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Parlando di ciclabilità a Pavia, specchio del paese

17 Mag

Una decina di giorni fa sono andato a presentare il libro Salva I Ciclisti in occasione del ciclo di eventi organizzato dai ragazzi di #salvaiciclisti Pavia. E’ stata un’esperienza fortemente formativa.

Un momento della presentazione del libro a Pavia

Per arrivare dalla stazione alla libreria Delfino nel cuore del centro storico ho avuto modo di chiacchierare un po’ con Amedeo che mi ha presentato la città e le sue dinamiche: mi ha detto che Pavia ha circa 50 mila abitanti, che l’intera città da un capo all’altro ha un raggio di 8 km, che i pedoni in piazza della Minerva per attraversare la strada devono passare sottoterra, che c’è un sistema minuscolo di Bike Sharing (che sarà ampliato) che però non usa nessuno perché per fare la tessera bisogna andare all’apposito ufficio dalle 10 alle 12 e registrarsi al servizio (impensabile per i turisti, mentre i Pavesi possono utilizzare la propria bici), che tutti i cinema del centro hanno ormai chiuso e che se ti vuoi vedere un film, l’unica speranza è andare in un multisala fuori città dove arrivarci coi mezzi è un’impresa e arrivarci in bici significa sfidare la sorte, soprattutto con il buio.

Pavia è, insomma, una città uguale a tante altre.

Ad aspettarmi alla libreria Delfino c’era un gruppetto di persone, tra queste, l’Assessore alla Mobilità, Trasporti, Sicurezza stradale, Sport, Expo, Sviluppo economico della città, Antonio Bobbio Pallavicini, un uomo di poco più di 30 anni, vestito di tutto punto, con elegantissime scarpe scamosciate, una cravatta di Yves Saint Laurent e una giacca di alta sartoria. Dopo i saluti e i convenevoli ha iniziato a guardare con curiosità la mia bicicletta pieghevole dicendo che ne aveva sentito parlare e chiedendomi se potessi portarla gratuitamente sui mezzi pubblici e quanto fosse grande/pesante una volta piegata.

Ha chiosato dicendo “ma costa una fucilata!”. Io gli ho risposto dicendo che la bici costa come circa 8 pieni della macchina, ma dura di più e di vederlo come un investimento che ti permette di risparmiare molto denaro, soprattutto se abbinato al TPL.

L’assessore ha partecipato con interesse alla presentazione ed è stato chiamato in causa più volte, alla domanda sul perché certe cose si possono fare in altri paesi e nelle nostre città no ha risposto dicendo che i tecnici del comune non sono preparati e non hanno le competenze per progettare lo sviluppo della ciclabilità, ma soprattutto, che le scelte politiche sono funzione di una cosa che si chiama consenso: bisogna dare ai cittadini quello che chiedono e se la maggioranza chiede maggiori parcheggi in centro, bisogna farli, se la maggioranza vuole poter portare i propri figli a scuola in macchina, bisogna garantire il loro diritto a poterlo fare.

Capito? Chi vince le elezioni non è chiamato a governare seguendo il buon senso per garantire un futuro migliore per il maggior numero di persone, ma deve rispettare la volontà della maggioranza, anche se la maggioranza vuole qualcosa di sbagliato e inefficiente perché non conosce alternativa.

A Pavia ho visto uno specchio del paese dove viviamo, dove giovani politici rampanti parlano di cose che non conoscono fieri di poter interpretare al meglio la mediocre ignoranza del cittadino medio che, però, non è certo chiamato a gestire più o meno grandi comunità di persone.

Il problema è che intanto anche a Pavia (come altrove) continuano gli incidenti che coinvolgono chi si muove in bici. 3 solamente tra il 14 e il 15 maggio, mentre la giunta comunale pensa solo a garantire il diritto al posto auto in città alla maggioranza dei cittadini che viene prima dell’incolumità di una sparuta minoranza di persone. Gli amici di Pavia hanno per questo lanciato una petizione rivolta al proprio sindaco, per cercare di aprirgli gli occhi. La trovate qui: http://www.change.org/it/petizioni/3-ciclisti-in-ospedale-in-2-giorni-quanto-siamo-disposti-a-tollerare

Firmarla richiede uno sforzo minimo, ma può aiutare a dare voce a chi chiede città più vivibili.

Ah, non me ne voglia l’assessore pavese: non ce l’ho con lui.

È con il paese che ce l’ho.

 

Salviamo chi #salvaiciclisti

20 Dic

Chi legge questo mio blog lo sa a memoria: #salvaiciclisti è un movimento popolare, nato dal basso e dal vasto, che non ha mai chiesto favori a nessuno ma ha sempre cercato di mettere la politica (anche la più sorda e becera) davanti ai fatti inconfutabili: sulle strade si muore e bisogna fare qualcosa.

Però la meravigliosa primavera a due ruote non si sarebbe mai potuta realizzare senza il supporto di persone all’interno delle istituzioni che hanno fatto da sponda alle istanze di noi comuni cittadini. Uno dei maggiori sostenitori delle richieste dei ciclisti italiani è stato Francesco Ferrante, senatore del PD.

Ferrante è colui che appena 7 giorni dopo il lancio della campagna ha accolto nel proprio studio i rappresentanti di #salvaiciclisti per redigere il testo di un disegno di legge che poi fu firmato da oltre 60 senatori. Ferrante è colui che in occasione della manifestazione nazionale del 28 Aprile a Roma lanciò la proposta di realizzare gli Stati Generali della Bicicletta che poi si tennero a Reggio Emilia il 6 e 7 ottobre scorso e portarono alla stesura del Libro rosso della ciclabilità e della Mobilità Nuova a cui lo stesso Ferrante contribuì attivamente.

Purtroppo però, il gioco rischia di finire qui: Ferrante potrebbe non essere inserito tra i candidati alle prossime elezioni perché in occasione delle primarie del centro sinistra ha sostenuto la persona sbagliata (Renzi). Senza Ferrante in parlamento, i ciclisti italiani dovranno ricominciare da capo a cercarsi interlocutori credibili all’interno delle istituzioni con inutili lungaggini e perdite di tempo.

Io non so se alle prossime elezioni voterò per il PD o per qualche altro partito, ma di certo voglio che in parlamento ci sia qualcuno pronto a rappresentarmi, qualcuno che si impegni a promuovere le energie rinnovabili, a lottare contro la speculazione edilizia, a denunciare gli industriali che distruggono ambiente e paesaggio, a promuovere modelli di sviluppo economico sostenibili per le persone e per l’ambiente.

È per questo motivo che ho firmato la petizione che chiede a Bersani di non dimenticarsi degli ambientalisti e di inserire all’interno delle liste qualcuno che li rappresenti. È per questo motivo che chiedo a voi di fare lo stesso, di firmare la petizione e di invitare tutti i vostri contatti mail e facebook a firmarla.

Per firmare la petizione, fate click sull’immagine qui sotto.