Il vero prezzo della benzina

26 dic

In questi ultimi giorni su Facebook è impazzata una minuscola protesta da parte di automobilisti infervorati  per il prezzo della benzina, sul quale a dir loro incide in modo eccessivo la mano dello stato. Secondo Wikipedia, circa il 60% del prezzo alla pompa  è composto da accise, tra cui il contributo per la guerra di Abissinia del 1935, quello per il disastro del Vajont del 1953, quello per il rinnovo del contratto dei ferrotranvieri del 2004 e il decreto “Salva Italia” del 2011  a cui si aggiunge, ovviamente, l’IVA.

A gennaio 2012 la benzina senza piombo toccherà il tetto record di 1,80 €, ma se il 60% del prezzo va allo stato, questo vuol dire che il vero costo di un litro di benzina si dovrebbe aggirare attorno ai 72 eurocent? Beh, dipende.

I 72 eurocent dovrebbero comprendere i costi di ricerca ed estrazione del petrolio, del trasporto del greggio, della raffinazione, quindi della distribuzione della benzina, a cui si aggiungono il margine della compagnia petrolifera e del benzinaio, più tutte le spese di marketing e pubblicità.

Però ci sono altri costi derivanti dall’uso della benzina che non rientrano all’interno di questo computo ma che devono essere necessariamente sostenuti da qualcuno. Gli economisti li chiamano “esternalità“.

Tra le esternalità possiamo inserire ad esempio i periodici sversamenti di petrolio in mare causati da questa piattaforma petrolifera difettosa o da quella petroliera incagliata. In questo caso chi paga l’esternalità è l’ecosistema, quindi i pesci morti, i pellicani e i cormorani ricoperti di catrame, i pescatori, gli addetti al turismo e, a volte, il diretto responsabile dello sversamento.

Un’altra esternalità è il contributo al riscaldamento globale derivante dalla combustione della benzina. Un litro di benzina genera 2,35 kg di CO2. Da quando è stato aperto il mercato dei carbon credit, questo costo è diventato monetizzabile, quindi intorno ai 15 eurocent per ogni litro di benzina consumato.

Ma la CO2 è solo una degli inquinanti immessi in atmosfera dalla combustione della benzina: polveri sottili, monossido di carbonio, biossido di azoto, benzene sono alcuni degli inquinanti responsabili di 19.000 morti ogni anno solo in Italia per infarto, malattie cardiovascolari, tumori ai polmoni. 19.000 morti quanto fa in euro al litro?

E poi ci sono i costi per la “messa in sicurezza” degli impianti di estrazione di petrolio. Un’operazione come l’invasione dell’Iraq e l’occupazione del paese per 8 anni è costata solo agli USA poco meno di mille miliardi di dollari a cui si aggiungono 4.404 soldati americani caduti e una cifra compresa tra i 100.000 e un milione di  Iracheni morti. A prescindere dal fatto che la guerra in Iraq sia stata scatenata per il petrolio o per motivi umanitari, resta però il fatto che i maggiori produttori di petrolio al mondo siano proprio i paesi tendenzialmente meno rispettosi dei diritti umani e con i più bassi indici di democrazia. In questo caso chi paga l’esternalità sono le popolazioni che hanno la sfortuna di vivere in un territorio ricco di greggio.

Come riporta il video che segue, se si tenesse conto anche delle esternalità, un litro di benzina dovrebbe costare fino a 3 € a cui bisogna poi aggiungere (ovviamente) tasse e accise per un totale di circa 4,70 €.

Pedalate gente, pedalate.

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14 Risposte to “Il vero prezzo della benzina”

  1. Filippo 26 dicembre 2011 a 10:37 am #

    Completamente d’accordo!
    Ne parlavo anche io qualche giorno fa..;)
    http://www.bicizen.it/news/bicitellers10/

    • Paolo Pinzuti 26 dicembre 2011 a 11:32 am #

      ciao Filippo,
      è bello sapere che c’è una piccola massa critica là fuori… :)

      • Filippo 26 dicembre 2011 a 12:15 pm #

        Io avevo ipotizzato 10 euro al litro. Sono stato un pò largo.. però meglio così!
        PS: si si.. ci siamo.. anche se è vero che siamo un pò..piccoli..;)

  2. Ferruccio 26 dicembre 2011 a 11:23 am #

    Bravissimo Paolo, questo è discorso che sostengo da tanto tempo.
    In Sicilia ad esempio ritorna periodicamente a cantare la sirena della defiscalizzazione della benzina. La cosa “divertente” è che uno degli argomenti che si portano a sostegno di questa tesi è la compensazione per la presenza di vari grossi impianti di raffinazione sull’isola. Un vero colpo di genio. Ridurre il prezzo alla pompa ha l’effetto immediato di aumentare i consumi con proporzionali ricadute sanitarie sia relative alla combustione dei prodotti finiti che a causa della maggior quantità di greggio da raffinare. Un ottimo sistema per fare gli interessi della popolazione siciliana.

    Tra l’altro il sistema delle esternalizzazioni dei costi è tipico anche di altri settori economici.

    • Paolo Pinzuti 26 dicembre 2011 a 11:48 am #

      Purtroppo la Sicilia sul fronte lavoro è facilmente ricattabile.
      O mangi questa minestra…

      Spero che un giorno avremo occasione di parlare di persona fino allo sfinimento di questi temi.

      • Ferruccio 26 dicembre 2011 a 10:31 pm #

        Mi farebbe veramente piacere conoscervi. Magari si potrebbe organizzare un giro in bici…

  3. Alessandro Massone 26 dicembre 2011 a 4:05 pm #

    Bell’articolo, dati interessanti ed ennesima dimostrazione della maledizione che è la nostra dipendenza dal petrolio. E capisco, dal taglio del vostro blog, perché concludere con quel “Pedalate gente, pedalate.”
    Ma la verità è che per tre quarti della popolazione italiana, fuori dai grandi centri, è impensabile fare affidamento sulla bicicletta come mezzo di trasporto. Persone che, tra andata e ritorno, fanno magari più di centocinquanta chilometri al giorno, per lavoro, per vedere i propri cari, per divertimento.

    La soluzione al problema è far scendere i prezzi della benzina, non proporre di andare in bicicletta—è quasi insultante.

    • Paolo Pinzuti 26 dicembre 2011 a 4:29 pm #

      Far scendere i prezzi della benzina? E chi paga?
      Perchè invece non chiedere il potenziamento del servizio pubblico?
      Perchè non chiedere il telelavoro al proprio datore di lavoro?
      Perchè nella Turchia che non si vuole fare entrare in Europa ci sono i pulmini messi a disposizione dalle aziende che raccattano i lavoratori in giro per la provincia per portarli al lavoro? Perchè in Italia invece le tangenziali sono intasate da autisti soli al volante?

      Alessandro, prima di chiedere di abbassare i prezzi della benzina si deve trovare qualcuno disposto a sostenerne i costi.

      Ciao.

      • Graziano 26 dicembre 2011 a 8:53 pm #

        Sono d’accordo al 100×100! Non serve abbassare il costo ma potenziare la rete pubblica dove auto con un passeggero solo prolificano! Del resto noi e mi ci metto pure io anche se vado a pedali o a metano, dobbiamo diminuire in rischio ora altissimo di inquinamento atmosferico! Altro che diminuire il costo
        ciaoo

    • Filippo 26 dicembre 2011 a 4:45 pm #

      La classica scusa di chi nasconde dietro un dito.
      La carenza, ormai cronica, del trasporto pubblico non fa che incentivare (purtroppo) l’usom dell’automobile, ma sicuramente ci sono tante persone, anzi direi tantissime, che costruiscono le loro esigenze intorno alla presenza dell’automobile.
      Tutto si può fare. Basta volerlo fare.
      Certo chi ha la sfortuna di lavorare lontano, può essere in parte giustificato, ma da qui a estendere questa “giustificazione” a chi ha l’asilo, il lavoro o il supermercato sotto casa il passo è brevissimo.
      Io faccio personalmente delle indagini tra colleghi e amici, per conoscere le loro situazioni di mobilità, e mi pare di concludere che “il culo pigro” ce l’abbiano in molti.

  4. Filippo 27 dicembre 2011 a 8:00 pm #

    Si diceva appunto..
    http://www.repubblica.it/ambiente/2011/12/27/news/marea_nera_nigeria-27263695/

    • Paolo Pinzuti 28 dicembre 2011 a 10:03 am #

      Proprio ieri uno dei guru della green economy pubblicava un articolo sul tema degli sversamenti di petrolio , dicendo che la soluzione dovevano essere regolamentazioni più stringenti (in acque internazionali?) un maggiore controllo.
      Nessun riferimento alla riduzione della domanda di petrolio, etc.
      Purtroppo anche gli ambientalisti col culo pigro sono moltissimi.

  5. Silvia 28 dicembre 2011 a 7:25 pm #

    Effettivamente è vero: per “tre quarti della popolazione italiana, fuori dai grandi centri, è impensabile fare affidamento sulla bicicletta come mezzo di trasporto”. Ma quanti di questi tre quarti si trova in questa situazione non per sua colpa?
    Quanti sono gli italiani che si trasferiscono fuori città, passando da un appartamento a 3-4 km dal luogo di lavoro a villette con giardino distanti anche 20 o 30 km, per poi asfissiare i cittadini coi loro macchinoni dal lunedì al venerdì, quando invadono la città per venire a lavorare – la stessa città che hanno abbandonato “perchè caotica e inquinata”?
    C’è solo una parola adatta a definirli: ipocriti.

  6. marta 30 dicembre 2011 a 1:22 pm #

    è una vergogna ma d’altronde in paesi come il nostro siamo costretti ad affidarci alla propria auto visto che la bicicletta non è sempre comoda ed i trasporti pubblici fanno schifo.
    quanto bello era andare in giro a londra in bicicletta e non dover esser schiavi della benzina!

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