Quella decisione che la FIAB non può più rimandare

23 Nov

Questo fine settimana si terrà a Cremona la conferenza nazionale dei presidenti delle associazioni che compongono la Federazione Italiana Amici della Bicicletta.

Tema portante dell’evento sarà “La crescita associativa e l’efficacia delle azioni per una politica pro-bici”, un argomento di importanza fondamentale in questo frangente.

Amo ricordare che se la rivoluzione della mobilità olandese ha generato l‘Olanda che tutti noi oggi conosciamo è stato soprattutto grazie a tre fattori determinanti che si verificarono in contemporanea poco meno 40 anni fa:

  1. lo shock petrolifero successivo alla guerra dello Yom Kippur
  2. la nascita di stop der kindermoord, un movimento spontaneo di protesta per la poca sicurezza sulle strade olandesi
  3. una forte e agguerrita associazione di ciclisti che è stata in grado di agevolare il cambiamento

È singolare notare come oggi in Italia siamo in presenza della stessa identica congiunzione astrale di quel lontano 1973 olandese che potrebbe cambiare per sempre il nostro concetto di mobilità.

Ecco quindi che la FIAB ha un grande carico di responsabilità sulle proprie spalle in questo momento: da un lato deve essere in grado di prendere le redini di questo grande desiderio di ciclabilità che sta attraversando la nostra penisola, dall’altro deve offrire un porto sicuro a tutti coloro che dopo aver assaporato l’esperienza liquida di #salvaiciclisti sono adesso alla ricerca di una realtà strutturata e solida.

In questi mesi ho avuto modo di conoscere molte persone all’interno della FIAB. Come in ogni spaccato di società ho incrociato persone brillanti e lungimiranti, così come persone miopi e mediocri, in ogni caso persone tutte alimentate da una grandissima, enorme passione.

In alcuni casi, però, la passione non è sufficiente per fare bene: in un campo delicato come quello della promozione delle politiche della mobilità dolce servono anche conoscenze, competenze e tempo da dedicare all’obiettivo da raggiungere. Queste tre caratteristiche, purtroppo, non si improvvisano: o le si possiede o non le si possiede, poche balle.

Negli ultimi anni la FIAB è stata guidata sapientemente da Antonio Dalla Venezia, a mio avviso una persona eccezionale, un presidente dotato di carisma, competenze e tanto sale in zucca. Si è diffusa la voce che sia dimissionario e qualora la notizia fosse confermata sarei molto preoccupato: la persona sbagliata alla guida della FIAB in un momento così delicato potrebbe compromettere l’evoluzione del rinascimento ciclistico in corso.

Perché ritengo che esista il rischio che il prossimo presidente non sia all’altezza?

Perché la più grande associazione italiana di ciclisti non sportivi non prevede (mi si corregga se sbaglio) che il proprio presidente venga opportunamente stipendiato, ma anzi richiede che svolga la sua immane mole di lavoro su base squisitamente volontaria. Guidare la FIAB richiede, quindi, oltre che capacità e intelligenza, soprattutto una grandissima propensione al martirio.

Fino a questo momento, i ciclisti italiani hanno avuto la fortuna di aver trovato il martire giusto, ma davvero possiamo sperare che vada avanti così all’infinito? Ma se per caso, adesso, l’unico martire disponibile fosse per caso appartenente alla categoria dei miopi e mediocri? O se invece non fosse abbastanza martire?

La FIAB ha ormai raggiunto dimensioni troppo grandi per poter essere gestita nei ritagli di tempo, quando il lavoro, il partner, i figli e la salute lo permettono.

Mi auguro fortemente che questo fine settimana i presidenti delle associazioni che formano la FIAB vogliano affrontare il problema e che decidano che è giunto finalmente il momento di abbandonare il puro dilettantismo che il volontarismo necessariamente porta con se e che viceversa scelgano di circondarsi di professionisti in grado di svolgere al meglio e, soprattutto, a tempo pieno il proprio lavoro.

Il vincolo, si dirà, come sempre sono i soldi, risorsa quanto mai scarsa in questo periodo.

Bene, allora questo significa che è anche giunto il momento di iniziare a svolgere un’attività seria di fundraising e di promozione dell’associazione per portare fondi in cassa.

La scelta è chiara: la FIAB deve decidere se vuole fare lobby o se vuole fare gite in bicicletta. Le gite in bici si possono organizzare nei ritagli di tempo, le attività di lobby sulle istituzioni, no.

Buon lavoro, amici e che Santa Graziella illumini le vostre decisioni.

4 Risposte to “Quella decisione che la FIAB non può più rimandare”

  1. Graziano 23 novembre 2012 a 7:15 pm #

    Giusto tutto e condivido quasi tutto quello che dici ma c’è un però: non è che poi si finisca tutto a livello “politico” italiano? 🙂

  2. Bepo Merlin 23 novembre 2012 a 11:36 pm #

    Caro Paolo, da buon comunicatore sai bene che le cose cambiano aspetto guardandole da punti di vista diversi. Così capita che vista da fuori la Fiab sia una macchina pesante e con gravi difficoltà motorie. In parte è vero, ma è la normale dialettica democratica, che distingue una grande organizzazione come la nostra, e la complessità organizzativa che rallenta alcune nostre azioni. E’ giusto così. Ognuno ha il suo ruolo. Fiab ha scelto di portare avanti la sua azione con costanza, giorno dopo giorno, senza mollare mai. Con una metafora ciclistica potremmo dire che noi puntiamo alla vittoria finale più che a quelle di tappa e per questo siamo attrezzati. Naturalmente abbiamo le nostre difficoltà, ma ti assicuro che abbiamo anche le forze per affrontarle e superarle. Così sarà anche questa volta. Se Antonio Dalla Venezia non si ricandiderà alla presidenza, la Fiab saprà esprimere un altro presidente all’altezza della situazione. Chi sarà lo sapremo, sempre che Antonio non si ricandidi, all’Assemblea nazionale di Vicenza del prossimo aprile. Vedrai che in quella occasione si esprimerà tutta la vitalità della nostra Federazione, la cui più grossa crisi è una crisi di crescita: di numero e di credibilità.
    Il movimento dei ciclisti italiani può continuare a contare sulla Fiab.
    Grazie, comunque, degli stimoli che hai voluto darci

  3. fausto 24 novembre 2012 a 7:19 pm #

    Ho alcuni colleghi che fanno parte di Fiab, e sono un affezionato utente della bici nella mia quotidianità. Capisco la necessità di fare seria pressione sulle istituzioni, ma non scarterei a priori le gite in bicicletta. Il problema di chi va in bici è la visibilità: sembriamo trasparenti, è facile ignorarci. La sfida dei prossimi anni secondo me è quella di riuscire a catturare l’attenzione del pubblico: i politici generalmente si adattano!

  4. Marco Alfano 25 novembre 2012 a 10:56 pm #

    Il mio punto di vista da tesoriere di una piccola associazione con il numero dei soci in calo è il seguente:
    1) Come nella mia piccola associazione anche la FIAB dovrebbe fissare degli obiettivi a medio/lungo termine “chiari e condivisibili” da raggiungere tramite piani d’intervento “continuo” che fissino degli obiettivi intermedi di breve periodo.
    2) Non spaventarsi quando si tratta d’incassare soldi da parte di sponsor e partner, perché le risorse economiche sono fondamentali per obiettivi ambiziosi come quelli che si deve prefiggere la FIAB e perché solo con le risorse economiche si possono “stipendiare” dei tecnici più preparati di quelli che ci aiutano solo su base volontaria o ancora meglio “incentivare” chi ci collabora gratuitamente. Ricordiamoci che siamo alla guida di associazioni senza scopo di lucro e non associazioni di volontariato e nessuno c’impone di chiudere i nostri bilanci in perdita (soprattutto se dovessimo considerare il tempo tolto alle nostre famiglie o al nostro lavoro!!!)
    3) Cogliere al volo e con coraggio il positivo periodo storico in cui viviamo dove tutto è crisi e la bicicletta è il mezzo ideale (intelligente ed economico soprattutto) che può far traghettare “mentalmente” il nostro paese verso lidi migliori fatti di eco-sostenibilità e rispetto dell’ambiente. Perché ricordiamoci lo “sviluppo sostenibile” può essere validamente perseguito solo tramite un motore eco-sostenibile come la bicicletta, mezzo da noi tanto sponsorizzato ed incentivato!

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