrastrutture strategiche transnazionale.

In questi giorni in Spagna è in fase di discussione un pacchetto di riforme che sono fortemente penalizzanti per chi si muove in bicicletta: casco obbligatorio, obbligo di viaggiare sul margine destro della carreggiata, divieto di uso di alcune tipologie di strade, divieto dell’uso della bicicletta per i minori di 14 anni non accompagnati.

I ciclisti spagnoli sono in rivolta, ma cosa succederebbe se avessero il supporto della comunità internazionale? Ecco, esattamente a questo serve il network.

L’aiuto del pubblico

Ora, io ho presentato il progetto, ma non basta, per andarlo a presentare alle teste d’uovo che saranno presenti a Vienna dovrà essere tra i 10 progetti più votati della mia categoria (ci sono 77 progetti). E per questo mi serve il vostro supporto. Serve  che votiate e facciate votare questo progetto.

Per votarlo, bisogna andare a questo link  http://velo-city2013.com/?page_id=2337&project_id=74

Sulla parte destra della pagina trovate il pulsante “VOTE NOW!”. Bisogna inserire il proprio indirizzo email e cliccare su Send your vote now. Immediatamente vi sarà inviata un’email con un link che serve a convalidare il voto.

Ah, giusto per capirci, non ci sono soldi in palio, solo un pezzo di palco dove raccontare un’idea.

Grazie per il supporto che vorrete darmi.

Vive la Velorution.