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Per il ritorno di Peppino Impastato

9 Mag

Vorrei scrivere anche io un ricordo di Peppino Impastato, morto esattamente 34 anni fa, assassinato dalla mafia. Vorrei farlo, ma di ricordi non ne ho. Il giorno della sua morte io ero ancora nel ventre di mia madre. Sarei nato dopo pochi mesi.

In questi 34 anni però ho letto, visto e sentito molte cose sul suo conto: ho letto che Peppino era uno nato in una famiglia inserita all’interno di uno schema che si chiama “mafia”, ho letto che Peppino abitava a cento passi dalla casa del boss Tano Badalamenti, su youtube ho anche sentito degli spezzoni degli sfottò che Peppino era solito lanciare via radio ai politici locali denunciando la collusione con la mafia.

« Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! » è una delle sue frasi.

Peppino Impastato era un eroe, aveva la vocazione del martire, il suo troppo coraggio lo ha portato ad essere assassinato a soli 30 anni. Perché parlava, parlava troppo e raccontava le cose per come stanno.

Non tutti possono avere il suo coraggio. Io vorrei averlo ma non ce l’ho.

Il mio poco coraggio non mi consente di lanciare grandi attacchi diretti alla mafia, però quel poco coraggio che ho mi consente di lanciare quotidianamente dei minuscoli attacchi a tutto un sistema di malaffare che piano piano, come una piovra tentacolare, ci sta inesorabilmente avvinghiando e stritolando. Io nel mio piccolo mi sono impegnato a denunciare il libero professionista che non mi rilascia la fattura, mi sono impegnato a chiamare i vigili urbani quando vedo un auto parcheggiata su una ciclabile o su un posto riservato ai disabili, mi sono impegnato a dire alla signora che porta a spasso il cane e che non ne raccoglie la cacca che è una stronza, mi sono impegnato ad informarmi sulla provenienza delle cose che compro e a dirigere i miei acquisti di conseguenza.

Sono un eroe? Direi proprio di no.

Sono solo uno che si è rotto le palle di vivere in un sistema piramidale del sopruso in cui ciascuno accetta la violenza di chi è più potente e cerca di abusare dove può su chi può.

Il troppo coraggio di Peppino Impastato lo ha portato una morte prematura perché era solo nell’attacco al vertice della piramide. Se siamo tanti, però, la piramide, la possiamo sgretolare dalla base. E il vertice sarà costretto a scendere, dove sarà più facilmente attaccabile da chi ha il coraggio di farlo.

Dovesse tornare di nuovo un certo Peppino Impastato, almeno questa volta potrebbe contare su qualcuno che gli facilita il lavoro e che non lo lascia solo a lottare contro i mulini a vento.

 

E scusate se per una volta non ho parlato di biciclette