Ciclisti, padroni della strada

27 Set

Negli ultimi anni ho avuto occasione di muovermi molto, cambiare città e colleghi, conoscere gente nuova e confrontarmi spesso e volentieri su un tema molto caro agli automobilisti di ogni paese: l’arroganza dei ciclisti che si sentono padroni della strada.

Generalmente il principale problema denunciato dagli automobilisti è il senso di insicurezza derivante dalla presenza dei ciclisti sulle strade. È proprio la fragilità di questi ultimi che genera fastidio. A questo si aggiungono poi l’incoscienza, il disprezzo delle regole, l’ostruzione al traffico tipici di chi decide di usare la bicicletta.

Ho sempre trovato paradossale la logica per cui tra una bicicletta e un’automobile chi riesce a generare più pericolo sia la bicicletta, per non parlare poi del tema del traffico che seguendo questa logica sembra sia da imputare principalmente a noi arroganti ciclisti che intasiamo le arterie delle città. Mi piace chiamare questo fenomeno “paradosso dell’automobilista”.

A questo punto sono costretto ammettere che se esiste un paradosso dell’automobilista è anche un po’ merito mio che, nel mio piccolo, faccio di tutto per mantenerlo vivo.

Innanzitutto ogni volta che posso cerco di evitare le piste ciclabili.

La creazione di piste ciclabili, oltre ad essere l’unità di misura farlocca con cui un’amministrazione pubblica può dimostrare il proprio impegno nei confronti della mobilità sostenibile, nasce come diretto corollario del paradosso dell’automobilista: le strade sono state costruire per le automobili, se vuoi pedalare (perché evidentemente hai del tempo da perdere) usa la pista ciclabile.

Esempio di pista ciclabile

Pedalare su una ciclabile però significa fare i conti con pavimentazioni spesso sconnesse, con signore a spasso con il cane utilizzando guinzagli telescopici, con ostacoli più o meno fastidiosi, con veicoli parcheggiati in assoluta libertà.

Un breve ma efficace documentario sul perché non usare le ciclabili

Non  solo evito le piste ciclabili, ma una volta in strada cerco di mantenermi verso il centro della corsia: perché in prossimità del ciglio della strada si accumulano detriti potenzialmente pericolosi e perché stando più o meno in mezzo alla corsia, costringo gli automobilisti a rendersi conto della mia presenza e mi lascio una via di fuga a destra per far fronte alle emergenze. Oltretutto, pedalando verso il centro della corsia rivendico apertamente il mio diritto a usare la strada insieme a tutti gli altri veicoli, grandi o piccoli che siano.

Inoltre, ogni qual volta incontro altri ciclisti, tendo ad unirmi a loro in modo da proteggerci a vicenda, socializzare, schermarci dal vento e  renderci maggiormente visibili.

So che in questo modo creo un senso di malessere in coloro che pagano le accise sulla benzina, il bollo, l’assicurazione obbligatoria e tasse varie sullo smaltimento dei rifiuti e sulla rottamazione del veicolo. Per questo voglio chiedere scusa.

Chiedo scusa perché con la mia bicicletta rendo meno sicura la vostra guida, generando quindi traffico e rumore che rendono invivibili le vostre città. Chiedo scusa perché vi faccio arrivare tardi a tutti gli appuntamenti; chiedo scusa perché con la mia bicicletta metto a repentaglio la vostra vita e con lo sfregamento dei pattini dei freni contribuisco all’innalzamento delle polveri sottili. Chiedo scusa perché non mostro l’opportuno rispetto nei confronti di quel superbolide per cui avete rinunciato all’ultima settimana di vacanza in Agosto. Chiedo scusa per tutte quelle volte in cui la prepotenza dei miei pedali vi ha fatto sentire a disagio e per tutte le volte in cui lo farà ancora in futuro.


Ho chiesto scusa. Adesso voi potreste chiedere scusa ai vostri figli a cui avete negato il piacere di giocare a palla in strada o di andare a scuola in bicicletta. Che ne dite?

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5 Risposte to “Ciclisti, padroni della strada”

  1. Nele Steukers 3 ottobre 2011 a 11:18 am #

    remarkable how cyclists develop -seperately- the same “techniques” for their own safety:
    “e mi lascio una via di fuga a destra per far fronte alle emergenze.”
    i do it too, and it had saved me form sore elbows or other sorrow several times

  2. Ferruccio 24 ottobre 2011 a 1:21 pm #

    Non credo che il paradosso sia nell’automobilista, ma nel ciclista http://frrfrc.blogspot.com/
    Quella dell’autombilista è l’arroganza del più forte.
    Comunque anche io tendo ad evitare di mettermi troppo di lato.

  3. riky76 18 novembre 2011 a 11:24 am #

    la penso esattamente così, basta un mese passato in una qualsiasi città andando in bici per necessità (sia il classico pendolarismo, sia l’uscire la sera con gli amici) che tutte queste cose balzano all’occhio ed il comportametne che si tiene alla guida della bici diventa esattamente quello da te descritto, ne va della sopravvivenza.
    Sono comunque convintoche il vento inizi a mutare direzione, qui in torino vedo sempre più gente in bici, alla critical mass la scorsa settimana eravamo in un quarantina e sono convinto che le persone, una alla volta, possano cambiare punto di vista, semplicemente provando a fare cose che prima pensavano assurde…come il metterci meno tempo ad andare al lavoro in bici anzichè in auto.

  4. Guido Fontani 26 aprile 2013 a 4:57 pm #

    Paolo, ti spiace se uso il disegnino che hai pubblicato in questo post, gli automobilisti che pensano alla bici, per un volantino a favore della ciclabile nomentana?

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