Tag Archives: ciclista

Una bicidea per natale

21 Nov

Manca poco più di un mese a Natale e per i più si sta avvicinando anche la sindrome da regalo compulsivo: cosa regalare alla mamma, allo zio, al nonno, al fidanzato, al fratello della suocera dell’idraulico della maestra delle elementari di nostra figlia?

Personalmente, odio fare regali a scadenza programmata (compleanni e natale), ma in alcuni casi proprio non se ne riesce a fare a meno. Il problema, poi, è cosa regalare: è necessario che sia qualcosa di gradito ma anche che non costi un patrimonio, senza però fare la figura degli spilorci.

Un vincolo mica da ridere.

Beh, per quest’anno ho trovato una cosuccia davvero niente male e che mi sento di consigliare: è la BiciAgenda 2013, ve la portate a casa con soli 10 euri e vi portate a casa anche i 365 buoni motivi per spostarsi su due ruote 365 giorni l’anno.

È il regalo perfetto per il malato di bicicletta a cui non volete regalare un telaio in acciaio inossidabile, ma anche per quello che vi ha sempre preso in giro dicendo che la bicicletta, sì, vabbè, insomma, vacci tu che sei uno sportivo.

Brevi aforismi e letture più impegnate offriranno l’occasione per far riflettere anche il più indefesso degli automobilisti sul reale valore del muoversi in bicicletta.

Se poi ritenete che il destinatario del vostro regalo meriti di più, potete accompagnare l’agenda con una copia di “Salva I Ciclisti, la bicicletta è politica”, Chiarelettere, 7,90 €.

50 km/h? No grazie

10 Ago

Di seguito ho il piacere di riportarvi un eccellente post scritto da Alfredo Drufuca, ingegnere dei trasporti, riguardante la conflittualità insanabile tra il ciclista e l’automobilista.

Probabilmente è una delle cose più sensate che abbia letto negli ultimi mesi.

Le polemiche sulla indisciplina dei ciclisti, assieme a quella sull’uso obbligatorio del casco, si accendono sistematicamente ogniqualvolta si cerca di porre con una qualche maggiore decisione la questione della loro sicurezza.

Al di là degli argomenti di volta in volta utilizzati, mi pare si possa in tale ricorrenza riconoscere l’esistenza di una effettiva, irriducibile conflittualità di fondo tra ciclisti ed automobilisti e viceversa. Il viceversa è necessario in quanto non c’è simmetria di rapporto, ed i due conflitti si nutrono di cause ben differenti.

L’essenza del conflitto tra primi e secondi è perfettamente rappresentata da Marc Augé nel suo libro “Elogio della Bicicletta”, in un memorabile dialogo tra un vigile urbano ed il lui narrante che ha compiuto una infrazione -lo svoltare a destra con il semaforo rosso- che ogni ciclista sente come assolutamente priva di controindicazioni e perciò lecita in senso se non formale certamente sostanziale.

E’ solo un esempio di come il ciclista sia soggetto a regole di circolazione in larghissima misura pensate per i mezzi motorizzati (basti pensare ai sensi unici); e di come, d’altra parte, molte regole ed assetti siano addirittura in contrasto con le stesse esigenze della circolazione sicura dei ciclisti, come è facile accorgersi affrontando una rotatoria, una svolta a sinistra, una corsia di decelerazione…

E’ in tal senso estremamente significativa la proposta, attualmente in esame in alcuni paesi, di rendere legale quello che Marc Augé riteneva appunto lecito; o più semplicemente la realizzazione delle cosiddette ‘case avanzate’ per la bicicletta ai semafori, manco a dirlo nel nostro paese del tutto ignorate.

Per quanto invece riguarda il conflitto tra i secondi ed i primi, credo che questo possa essere riassunto nel disordine intrinseco nel moto del ciclista, dagli effetti tanto più disorientanti ed ansiogeni quanto maggiore è il numero di ciclisti sulla strada.

L’automobilista riconosce nei suoi simili comportamenti per lui normalmente ben prevedibili e quindi facilmente controllabili, governati come sono da regole scritte per (da) loro stessi nonchè dall’omologazione cinematica e dalle conseguenti leggi inerziali che, con le masse e le velocità in gioco, costituiscono un fattore intrinseco di ordine.

Il ciclista invece non esprime quest’ordine: la sua traiettoria è meno rettilinea; il fatto che sia costretto a percorrere corridoi zeppi di insidie (un automobilista può stare lontano dalle auto in sosta che aprono portiere, non affronta le buche ed i tombini che si accumulano lungo i margini delle strade) gli impone improvvisi scarti; le sue velocità sono basse il che gli impedisce di “negoziare” le manovre necessarie ad esempio per svoltare a sinistra o percorrere una rotatoria; la sua visibilità è minore …

Si tratta in definitiva di fatti assolutamente oggettivi, rispetto ai quali è del tutto inutile imbastire polemiche ma che richiedono di prendere una semplicissima decisione: se cioè la bicicletta debba o non debba essere considerata un modo di trasporto fondamentale per la mobilità del futuro.

E se la risposta, come credo fermamente, è affermativa, bisogna allora sì lavorare sulle cause della conflittualità per eliminarle ma, prima di tutto, sull’elemento che ne amplifica enormemente gli effetti, cioè sulla differenza tra le velocità tra mezzi motorizzati e non; il che significa abbassare la velocità dei primi non potendosi ovviamente imporre l’aumento di quella dei secondi.

Il limite urbano di velocità a 50 km/h è stato un errore storico colossale, dalle conseguenze devastanti ed ancora tutte da misurare; il problema della circolazione dei ciclisti ne è solo un piccolo ma significativo esempio. Abbassarlo è, come appare sempre più evidente, la madre di tutte le battaglie per la città sostenibile.