Archivio | febbraio, 2012

#salvaiciclisti, seconda settimana ( @riotta ma dicevi sul serio?)

22 Feb

Oggi si chiude la seconda settimana di campagna #salvaiciclisti.

Mentre in Parlamento continua la raccolta di firme per la presentazione del disegno di legge “Salva Ciclisti” anche le amministrazioni locali stanno poco alla volta dichiarando il proprio appoggio alla nostra campagna. Il primo in assoluto ad averlo fatto è stato il Sindaco di Cernusco sul Naviglio (MI), seguito dal Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ieri ha rotto gli indugi attraverso twitter e Facebook: “Aderisco all’appello #salvaiciclisti. La sicurezza è il primo requisito per una #Milano realmente ciclabile”, ha dichiarato.

Pisapia, Sindaco di Milano

Il suo tweet è stato seguito immediatamente da una replica agghiacciante da parte di Gianni Riotta, ex direttore del TG1 e del Sole 24 Ore: “Bene Sindaco in cambio i ciclisti non arrotino noi pedoni sul marciapiede, zigzagando contromano, non fermandosi al semaforo”.

La replica di Riotta dimostra una miopia sconcertante: come è possibile che una firma tanto apprezzata del giornalismo italiano non si renda conto che la presenza di ciclisti sui marciapiedi altro non è che il segnale che le persone hanno paura di affrontare le strade delle città giacché queste sono invase da automobili che chiedono sempre più spazio laddove non ce n’è? E poi, ammesso che il buon Riotta abbia letto gli 8 punti del Manifesto del Times, in quale misura ritiene che questi possano andare a discapito della sicurezza dei pedoni nelle nostre città?

Chiedere città a misura di ciclista vuol dire chiedere città con meno traffico, maggiori spazi per le persone, meno PM10 (e quindi meno malattie cardiovascolari), maggiore sicurezza anche per i pedoni. È per questo motivo che non ci stancheremo mai di ripetere che #salvaiciclisti è una campagna di civiltà e di buon senso, non di un gruppo di persone in lotta contro un altro.

A poche ore dall’adesione di Pisapia, anche il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha fatto conoscere la propria intenzione di aderire a #salvaiciclisti. Gli altri sindaci, tacciono, ma per quanto tempo ancora?

Chi non tace, invece, sono tutti coloro che si sono iscritti al nostro gruppo su Facebook: ci stiamo organizzando in sottogruppi a livello territoriale, perché la realtà di Roma ha priorità differenti da quella di Palermo o di Bolzano e perché anche geograficamente le amministrazioni comunali devono essere stimolate in modo differente per la realizzazione di città più vivibili.

Domani intanto la proposta di legge nata dagli 8 punti del Manifesto del Times verrà presentata in Parlamento in Inghilterra, sottoscritta da 67 parlamentari. Oggi alle 18:30 una biciclettata organizzata da un coordinamento di cicloblogger londinesi passerà proprio sotto il parlamento per ricordare l’importanza della sicurezza dei ciclisti per promuovere città più vivibili.

Chiunque volesse sostenere #salvaiciclisti può farlo unendosi agli altri 6.300 sul gruppo su Facebook, oppure può utilizzare l’hashtag #salvaiciclisti in tutte le proprie comunicazioni su Twitter.

Tutti gli  aggiornamenti li trovate sulla pagina: facebook.com/salvaiciclisti

Il segreto di #salvaiciclisti

21 Feb

In questi giorni si è fatto un gran parlare della campagna #salvaiciclisti per tutto il clamore che abbiamo scatenato.

Più volte mi sono chiesto se ne sia stato capito il senso o se è stata invece interpretata come l’ennesima protesta di stampo corporativo che avviene in Italia: prima i tassisti, poi i camionisti, adesso i ciclisti…

I guru del marketing non fanno che ripetere che una campagna di comunicazione per avere successo deve individuare un sentire comune e canalizzarlo per permettere al destinatario del messaggio di identificarsi con il messaggio stesso: noi con #salvaiciclisti abbiamo messo in pratica questo insegnamento e ci siamo rivolti a tutti coloro che ogni volta che hanno letto la notizia di un ciclista assassinato sulle strade si sono visti a terra coperti da un lenzuolo bianco e accanto la propria bicicletta distrutta. Ma non solo a loro, ci siamo rivolti a tutti coloro che vedono nella buona educazione un valore sia sulle strade, sia fuori.

Da anni i media ci stanno propinando le eroiche gesta di tutti quei cafoni che grazie alla propria furberia ce l’hanno fatta: tronfi evasori fiscali, paparazzi, insultatori professionisti, donnine disposte a sposare il primo miliardario che passa per sistemarsi, ricattatori seriali, odiatori pagati, raccomandati eterni, cocainomani moralisti, uomini che non devono chiedere mai. Nonostante il modello suggerito dai media, però, credo che la maggioranza degli Italiani sappia dire ancora “per favore” e “grazie”, rispetti le file, paghi le tasse, chieda lo scontrino, non abbia mai ricevuto o dato una bustarella, ceda il posto agli anziani sugli autobus e non occupi il posto auto riservato ai disabili.

Gli italiani ben educati sono quella massa silenziosa che non viene mai mostrata in televisione perché non fa notizia: non uccide nessuno, non ruba, non urla e non protesta. Internet ha però cambiato il modo di fare informazione ed è per questo che #salvaiciclisti ha avuto un successo così improvviso e inatteso. Perché la campagna #salvaiciclisti è riuscita a canalizzare il desiderio di normalità e di buona educazione trasformando ogni singolo account di posta elettronica, di Facebook e di Twitter in un piccolo editore che convogliava lo stesso messaggio. Infatti, cosa c’è di più normale di andare in giro in bici per la propria città come facevano i nostri nonni senza il timore di essere uccisi da un autista prepotente o sbadato? Che cosa è la buona educazione se non il rispetto per le regole che ci sono e per tutti coloro che ci circondano, siano essi in sella ad una bici o a piedi sulle strisce pedonali?

Al di là della speranza che il disegno di legge “salva ciclisti” venga approvato in Parlamento e poi applicato dalle amministrazioni locali, quello che mi auguro fortemente è che i partiti politici che si sono accorti della campagna #salvaiciclisti vogliano agevolare questo disgelo dell’Italia dall’inverno della cafonaggine per facilitare l’arrivo di una primavera di normalità e di buona educazione.

La campagna #salvaiciclisti intanto prosegue: stiamo parlando attivamente con le istituzioni e stiamo lavorando ad un rilancio forte del nostro messaggio. La European Cycling Federation ha iniziato a raccontare la nostra storia in giro per l’Europa a mo’ di esempio da seguire e ci aspettiamo a breve il coinvolgimento dei principali blog europei in materia di ciclismo e ciclabilità.

Ieri non ci sono stati morti sulle strada, ma un evento ci ha lasciato ugualmente con l’amaro in bocca: la ghost bike dedicata al piccolo Giacomo, investito da un tram dopo aver cercato di evitare lo sportello di un’auto parcheggiata in doppia fila, è stata mutilata. Ci auguriamo che non sia vandalismo, ma solo un furto di qualcuno che non conoscesse il senso di quella bicicletta verniciata di bianco.

 

La ghost bike in ricordo di Giacomo Scalmani, 12 anni.


Chiunque volesse sostenere #salvaiciclisti può farlo unendosi agli altri 6.150 sul gruppo su Facebook, oppure può utilizzare l’hashtag #salvaiciclisti in tutte le proprie comunicazioni su Twitter.

Tutti gli  aggiornamenti li trovate sulla pagina: facebook.com/salvaiciclisti

#salvaiciclisti, Enrico Gilardi

20 Feb

Oggi basta andare sul sito di un qualunque quotidiano, per vedere la notizia del giorno: 3 militari italiani sono morti in un incidente stradale in Afganistan. È una faccenda seria, talmente seria che il presidente del CONI ha invitato tutte le federazioni sportive ad osservare un minuto di silenzio in tutte le competizioni sportive di questa settimana.

Dal momento della creazione dell’ISAF (la forza di pace che opera in Afganistan) sono passati poco più di dieci anni. In questo frangente di tempo,  ben 47 Italiani sono morti in Afghanistan: 28 uccisi in combattimento, 10 in incidenti stradali, 2 di infarto, 1 per un colpo partito accidentalmente durante il caricamento della propria arma, 1 di malattia, 1 in un incidente aereo e 1 suicida.

Nello stesso periodo di tempo i ciclisti uccisi sulle strade italiane sono stati 54 volte tanti e non ricordo neppure un minuto di silenzio per nessuno di loro, nessuno di loro è stato chiamato “eroe”. L’ultimo è stato Enrico Gilardi, Milanese, schiacciato il giorno prima del suo settantunesimo compleanno dal solito autotreno che non lo ha visto.

Il luogo dell'incidente

Per lui niente minuti di silenzio, niente prime pagine, niente parole commosse da parte del Presidente della Repubblica, ma solo il solito trafiletto in cronaca con descrizioni raccapriccianti. Al suo funerale non stenderanno un tricolore sul suo feretro, nessuno sbatterà i tacchi sull’attenti e i politici non piangeranno le lacrime delle grandi occasioni.

È anche per Enrico Gilardi e per la sua famiglia che la campagna #salvaiciclisti va avanti. Il gruppo su Facebook ha raggiunto ormai quota 6.000 iscritti e, mentre aspettiamo che la proposta di legge contenente gli 8 punti del manifesto del Times venga presentata in parlamento per la calendarizzazione, abbiamo registrato le prime adesioni anche da parte di sindaci e assessori locali e di tantissime persone comuni che hanno donato il proprio volto, la propria voce e tutta la propria contagiosa allegria alla campagna.

Se anche tu vuoi contribuire alla diffusione della campagna, partecipa al nostro gruppo su Facebook e invita tutti i tuoi amici a farlo utilizzando la tua bacheca: https://www.facebook.com/groups/salvaiciclisti/

Oppure, registra un video in cui dici “salva i ciclisti” e mandalo a salvaiciclisti.video@gmail.com per dare un volto alla nostra campagna. 

#salvaiciclisti, seconda vittoria.

17 Feb

Ieri è stata una giornata storica per molti punti di vista.

È stata storica perché tre ciclisti uccisi sulle strade in meno di 24 ore in inverno, non si vedevano da molto tempo: il primo è avvenuto a Monza, dove un uomo di 40 anni è stato travolto e ucciso, il secondo a  Loreo (RO), il terzo a Milano, schiacciato da un camion. Per la cronaca, l’assassino di Loreo non ha ancora un nome perché si è dato alla fuga subito dopo l’impatto. I giornali lo chiamano pirata della strada, io lo chiamo criminale, perché non voglio che si crei la minima analogia tra la sua schifosa vigliaccheria e il brillante eroismo del vero pirata, Marco Pantani.

È stata storica perché ieri è iniziata la raccolta firme al progetto di legge che sarà depositato oggi in Parlamento. Il disegno di legge “salva ciclisti” che ripropone gli 8 punti del manifesto del Times ha ottenuto oltre 60 adesioni bipartisan: un risultato importante, ma di gran lunga inferiore ai 138 parlamentari sedicenti “Amici della Bicicletta” sui quali ci aspettavamo di poter contare. Il testo della proposta di legge e i nominativi dei parlamentari firmatari li potete trovare sul blog Rotazioni.

È stata storica perché per la prima volta nella storia Italiana, un’iniziativa popolare è approdata in Parlamento senza il sostegno di partiti, personaggi illustri o giornali, ma semplicemente attraverso una valida strategia di guerriglia mediatica e il tam tam sul web e, per giunta, in soli 10 giorni. Persone qualunque hanno costretto i giornali a parlare (in inverno!) di bicicletta e di sicurezza per i ciclisti e hanno fatto tanto rumore da svegliare la Camera dei Deputati e il Senato. Adesso iniziamo a registrare anche le prime reazioni da parte delle amministrazioni comunali: Pierfrancesco Maran, Assessore alla Mobilità e Ambiente del Comune di Milano, ha rotto gli indugi e ha comunicato su Facebook che tra qualche giorno inizieranno a pedalare con #salvaiciclisti.

Proprio le amministrazioni comunali sono il nostro prossimo obiettivo: chiunque conosca anche solo un poco l’Italia sa bene che non è la mancanza di leggi che rovina il paese, ma la mancata attuazione di quelle che abbiamo. Il nemico da combattere per noi NON è l’automobilista, ma il lassismo di chi permette che sulle strade Italiane avvengano così tante infrazioni e che queste rimangano impunite.

#salvaiciclisti non è un’azione corporativista che vuole difendere una categoria a scapito di un’altra. #salvaiciclisti è soprattutto un segnale che proviene da tutti coloro che sono disposti a rimboccarsi le maniche e a dedicare il proprio tempo libero per il miglioramento della qualità della vita di tutti. Siamo straordinariamente tanti.

Se vuoi supportare #salvaiciclisti puoi aderire al nostro gruppo su Facebook e unirti agli altri 5.500 membri oppure utilizzare l’hashtag #salvaiciclisti in tutte le tue comunicazioni su Twitter.

 

Tutti gli aggiornamenti sulla campagna li trovi su facebook.com/salvaiciclisti

#salvaiciclisti, nono giorno

16 Feb

Nonostante la nostra campagna di sensibilizzazione per maggiore sicurezza sulle strade per i ciclisti, il numero dei ciclisti assassinati sulle strade italiane dall’inizio dell’anno è salito a 41: gli ultimi due in ordine di tempo sono una signora di 65 anni di Ferrara falciata da un automobile a pochi metri da casa ancora con le borse della spesa sul manubrio  e un pensionato di Boffalora Ticino anch’egli travolto da un auto su una strada sprovvista di ciclabili.

Sono notizie scomode, che vengono spesso nascoste tra le pagine di cronaca dei giornali locali, ma che si ripetono ad una velocità sconcertante. Capiamoci bene: le vittime non erano dei baldi giovani in bici da corsa, di quelli che invadono la carreggiata in gruppo e che vengono spesso accusati di prepotenza perché rallentano il traffico. Erano delle persone comuni che usavano la bici per quello che è: un mezzo di trasporto.

 Anche per loro che la campagna #salvaiciclisti non si ferma e sta ampliando sempre di più la propria portata: ieri la Repubblica ha destinato un’intera pagina alla nostra iniziativa e anche la versione on-line ha pubblicato un articolo cliccatissimo sulla rete. Proprio ieri anche il manifesto si è finalmente schierato dalla parte dei ciclisti con un articolo molto sentito a nostro sostegno. Continua anche il sostegno della Gazzetta dello Sport. Ancora nessuna notizia invece dalla Stampa di Torino: iniziamo a preoccuparci, preghiamo i familiari dei redattori di rassicurarci sulle loro condizioni di salute.

Sempre nella giornata di ieri è iniziata la raccolta di firme in Parlamento per la presentazione del disegno di legge “#salvaiciclisti” le adesioni sono buone e coinvolgono tutti gli schieramenti politici; pare che qualche buontempone abbia tirato fuori nuovamente la questione del casco obbligatorio per i ciclisti. Ad ogni modo il ddl sarà presentato domani in modo ufficiale.

Intanto le adesioni alla campagna #salvaiciclisti su Facebook hanno già raggiunto l’impressionante cifra di 5.250 adesioni, mentre su Google si contano già oltre 22.000 risultati per la stringa “#salvaiciclisti”.

Se vuoi sostenerci, puoi utilizzare l’hashtag #salvaiciclisti in tutte le tue comunicazioni su Twitter e puoi seguire e condividere gli aggiornamenti della campagna dalla pagina ufficiale su Facebook.

Chiunque abbia una telecamera o qualunque oggetto in grado di registrare video, ci si posizioni davanti, dica “salvaiciclisti” e lo invii a salvaiciclisti.video@gmail.com. Vediamo cosa ne verrà fuori.

Se poi hai una foto di qualche pista ciclabile pensata e realizzata particolarmente male, inviala a bicisnob@gmail.com

In attesa di ulteriori sviluppi, lasciamo la parola a Marta che è colei che ha reso possibile tutto questo: