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La mobilità che nutre le ecomafie

4 Lug

I centri commerciali sono quei luoghi in cui vengono riprodotte le forme e le strutture tipiche dei centri urbani, ma con un grande vantaggio: sono relativamente vicini alle città, sono accessibili con l’automobile e dispongono di un ampio parcheggio.

Oltre all’ampio parcheggio disponibile, i centri commerciali hanno il punto di forza di poter garantire prezzi più vantaggiosi rispetto alle botteghe dei centri urbani grazie alle economie di scala che riescono a generare e grazie ad accordi più favorevoli con i produttori.

La diffusione dell’automobile nel nostro paese come altrove ha portato ad un moltiplicarsi di centri commerciali, sempre più grandi e sempre più attrezzati per accogliere ed intrattenere il pubblico con parchi giochi, cinema, sale bingo e, ovviamente, supermercati, ristoranti, gioiellerie, etc. Ma nel nostro paese, così come altrove, la diffusione dei centri commerciali ha anche portato al progressivo svuotamento e impoverimento dei centri storici in cui i negozianti, privati della clientela abituale, sono stati costretti a chiudere le loro attività tradizionali per riciclarsi in attività meno remunerative. È il caso dei macellai, dei fruttivendoli ed ortolani, delle drogherie e dei panettieri a cui si è andata sostituendo la grande distribuzione organizzata.

Col passare del tempo, questo spostamento di risorse ha portato a un progressivo impoverimento dei centri storici e dei suoi abitanti, allo svuotamento delle tasche della classe media cittadina, a tutto favore di società multinazionali che gestiscono i centri commerciali offrendo lavori umilianti con retribuzioni misere e spartiscono dividendi tra gli azionisti: pochi ricchi privilegiati.

Oggi Legambiente ha pubblicato il rapporto 2012 sulle ecomafie con cui ha posto l’accento sul ruolo cruciale svolto dai centri commerciali nella proliferazione dei sistemi mafiosi. Non vi chiedo di andarvelo a leggere, ma solo di dare un’occhiata al fumetto realizzato per l’occasione che spiega molto bene il rapporto esistente tra centri commerciali e malavita organizzata.

<div style=”width:425px” id=”__ss_13538727″> <strong style=”display:block;margin:12px 0 4px”><a href=”http://www.slideshare.net/legambienteonlus/le-mafie-fanno-shopping-13538727&#8243; title=”Le mafie fanno shopping” target=”_blank”>Le mafie fanno shopping</a></strong>  

I nostri politici di fronte a questo rapporto si farciranno la bocca con paroloni che fanno rima con legalità, senso comune, vigilare, e diranno “non permetteremo”. Ma davvero mai nessuno di loro si permetterà di offrire una soluzione al problema, ovvero ridare vita ai centri urbani per contrastare i centri commerciali, perché questi ultimi sono il progresso.

Però se è vero quindi che i centri commerciali sono la riproduzione dei centri storici a cui si aggiunge la possibilità di parcheggiare, è anche vero che i centri commerciali sono diventati inaccessibili proprio a causa del traffico spropositato che riescono ad attirare richiedendo delle vere e proprie partenze intelligenti per andare a fare la spesa o a prendere un po’ di fresco nella stagione calda.

A questo punto viene da chiedersi: ma perché dobbiamo condannarci a fare code chilometriche per passare delle ore in luoghi artificiali costruiti coi soldi della ‘ndrangheta, della camorra e della mafia e che impoveriscono la società, se possiamo fare la stessa cosa in centro in città godendo di un patrimonio architettonico che un non-luogo artificiale, invece, non è in grado di offrirci?

I nostri centri storici sono serviti da mezzi pubblici e sono raggiungibili in bicicletta. Ritornare ad utilizzare la bicicletta significa anche ridare vita alle piccole economie dei nostri centri urbani ed aumentare la coesione sociale, alla faccia di mafiosi, politici e palazzinari che hanno gozzovigliato sulle diseconomie generate da una mobilità fondata sul mito dell’automobile.

Anche per questo la bicicletta è politica.

#salvaiciclisti: la bicicletta è politica.

24 Giu

Sono passati quasi 5 mesi dalla nascita della campagna #salvaiciclisti e, inevitabilmente, più passa il tempo, meno persone sanno esattamente di cosa si tratta. Leggendo qua e là su forum, gruppi e blog ho notato che esistono le più disparate interpretazioni di una campagna che in brevissimo tempo si è trasformata in un movimento di opinione destinato, passo dopo passo, a cambiare per sempre le strade italiane.

Cade quindi a fagiolo l’uscita di questo libro che si pone l’obiettivo di raccontare come è nato questo movimento e le logiche che ne stanno alla base. Oltre a raccontare la cronostoria di #salvaiciclisti dal momento del lancio dalle colonne del Times fino arrivare alla più grande bicifestazione a sostegno della ciclabilità che la storia ricordi, lo scorso 28 aprile, il libro presenta poi una breve analisi politologica del fenomeno e, quindi, una breve storia per sommi capi della bicicletta come strumento di azione politica, dal momento del suo ingresso in società fino ai giorni nostri.

Leitmotiv di tutto il libro è la logica per cui la bicicletta non è solo uno strumento di ricreazione o per la pratica sportiva, ma soprattutto un mezzo di trasporto che, in quanto tale è in grado di modificare la nostra vita e, di conseguenza, la politica. Dall’emancipazione femminile ai ciclisti rossi, dalla prima guerra mondiale, alla resistenza, passando per l’attentato a Togliatti del 1948, i Provos, Ivan Illich e arrivando alla Critical Mass è sconvolgente vedere quante volte nel corso solo dell’ultimo secolo la bicicletta abbia modificato il corso della Storia.

L’autore è Pietro Pani, ma è solo un nome di fantasia, l’italianizzazione di Peter Pan: rappresenta il reale bisogno della politica del nostro paese: il bisogno di riscoprire la forza e il coraggio che solo i giovani possiedono. Quella forza e quel coraggio senza i quali l’Italia è condannata ad una corsa a rotta di collo verso il baratro.

di Pietro Pani “Salva i Ciclisti: la bicicletta è politica“, ed. Chiarelettere. 190 pagine

Lo trovate in libreria, prezzo di copertina 7,90 euri.

Buona lettura.