Arrendersi non è un’opzione

5 Feb

Oggi Repubblica.it se ne è uscita con una notizia che come sensazionalismo rasenta la scoperta dell’acqua calda: la bicicletta è il mezzo di trasporto più pericoloso.

La redazione Motori (non la redazione cronaca!) ha commissionato una ricerca all’Osservatotorio il Centauro-ASAPS da cui emerge che le vittime degli assassini al volante (impropriamente chiamati “pirati della strada”) sono soprattutto persone che si muovono in bicicletta. Il giornalista che riporta la notizia si guarda bene dal commentarla,[1] ma d’altronde, lavorando per una sezione che vive delle inserzioni da parte del comparto auto, sarebbe da ingenui aspettarsi che possa mettere l’accento su quanto le automobili siano pericolose per tutti coloro che non le usano: a ciascuno il suo mestiere.

Il messaggio nascosto, però, è chiaro: stai pensando di liberarti dell’auto perché costa troppo? Così poco vale la tua vita?

Ogni attore economico ha d’altronde tutto il diritto e l’interesse di (muovendosi nei limiti della legalità) influenzare l’opinione pubblica affinché il proprio prodotto venga comprato il più possibile, solo che le case automobilistiche lo fanno particolarmente bene, i portatori di interessi del mondo bici (con la consistente eccezione della FIAB a livello nazionale e di molte altre piccole o microscopiche realtà locali), non ci provano neppure:

  • I costruttori di bici pensano unicamente a vendere i propri prodotti nella speranza che i propri clienti non prendano troppo sul serio i dati sulla mortalità in bicicletta e continuino a comprare prodotti nuovi invece di rivolgersi alle ciclofficine.
  • L’Associazione di categoria dei costruttori di biciclette e accessori (ANCMA), dopo essersi fatta soffiare la storica fiera di Milano da Padova, è impegnata solo a perpetrare la propria esistenza per poter pagare lo stipendio al proprio direttore, Piero Nigrelli.
  • La Federciclismo è luogo di campagna elettorale in cui da mesi si consumano lotte di potere interne per spartirsi poltrone e lauti stipendi futuri che non portano nessun vantaggio a chi si sposta in bicicletta o a chi usa la bicicletta per sport. Tanto se i bambini di oggi non sanno andare in bici perché non possono farlo, domani i campioni in maglia azzurra li avremo naturalizzando gli immigrati clandestini sopravvissuti alle nostre strade statali e che ogni giorno macinano km e km in bici per andare e tornare dai campi di pomodori dove lavorano per 10 euro al giorno (e vinceranno sicuramente perché si sa che i negri sono più forti).
  • RCS Sport, organizzatore delle più importanti corse su strada, si limita a spremere fino all’ultima goccia gli sponsor (anzi, mi piacerebbe sapere quanto hanno preso gli amici di via Solferino dai costruttori per far mettere il bollino di #salvaiciclisti sui caschi dei corridori in gara durante l’ultima edizione del Giro), mentre finanche la Gazzetta dello Sport relega il ciclismo tra le ultime pagine del giornale.

Quindi, mentre i portatori di interessi del mondo del ciclismo italiano (un tempo il più bello del mondo) cercano di mangiarsi le ultime briciole rimaste sulla tovaglia, in Gran Bretagna il Times ha finanziato un’inchiesta del parlamento per studiare le misure necessarie per mettere in sella gli inglesi, mentre il Ministero dei trasporti britannico ha allocato 72 milioni di euro per promuovere la ciclabilità.

Mettere a confronto la situazione italiana con la situazione inglese proprio oggi fa particolarmente male: oggi è il 5 febbraio. Esattamente un anno fa in questo momento era in corso una tempesta di email tra i blogger che tre giorni dopo diedero vita a #salvaiciclisti. Eravamo pieni di speranze e qualche piccolo cambiamento forse l’abbiamo provocato. Certo, avere la sensazione di ritrovarsi a combattere contro i mulini a vento non è mai piacevole.

Però arrendersi non è un’opzione.

don quichotte

Questo blog è ovviamente a disposizione di tutti coloro che sono stati chiamati in causa in questo post per un’eventuale replica.


[1] Per correttezza segnalo anche il commento di Angelo Melone che sulla stessa testata mette doverosamente i puntini sulle i e fa notare i deficit urbanistici dei contesti in cui i ciclisti si muovono

7 Risposte to “Arrendersi non è un’opzione”

  1. Pierangelo 5 febbraio 2013 a 9:52 pm #

    Credo che piano piano questo blog sia piaciuto e sono convinto che avrà sempre più lettori. Non arrendiamoci. Dobbiamo tutti nel nostro piccolo promuovere e sensibilizzare l’uso della bike per il bene totale delle persone. Nn molliamo, avanti tutta.

  2. lisa 6 febbraio 2013 a 10:27 am #

    Ogni giorno vedo più ciclisti a giro per Roma. Anche con il freddo e la pioggia, e sono di tutti i tipi, anche con le scarpe con il tacco di vernice nera lucida, pensa te. Vale la pena non arrendersi.

    • Elena 6 febbraio 2013 a 2:34 pm #

      Confermo. Anche nella mia città che anche se di provincia è molto trafficata, la zona del centro è spesso invasa di biciclette, sui balconi e negli androni dei palazzi vedo sempre più biciclette. Non arrendiamoci, sono tutti molto consapevoli che l’indotto dei motori (acquisto, manutenzione, possesso, alimentazione, assicurazioni…) è solo una lucida follia alla quale ci siamo purtroppo abituati. Sveglia!

  3. Born Slippy 6 febbraio 2013 a 8:51 pm #

    Finchè avrò gambe continuerò ad andare al/tornare dal lavoro in bici (tempo permettendo), i miei 32 km al giorno non me li toglie nessuno, e se mi investono amen.
    Tanto si sa che in Italia non cambierà mai niente, fin che dipendiamo dal petrolio e dobbiamo dare soldi alla fiat, non arriveremo neanche a un decimo del finanziamento promosso dal ministero dei trasporti britannico, perchè l’importante non è la salute, è ingrassare chi paga le tangenti e i politici che sbloccano i finanziamenti (visto che prendono poco per mandare in rovina il paese).
    Poi non lamentatevi della fuga dei cervelli (e non) all’estero.

  4. scassandralverde 7 febbraio 2013 a 1:25 pm #

    Ma non era l’auto il mezzo pià pericoloso ?
    Lapsus: avevo letto “Ogni attore comico ha d’altronde tutto il diritto e l’interesse di …”
    Certo, se ripetessero la statistica in una situazione aliena in cui esistano delle piste ciclabili degne di questo nome e in cui le norme stradali siano non dico universalmente, ma maggioritariamente rispettate …

    Ps: sto per mandarti un post a “La vita oltre l’auto”, aspetta solo che passi il carnevale Veneziano e che i miei turni lavorativi rientrino sotto le 9 ore !!!

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  1. Arrendersi non è un’opzione | Bici a Milano - 5 febbraio 2013

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