Lavorare per Cinelli, vi racconto la mia esperienza.

14 mar

Da un paio di giorni circola per il web un annuncio di lavoro pubblicato da una prestigiosa azienda di biciclette italiana: Cinelli. Cercano un impiegato per l’ufficio export e non oso immaginare quanti appassionati di ciclismi e biciclette non abbiano creduto ai propri occhi nel leggere l’annuncio: siamo nel 2013, il mercato del lavoro è praticamente fermo e non solo c’è qualcuno che assume, ma quel qualcuno è un’azienda con un marchio che parla di olimpiadi vinte, di pista e strada, di storia del ciclismo e di design, per giunta con una posizione di tutto rispetto.

È la stessa sensazione che provai io nel 2008: allora io lavoravo in Germania, nel marketing di un’azienda che fa microprocessori e che si chiama Intel. Un giorno trovai un annuncio di lavoro sul sito di cinelli.it: cercavano un sales export manager. Per me che parlavo 5 lingue, avevo una passione sfrenata per qualunque cosa fosse bicicletta e con un discreto desiderio di ritornare in Italia era un’occasione da non perdere.

Preparai il mio CV e lo inviai, dopo qualche settimana chiamai in azienda per avere conferma che l’avessero ricevuto, mi passarono direttamente l’amministratore delegato con cui ebbi una piacevole conversazione, al termine della quale mi invitò in azienda per un colloquio di lavoro face to face. Mi pagarono perfino il viaggio da Norimberga a Milano e il noleggio dell’auto per arrivare fino a Caleppio di Settala: un trattamento mai visto in Italia.

Appena arrivato mi fecero fare un giro per l’azienda dove venivano realizzati i mitici tubi Columbus e dove venivano assemblate le altrettanto mitiche biciclette Cinelli, mi dissero che avevano bisogno al più presto di un responsabile per l’export perché dovevano far fronte a un boom di richieste, che l’anno precedente avevano avuto una crescita a due cifre e che si aspettavano lo stesso tasso di crescita per l’anno in corso.

Io feci notare le mie esigenze: non avevo esperienza nel settore, vivevo in Germania ed ero sposato con una donna che all’epoca non parlava una sola parola di italiano, entrambi lavoravamo e percepivamo salari tedeschi, con benefit alla tedesca.

Mi risposero con un’offerta economica che solo uno sciocco avrebbe rifiutato, un periodo di affiancamento con l’attuale responsabile vendite estero, un contributo economico per il trasloco e un lavoretto per mia moglie con il quale avrebbe potuto pagarsi la scuola di lingua. Perfetto, no?

Io e mia moglie vendemmo quasi tutto quello che avevamo, lasciammo il nostro appartamento in affitto in centro da 400 euro al mese spese incluse, noleggiammo un furgone e in men che non si dica ci ritrovammo alla periferia di Milano. Io pronto a girare il mondo per promuovere un marchio che ero veramente orgoglioso di rappresentare.

Appena arrivato in azienda mi resi conto che qualcosa non tornava: già nella prima settimana più di una persona mi chiese “quanto hai intenzione di rimanere?”. I colleghi mi fecero capire che ero incappato in una posizione ad alta rotazione. Feci finta di niente e mi rimboccai le maniche, sorvolai sul fatto che non mi avessero dato il contributo promesso per il trasloco e sul fatto che anche il lavoretto per mia moglie fosse sparito. All’improvviso non si parlò neanche più del periodo di affiancamento. Mi ritrovai a gestire un mercato sconosciuto, un prodotto sconosciuto, ma non mi diedi per vinto e iniziai a subissare di telefonate i vari clienti per presentarmi e cercare di prendere appuntamenti.

biglietto da visita

Il mio biglietto da visita

Dopo una settimana dal mio arrivo il distributore francese decise di abbandonare il marchio, uno dei punti di riferimento del mercato europeo. Girando per l’Europa scoprii che nessuno voleva comprare le mie biciclette perché erano stati scottati in passato con pratiche non proprio trasparenti relative alla gestione delle garanzie, o, ancora più spesso, perché i miei prezzi non erano competitivi: scoprii così che io vendevo ai distributori stranieri allo stesso prezzo che applicava il mio omologo sul mercato Italiano. Io però vendevo ai distributori, lui direttamente ai negozi. Saltando un passaggio, comprare una bicicletta Cinelli fuori dall’Italia non conveniva.

Il risultato era che molti negozianti rivendevano online telai, biciclette e componenti a un prezzo con cui neppure i distributori potevano competere. Giravano voci di tedeschi che piuttosto che comprarsi la bicicletta in Germania, preferivano venire in Romagna, comprarne una e pagarsi una settimana di vacanza con il denaro risparmiato.

Iniziai a fare presente internamente che se si voleva risolvere la situazione bisognava rivedere le politiche dei prezzi, ma l’unica cosa che ottenni fu un maggiore controllo e quello che potrebbe essere propriamente chiamato mobbing: il presidente dell’azienda, Antonio Colombo, iniziò a pretendere di essere messo in copia ad ogni singola email che mandavo. Lui le leggeva e le commentava, facendomi notare ogni volta che davo troppa o troppa poca confidenza ai clienti, che sbagliavo tattica e approccio, che avrei dovuto fare così invece che cosà. Di lì a poco iniziò la spiacevole pratica delle interrogazioni: almeno due volte alla settimana Colombo mi chiamava nel suo ufficio per interrogarmi, come se fossi a scuola.

Mi faceva domande sul mondo del ciclismo professionista: mi chiedeva chi avesse vinto l’ultimo Giro d’Italia femminile e quale fosse la grande passione di Bruseghin (gli asini), quante tappe avesse vinto Riccò nella sua vita e quali marchi di bici erano presenti al Tour de France dell’anno precedente, etc. Ogni interrogazione si concludeva con la solita ramanzina: “chi vende biciclette deve conoscere il ciclismo”. Lui non sapeva che io passavo le serate, invece che con mia moglie dopo che aveva trascorso l’intera giornata da sola a casa, in un paese di cui nemmeno parlava la lingua, a leggere riviste di ciclismo per scoprire che Cunego e Ballan erano compagni in una squadra forse troppo stretta per entrambi, che l’Astana aveva il problema di tenere insieme Contador e Armstrong. Per ricordarmi tutto meglio, prendevo anche appunti, ma non serviva a niente, Colombo riusciva sempre a trovare un buco nelle mie conoscenze in cui infilarsi per umiliarmi. Sono convinto che la cosa gli provocasse piacere.

Nonostante tutte le difficoltà riuscii tra l’altro ad aprire tre nuovi mercati: Danimarca, Ungheria e Polonia. Ma questo non bastò: ero stato assunto con un contratto a tempo indeterminato, con un periodo di prova di 6 mesi. Dopo 5 mesi mi comunicarono che non avevano più bisogno di me, che assumermi era stato un errore, etc. Nell’arco dei miei 5 mesi in azienda l’annuncio di lavoro per la posizione di Sales Export Manager non fu mai rimosso dal sito.

All’improvviso io e mia moglie ci ritrovammo entrambi senza lavoro: in un paese non proprio ospitale nei confronti degli stranieri, un affitto da pagare che era un salasso.

Rileggere oggi un annuncio di lavoro della stessa azienda mi ha riportato alla memoria questa pagina difficile della mia vita che è stata condizionata da un affabulatore egocentrico e vanitoso, da uno che nella propria vita è riuscito soprattutto a dilapidare un enorme patrimonio nel tentativo di spacciarsi per magnate dell’arte e della bicicletta, un poveretto abituato ad umiliare pubblicamente qualunque collaboratore al fine di dimostrare la propria superiorità e compensare chissà quali mancanze.

Ecco, se stai pensando di rispondere a quell’annuncio, pensaci bene.

Passare dalla padella alla brace è un attimo.

36 Risposte to “Lavorare per Cinelli, vi racconto la mia esperienza.”

  1. Laura 14 marzo 2013 a 12:01 pm #

    Grazie, Paolo, per questo racconto. E’ stato davvero illuminante, soprattutto per chi crede ancora in “miti” che in realtà sono più che altro bolle di sapone. Apprezzo molto chi, come te, ha sempre il coraggio di dire le cose come stanno e ci mette la faccia, senza guardare se si parla della persona comune o del grande personaggio! Chapeau !

  2. alexgt78 14 marzo 2013 a 12:16 pm #

    Che brutta storia.
    Certa gente è una vergogna per l’Italia.
    Alla fine tu e tua moglie come avete risolto?
    Siete tornati in Germania?

  3. stefano 14 marzo 2013 a 1:53 pm #

    sono veramente senza parole, mi si è distrutto il mito di cinelli (lo so laura, lo so), grazie paolo di avermelo distrutto se è cosi la realtà, però che schifo, esisterà qualcuno con ancora un po di etica/rispetto?

    • Laura 14 marzo 2013 a 3:46 pm #

      ciao Stefano, io credo che esista ancora più di qualcuno con etica e rispetto. Anzi, ne sono certa. Solo che a volte abbiamo aspettative enormi su “grandi nomi” che imperano e valutiamo pochissimo quelli che, invece, se ne stanno un pò in disparte ma che pensano che il lavoro, la qualità, l’etica nei confronti dei dipendenti e del mercato siano fattori più importanti che stare sulle pagine dei giornali.
      Siamo noi, in fondo, a dare eccessiva importanza agli altri: se cominciamo a trattare certe cose come meritano, quelle cose cominceranno a ridimensionarsi. Vale per tutto. Ciao a tutti.

      • Paolo Pinzuti 14 marzo 2013 a 3:55 pm #

        applausi

      • Laura 14 marzo 2013 a 3:59 pm #

        Grazie, Paolo. Anche se a volte non condivido le tue idee è un enorme piacere seguirti, perchè sei uno dei pochi che dice pane al pane e vino al vino !! ;-)

  4. Dario 14 marzo 2013 a 2:01 pm #

    “riuscii tra l’altro ad aprire tre nuovi mercati: Danimarca, Ungheria e Polonia”
    Fantastico ! Tre mercati fondamentali per il mercato ciclistico in cui poter piazzare tonnellate di bici !!!
    Oltre questo sei riuscito a fare qualcosa d’altro come export manager ?

    • Paolo Pinzuti 14 marzo 2013 a 3:06 pm #

      In ogni caso, ritengo che per chiedere dei risultati bisogna creare le condizioni: non si può chiedere a un pesce di nuotare se non c’è acqua.
      Oltre a questo, mi chiedo cosa si debba fare per giustificare un comportamento simile…

    • marco ferrari 15 marzo 2013 a 7:49 pm #

      Dario, non so tu ma io ho fatto l’export manager in diverse aziende e in settori differenti. Ti posso garantire che aprire tre nuovi mercati in meno di cinque mesi, per di più dopo esser appena entrato in un’azienda, è un risultato eccellente. E questo anche ipotizzando che siano tre mercati marginali, anche se non mi sembra che quelli citati lo siano.
      Inoltre penso che il mercato delle biciclette sia maturo, saturo e concorrenziale, quindi per crescere nei mercati più importanti di sicuro occorrono investimenti e tempo.

  5. william 14 marzo 2013 a 2:37 pm #

    Per questo bisogna sempre cercare di sollecitare l’opinione di qualcuno fiducioso gia` nell’ azienda, prima di accettare un lavoro. Solo cosi` si puo` sapere com’e` l’ambiente veramente. Quando il prato sembra piu` verde, merita confermare che lo sia` per davvero. Anch’io, qua negli Stati Uniti, ho lasciato un buon lavoro che aveva i suoi problemi, per un opportunita` che sembrava rappresentare un miglioramento, ma che invece era peggio, e mi licenziarono dopo otto mesi. Questo anche nel ambito della bicicletta. Per fortuna mia moglie ha un buon lavoro e abbiamo degli ottimi risparmi e investimenti. Buona fortuna a te e a tua moglie durante questo periodo molto difficile. Ricordatevi sempre che siete fortunati ad avete l’appoggio e la compagnia del altro.

  6. Dario 14 marzo 2013 a 3:46 pm #

    Quello che non capisco è perchè bisogna sempre tirare palate quando si perde un lavoro.
    Non è che sia spregevole ne di vergogna dire che non si era adatti a fare quel tipo di lavoro.
    Mi pare che in quella posizione siano passati in diversi e senza fare nomi mi pare che un pochi ne abbiano fatta di strada .
    Di certo è un lavoro in un settore estremamente specifico e non ci si può fare un bagaglio di informazioni in sei mesi .
    A priori nessuno sà le rispettive capacità e conoscenze ma quando una delle due parti vede che il rapporto non può continuare che deve fare ?
    Avrebbero dovuto continuare il rapporto ?

    • Laura 14 marzo 2013 a 3:52 pm #

      non credo che Paolo abbia bisogno di essere difeso, ma penso che lui intendesse assolutamente un’altra cosa. Forse lui non era adatto a quel lavoro ma l’etica professionale ( soprattutto se hai un “certo nome” nell’ambiente) non ti dovrebbe permette di cazzeggiare con le parole e con le promesse e fare il piacione solo perchè sei in una certa posizione. Detto questo, quando un rapporto non funziona si chiude, ovvio.

    • Paolo Pinzuti 14 marzo 2013 a 3:54 pm #

      Ma di che palate stai parlando?
      Raccontare come sono andate le cose è dare palate?
      Avvisare eventuali sprovveduti di non farsi incantare dal pifferaio magico è tirare palate?

      Se non sei più che sicuro di avere per le mani il candidato giusto, non fai EMIGRARE lui e sua moglie a suon di balle per poi accorgerti che non è la persona giusta . Better be safe than sorry, no?

      Dario, ho come la sensazione che ci conosciamo… ;)

  7. Zanzi 14 marzo 2013 a 3:58 pm #

    sentivi la mancanza di tornare in italia??? è una malattia grave! spero tu sia guarito nel frattempo :)
    la prossima volta pensaci 10 volte a fai un respirone prima di fare una (permettimi il termine) tale stupidata!
    lasci intel per una azienda che io da ignorante non ho mai sentito, e lasci la germania per la repubblica delle banane…

    • carlo 14 marzo 2013 a 5:02 pm #

      questo effettivamente è stato un gesto secondo me avventato, senza avere in mano niente di scritto poi …

      • Paolo Pinzuti 15 marzo 2013 a 2:31 pm #

        io avevo un contratto firmate e un po’ di promesse da gentlemen. Il contratto è stato rispettato, le promesse, no.

  8. Massimo 14 marzo 2013 a 4:41 pm #

    Paolo, io non sarei tornato per 1000 volte la retribuzione dell’ultima delle aziende tedesche, ciò detto io adoro l’Italia… ci farei le vacanze per tutta la vita!
    (certo se cerchi un lavoretto con poche ambizioni o un’attività imprenditoriale ad alto tasso di possibilità di evasione fiscale allora il discorso cambia)
    scusate l’acidità ma io non sono indignato…ne ho proprio le palle piene! che è diverso.

  9. ilgrassosullemani 14 marzo 2013 a 4:51 pm #

    L’ha ribloggato su ilgrassosullemanie ha commentato:
    In rete, soprattutto su fb, in questo periodo gira un annuncio per lavorare per Cinelli, pompato da foto accattivante e tante belle parole.
    Leggete l’esperienza di Paolo che ha pubblicato sul suo blog.

  10. Laura 14 marzo 2013 a 5:09 pm #

    Io oggi sono proprio fuori dal coro! Ma vi rendete conto che quest’Italia siamo noi?
    Quando diciamo “che palle questa Italia”…”che idioti gli italiani” …”che paese di evasori…” “che italietta…” di chi cavolo pensate di parlare? Dello Stivale dell’atlante?
    State parlando di VOI STESSI ! Stiamo parlando di noi……..e allora se avete voglia di sputarvi in faccia, ok fatelo pure allo specchio, ma io non ci sto.

  11. Ale 14 marzo 2013 a 7:31 pm #

    In Germania andrei anche a pulire gli orinatoi pittosto che rimanere in questa italietta di sogni a 5 stalle.

    • Paolo Pinzuti 15 marzo 2013 a 12:53 pm #

      Non esageriamo, con tutta la birra che bevono i tedeschi…

  12. keruba66@virgilio.it 14 marzo 2013 a 8:47 pm #

    mamma mia! un incubo!!! che vergogna essere italiani…

  13. stefanoSTRONG 15 marzo 2013 a 2:18 pm #

    io invece noto con piacere che almeno un piccolo modo per difenderci da certi pezzi di merda esiste, ed è la comunicazione.
    certo, non tutti leggeranno i blog, ma il passaparola può tornare utile in casi come questi
    Daje Paolo

  14. Graziano 15 marzo 2013 a 6:36 pm #

    Il mondo è ricco di persone …piene di se, ignoranti e incompetenti o ricchi …scemi? mah! certo che secondo me ti ha servito un perfetto assist per far della tua ( e di Pinar ) vita quello che non avresti ( forse ) in caso contrario avuto il coraggio di fare, poi non si sa mai!

  15. Marco 15 marzo 2013 a 11:50 pm #

    bellissimo post, doppiamente apprezzato avendo avuto un’esperienza simile proprio in Germania con una multinazionale che faceva pezzi per auto (nemmeno il fascino della bici!). Col senno di poi mi dissi che il meglio con certa gente é mollarli la prima settimana. Pur vivendo e lavorando tuttora all’estero (in condizioni migliori, beninteso) non condanno troppo o esalto un paese in particolare ma questa storia cosi’ simile a quanto vissuto da me a Colonia mi consola un po’ della lontananza da casa. Tornare in Italia temo mi porterebbe a compromessi che ora sarebbero inaccettabili, anche ottenendo miracolosamente un posto in Università. Questa realtà ci spinge ad emigrare come fu per i nostri nonni ma in ogni caso, bene denunciare certi mentecatti che si fanno forti del duro momento economico.

  16. Francesca Patatofriendly 16 marzo 2013 a 9:03 am #

    Caro Paolo,
    leggo questa storia e mi arrabbio ancora di piu’. Sono in maternita’ e mercoledi’ sono andata nella mia azienda e ne sono tornata frustrata e arrabbiata. La situazione e’ allucinante e non e’ un problema di crisi ma di rispetto, perche’ a me sembra che le persone stiano approfittando della crisi, che c’e’, per mettere in crisi anche l’etica e la moralita’.
    E a me questo fa arrabbiare.
    Mobbing, bourn-out, stress, pressione (immotivata e eccessiva): possibile che queste cose siano considerate normali nel nostro mondo del lavoro?
    Ho visto un ragazzo (valido e ad alto potenziale) di 26 nni piangere. Mi ha fatto male forse piu’ del trattamento che stanno riservando a me (il demansionamento al rientro dalla maternita’ pare essere normale…)
    Questa tua brutta esperienza e’ del 2008, altro “anno horribilis” in cui sono tante le aziende ad aver subito un duro colpo penso che certi momenti bui tirino fuori il peggio da certe persone.
    Spero che tu e tua moglie ora stiate bene e a mio parere hai fatto bene e raccontare la tua storia, quantomeno qualcuno ha la chance di leggerti e non venire preso in giro (finendo per altro in un’orribile situazione!)
    Se ti va di leggere il mio post e’ “Perche’ il lavoro fa male (anche quando c’e’!)”
    Fra

  17. 2cents 16 marzo 2013 a 10:02 pm #

    Che tristezza.
    Nient’altro.

    Spero che la gente si innamori dei pattini e dia una bella lezione di competenza circa il

    “Siamo l’azienda xyz e facciamo queste cose da XXX anni, cosa ne vuoi sapere tu.”

  18. Federico Stanzani 21 marzo 2013 a 1:00 am #

    Salve Paolo, mi presento, mi chiamo Federico Stanzani, e attualmente lavoro per CInelli.
    Non penso di averti mai conosciuto nè di conoscere a fondo la tua storia ed esperienza in Cinelli.. ..scrivo solo in risposta al tuo articolo per spezzare una lancia a favore della società per cui attulamente lavoro con grande soddisfazione e orgoglio, più che altro per fornire ai lettori di questo blog un ulteriore (differente!) testimonianza =)
    (Il tuo aritoclo mi è pervenuto già un paio di giorni fà, ma trovo solo ora il tempo per rispondere e dare il mio punto di vista, sino a ieri mi trovavo all’estero per lavoro, molto occupato!)
    Che dire, lavoro per Cinelli da quasi tre anni e penso che attualmente la situazione in ufficio sia totalmente diversa, migliore (in poche parole) da quanto da te vissuto.
    Non nego che, durante l’anno, nei momenti di maggior pressione e carico di lavoro, lo stress e le tensioni non manchino, pero’ per quella che e’ la mia esperienza lo spirito di squadra e’ la cosa che prevale… la collaborazione in funzione dell’obiettivo comune.
    Per quel che mi riguarda, all’epoca, approcciai Cinelli e Antonio Colombo con grande rispetto e umiltà, e, dimostrate le mie capacità e potenzialità, mi è subito stata data via via maggior fiducia e importanza, sino ad oggi che posso vantare di lavorare in prima linea sull’immagine, comunicazione, fotografia, grafica e collaborazioni di entrambi i marchi Cinelli e Columbus!
    Siamo una azienda dalla grande fama e dal nome altisonante (come detto da alcuni in precedenza), ma al contempo non molti sanno che effettivamente siamo una piccola realtà, una piccola famiglia, umile e passionaria, e che ogni buon risultato ottenuto, (sia recentemente che in passato) è il frutto di impegni e passioni condivise, da parte di tutte le (poche) persone che ne fanno parte.
    Come già detto, tengo a raccontare tutto questo solo per fornire sia a te che ai lettori di questo blog un ulteriore testimonianza, testimonianza di una persona che al momento fa parte della azienda e della realtà di cui si parla.
    Un saluto a tutti e buona fortuna a tutti
    (Per qualsiasi domanda o commento potete tranquillamente scrivermi all’indirizzo fstanzani@gruppospa.com)
    Ciao!
    Federico

  19. Federico Stanzani 21 marzo 2013 a 11:29 am #

    Dimenticavo!
    Tutto ciò per dire ai possibili interessati di non farsi spaventare dall’esperienza descritta da Paolo, che personalmente interpreto più come uno sfogo che altro, e che persone che pedalano e hanno una forte passione nel ciclismo sono necessarie e ben accolte nella nostra realtà =)
    saluti
    Federico

    • Laura 21 marzo 2013 a 12:23 pm #

      Grazie Federico per averci raccomandato di non spaventarci e di averci spiegato che quello di Paolo è uno sfogo ;-)
      Sai , io credo che ognuno abbia diritto di esprimere liberamente la sua opinione e che tu abbia espresso bene il tuo punto di vista, ovviamente “dall’interno” della situazione, se mi permetti. Sarebbe poco logico sputare nel piatto in cui mangi ed è giusto così. E’ ovvio che una critica come quella di Paolo non fa uscire bene un’azienda ma fa parte del gioco no? Mia nonna diceva “comportati sempre bene perchè non si sa mai!”.

      • Federico Stanzani 21 marzo 2013 a 12:53 pm #

        “comportati sempre bene perchè non si sa mai!” Agree!

  20. Giovanni 26 marzo 2013 a 4:45 pm #

    Purtroppo, non sei il solo ad essere vcascato così male. Sono molte le aziende padronali in cui se non si entra nelle grazie della “famiglia” si finisce in tal modo se si ha spirito critico e si notano le incongruenze. Quando non si vuol cambiare si cerca qualcuno per risolvere i propri problemi e poi scaricarlo alla prima occasione. Pensa un pò a chi a lavorato per 16 anni in un’azienda e l’ha portata ad essere una delle prime del suo settore in Italia, curandone l’organizzazione tecnica, la progettazione del prodotto e l’automazione della produzione (naturalmente in collaborazione con altri) che alla fine di tutto si è visto trattare alla tua stessa materia dal nepote di uno dei titolari e contitolare anch’egli !

  21. Claudio Guerrini 7 giugno 2013 a 5:13 pm #

    Sono un grande appassionato di ciclismo! Mi sono innamorato di Cinelli nel lontano 96 quando creò delle bellissime appendici ‘spinaci’. Ho varie bici tra le quali una Cinelli Eroica! I pezzi delle altre sono tutti Cinelli! Ho iniziato a dubitare della cortesia del marchio dopo aver mandato gentilmente un e- mail dove chiedevo informazioni sulla mia bici Eroica! Nessuno si è degnato di rispondermi ! Ho tentato invano di cercare su internet un telefono per contattarli ma invano! Questa e una politica da Snob! Confermo la confusione dei prezzi ho comprato un attacco A1 su internet da un rivenditore americano pagando lo la metà rispetto che in Italia!!

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