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CASCO OBBLIGATORIO. Uno scambio epistolare con il direttore di Quattroruote.

1 Ago

Riassunto delle puntate precedenti: Dopo che Quattroruote ha pubblicato, nell’ultimo numero in edicola, un articolo dal titolo “vogliamo il casco obbligatorio” (che potete scaricare e leggere da qui), ho scritto un post sul mio blog sul Fatto Quotidiano in cui contestavo la scelta e concludevo dicendo che prima di azionare la bocca bisogna assicurarsi che il cervello sia funzionante. Quest’ultima affermazione ha destato l’attenzione del direttore della rivista di riferimento degli automobilisti italiani che mi ha scritto un’email.

Il testo della mail del direttore la trovate in fondo, di seguito, la mia risposta.

Gentile Direttore,

La ringrazio molto per la sua garbata mail con cui mi fa notare che non ho nessun diritto di insultare chi la pensa in modo differente da me e su questo non posso fare altro che darle ragione. Tuttavia, nel caso specifico, non ritengo di aver insultato nessuno, ma semplicemente di aver constato la realtà dei fatti: se qualcuno ha delle serie difficoltà a stabilire delle banalissime correlazioni di causa-effetto, non posso fare altro che chiamare questo qualcuno con il suo nome: stupido.

Mi spiego meglio, l’articolo sull’obbligo del casco si apre con questa successione di argomentazioni logiche: “dal 2001 ad oggi il numero dei morti in bicicletta è diminuito del 21%, il numero dei feriti è aumentato del 40% e per questo chiediamo l’introduzione dell’obbligo d’uso del casco.”. Cioè, il numero dei feriti coinvolti in incidenti (e quindi il totale degli incidenti) in bicicletta è aumentato e voi come soluzione proponete l’introduzione obbligatoria di uno strumento che serve a limitare i danni in caso di incidente?

Mi faccia capire, all’interno della vostra redazione siete REALMENTE convinti che il casco possa ridurre il numero di incidenti? Oppure siete in malafede e avete fatto il giochino sporco dello spostamento dell’argomento per evitare di parlare di riduzione dei limiti di velocità e del traffico, di piste ciclabili, di formazione?

Le rivolgo queste domande perché la richiesta dell’introduzione dell’obbligo del casco per i ciclisti è pratica comune alle lobby dell’automobile di  tutta Europa in modo da evitare che il traffico motorizzato possa subire una qualche forma di limitazione e spostando le responsabilità dei decessi sulle strade dal soggetto forte (quello che sposta una tonnellata di lamiera a velocità elevata in budelli di strade spesso costruite in epoca medievale) al soggetto debole (quello piccolo, leggero e che viaggia ad una velocità media di 20 km/h).

Mi dica lei, quindi, direttore, preferisce che io dubiti della sua intelligenza o della sua buona fede?

Quale delle due le è più cara?

La ringrazio per l’attenzione e la saluto.

Con immutata stima.

Paolo Pinzuti

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Gentile Pinzuti,

ho letto con molta attenzione quanto ha scritto sul suo blog, ma c’è una cosa che non capisco. Lei ha opinioni convinte e questo è un bene, lei la pensa in maniera differente da Quattroruote e anche questo ci sta, però perché ad un articolo che non la convince e con cui non è d’accordo lei non si limita a esporre le sue idee (probabilmente giuste, magari invece non condivisibili) ma aggiunge inutili insulti?

Io non mi permetto di scrivere che lei, che ha opinioni diverse, dovrebbe connettere il cervello. Provi a pensare che anche a Quattroruote ci possono essere dei giornalisti che fanno il loro mestiere con in impegno e magari pure con qualità: si meritano di essere trattati così soltanto perché vedono le cose in maniera differente?

Se abbiamo scritto fesserie ci contesti pure, ma abbiamo il diritto di avere delle opinioni senza per questo essere insultati. Le aggiungo anche che da sempre Quattroruote porta avanti una battaglia per il rispetto dei pedoni e dei ciclisti. Continuamente scriviamo articoli che invitano a guidare usando la testa e non il piede, a non prevaricare mai gli utenti più deboli, a tenere comportamenti che non mettano inutilmente a rischio le vite degli altri. Se chiede a chi ci legge scoprirà che Quattroruote è tutto fuorché un mensile che incita ad andare forte e a commettere infrazioni. Non fosse che per questo ci aspetteremmo da un ciclista innamorato un minimo di compiacimento per il nostro operare: se tutti gli automobilisti si comportassero come Quattroruote insegna saremmo tutti più al sicuro a cominciare proprio da chi pedala.

Cordialità

Carlo Cavicchi

Direttore Quattroruote

Casco obbligatorio? Risposta al Corriere

29 Set

Quando ho visto il titolo sul sito del Corriere della Sera non credevo ai miei occhi.

Il primo articolo

Il primo quotidiano nazionale ieri ha infatti dedicato un intero articolo al tema della sicurezza in bicicletta soffermandosi in particolare su due punti.

1. Uno dei problemi maggiori per la sicurezza dei ciclisti in Italia è la loro quasi invisibilità di notte. Utilizzare dei dispositivi illuminanti montati intorno alle ruote delle biciclette potrebbe essere una soluzione per salvare molte vite.

2. Il resto dei ciclisti li salviamo rendendo obbligatorio l’uso del casco.

Il corriere poi passa ai numeri: nel 2008 in Italia si sono verificati 288 morti e 14.377 ferimenti in bicicletta.

A distanza di poche ore arriva quindi un nuovo articolo che rincara la dose sull’obbligatorietà sull’uso del casco e ricorda nuovamente il numero dei caduti.

Due articoli in un giorno sul corriere a proposito di ciclabilità: un segno dell'arrivo dell'apocalisse?

Il messaggio mi sembra evidente: utilizzare la bicicletta è molto, molto pericoloso e pertanto andrebbe disincentivato. Rendere obbligatorio il casco anche per i piccoli spostamenti con il bike sharing in città è un ottimo sistema per allontanare gli italiani dalle due ruote.

Entrambi gli articoli in questione, purtroppo, si fermano qui lasciando così i propri lettori in balia di questi dati terrorizzanti senza contestualizzarli né confrontarli con altri dati. Io nel mio piccolo ne ho trovato qualcuno, vediamo se riusciamo a trarne qualche conseguenza.

Le vittime della strada in Italia ogni anno sono circa  5.000, a cui si aggiungono 300.000 feriti di cui 20.000 rimangono disabili gravi. Secondo i dati INAIL, ogni giorno 57 pedoni sono coinvolti in incidenti stradali e 2 perdono la vita; di questi il 35% viene investito sulle strisce pedonali. In totale fanno 730 pedoni morti all’anno.

In italia ci sono circa 25 milioni di biciclette, ovvero 4,4 biciclette ogni 10 abitanti.

Se facciamo quindi la proporzione tra il numero di biciclette  e la popolazione italiana (ovvero numero di pedoni) ci rendiamo conto che andare a piedi è di gran lunga più pericoloso che andare in bicicletta. e allora, perché non rendiamo obbligatorio l’uso del casco anche tra i pedoni?

Ma torniamo al macabro conteggio: 5000 morti – 288 ciclisti – 730 pedoni= 3982 morti che non andando a piedi né in bicicletta evidentemente viaggiavano in un veicolo a motore.

Fatte le dovute proporzioni ci rendiamo conto che le automobili rispetto alle biciclette causano 10 volte più morti  a parità di numero di mezzi in circolazione. La risposta al problema la conosciamo già: rendiamo obbligatorio l’uso del caschetto anche per gli automobilisti!

La soluzione per aumentare la sicurezza di tutti sulle strade è una sola: lasciare l’auto, prendere la bicicletta e iniziare a punire seriamente i pirati della strada che la fanno franca sempre e comunque.

Detto questo, vi invito  a leggere la brillante risposta della FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) all’articolo del corriere: click

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