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La bicicletta che salverà il mondo

15 Dic

La bicicletta che salverà il mondo” è un teatro all’interno del quale vengono inscenate una serie di storie, ognuna delle quali ha due elementi costanti della coreografia: la bicicletta e la fame.

La fame dei coltivatori di caffè del Nicaragua oppressi dallo sfruttamento delle multinazionali; la fame degli emigrati clandestini alle nostre periferie che cercano di sopravvivere ad un mondo esterno ostile; la fame alimentata dalla produzione di biocarburanti.

Insomma, non è roba facile da digerire e da mandare giù: è un libro che fa riflettere e scoprire alcune dinamiche interessanti su come gira il mondo ma che fa anche sorridere e che lascia sempre aperta una porta sulla speranza che le cose possano cambiare. Vicino a questa porta c’è una bicicletta che, di volta in volta, rende la vita più leggera a chi la usa. Scaglione riesce a non scadere mai nel buonismo è ed ricco di piccole perle narrative, come l’emozionante discorso di Subbama, leader dei diritti civili in un’India fatta di caste:

Ci stanno portando via la terra, ci stanno allontanando dal mare. Eppure ci fanno mille promesse, premesse elettorali. Noi non vogliamo promesse. Vi dirò di più: non vogliamo soldi, non vogliamo cibo. Non vogliamo neppure le case. Non vogliamo elemosine. Vogliamo la nostra terra! Dateci la terra e noi ci prenderemo il resto! Dateci la terra, ci sfameremo e sfameremo i nostri figli! Dateci la terra e ci costruiremo le nostre case! Qui come in tutta l’India , come in tutto il mondo siamo noi donne a coltivare la terra. Siamo noi a renderla fertile e a raccogliere i suoi frutti. Eppure siamo noi donne a soffrire la fame, qui come in tutto il mondo.

Oggi chiedo il vostro voto e il vostro aiuto per ottenerne tanti. Si, voglio essere eletta per entrare in quelle istituzioni che critico e denuncio. Forse alcune di voi penseranno che sono ipocrita. Ma io mi candido perché sennò rimarremo sempre escluse. Abbiamo ricevuto tante rassicurazioni, tanti hanno detto di parlare in nome nostro, di rappresentare i nostri interessi. Ma noi donne, noi dalit, resteremo sempre all’ultimo scalino della società se non saremo in grado di parlare in prima persona, nessuno si farà davvero carico dei nostri problemi e dei nostri desideri.

Brillante in particolare è il racconto del giovane portatore d’acqua dell’Africa Occidentale che parla con la propria bici e sogna di partecipare al Tour du Faso insieme al suo eroe, Alberto Contador.

“La bicicletta che salverà il mondo” è un libro che si lascia leggere bene e che merita gli 8,90 euri del prezzo di copertina, chiudendo un occhio sulla prefazione di Francesco Moser che pedala molto meglio di come scrive.

Dal mio punto di vista si tratta di un libro perfettamente natalizio, di quelli che aiutano a ricordare la storiella del bambino partorito nella stalla e la relativa morale.

di Daniele Scaglione, La bicicletta che salverà il mondo, Infinito Edizioni.

NO BICI

25 Mag

Lo confesso, ogni volta che mi capita tra le mani un libro che parla di biciclette mi subentra un senso di nausea diffusa, certo di trovarmi davanti all’ennesimo ammasso di fogli imbrattati di cui avrei voluto volentieri fare a meno.

Non sono un patito della tecnica e ho imparato da bambino a regolare il cambio, i racconti di viaggio mi inducono sonnolenza, le imprese di Coppi, Bartali, Merckx, Pantani e compagnia pedalante non le posso più sentire, non me ne frega niente dell’evoluzione del marchio storico della Bianchi dal 1885 ad oggi, per non parlare poi delle meravigliose escursioni della rock star di turno che racconta quanto sia magnifico gironzolare per Tokyo in sella alla propria bici da tournée.

Ho accolto il “NO BICI” di Alberto Fiorillo con lo stesso scetticismo di sempre, mitigato solo dall’aspetto della copertina che richiama apertamente quella del No Logo di Naomi Klein, libro a me molto caro. Ben presto sono però rimasto meravigliato: l’autore parte con una strampalata e divertente ode all’ascensore, mezzo di trasporto in qualche modo perfetto, simbolo innegabile della condivisione degli spazi e del veicolo, ma ingiustamente trascurato dalla letteratura e dal cinema. Dall’ascensore si passa alla bicicletta e alla presa in giro di tutte le tipologie di ciclista in circolazione, per poi finire a parlare di automobile e di mobilità.

Fiorillo si lancia qui in una critica spietata di un modello di mobilità urbana inefficiente e obsoleta che mette al centro della città l’automobile, avanzando però anche proposte serie e fattive per la rivitalizzazione e riappropriazione da parte delle persone dei centri urbani. Gli strumenti utilizzati sono un’enorme quantità di dati scientifici (purtroppo spesso manchevoli di riferimenti alle fonti), elementi storici e tanta, tantissima ironia che rende la lettura divertente, interessante e mai noiosa.

Perché i limiti di velocità sono quelli che conosciamo? Perché si genera il traffico? Quali sono i maggiori pericoli per i ciclisti urbani? Sono tutte domande a cui l’autore prova e riesce a dare risposta, trovando spazio per menzionare anche il movimento #salvaiciclisti che viene presentato come il segnale che prima o poi anche le strade italiane cambieranno per diventare più europee.

Il grande pregio di “NO BICI” è indubbiamente la capacità di insinuare il dubbio che un nuovo modello di mobilità sia possibile, ma senza mai sfociare in fastidiosi integralismi. Ecco quindi un libro che strappa sorrisi e risate di continuo intervallando spunti di riflessione mai scontati, nemmeno per i più accaniti fanatici della bicicletta.

Insomma, promosso.

Alberto Fiorillo, NO BICI, Ediciclo Editore, 14 euri