Oggi ero a Milano e dalle parti di via Dante sono stato fermato da un’attivista di Greenpeace in casacca verde di ordinanza. Avendo mezz’ora di attesa prima di andare a prendere il treno, ho pensato di fermarmi a parlare con un mio “simile” per condividere qualche impressione.
Non sto qui a raccontarvi tutta la conversazione avuta, ma fatto sta che a un certo punto, nell’elencarmi i motivi per cui è meglio passare dal pagamento vi bollettino al pagamento della quota via RID, il giovane promotore ha detto una cosa del tipo “e poi lo puoi interrompere quando vuoi, basta una telefonata e sei a posto: io l’anno scorso ho rotto la macchina e ho sospeso per 4 mesi la donazione a Greenpeace.”
“La macchina?”
“Si, certo, 2mila euro ho speso di riparazioni”
“Tu hai la macchina?”
“Per forza, ho la fidanzata che vive in provincia e come faccio senza macchina?” mi ha risposto, con la stessa naturalezza con cui si ammette di ingerire carboidrati.
A quel punto io gli ho chiesto quali fossero le ultime campagne di Greenpeace e lui mi ha elencato quella rivolta ai grandi marchi della moda per spostarsi verso modelli di produzione più sostenibili, poi quella contro la Shell affinché non trivelli l’artico e quella contro la Volkswagen per la riduzione delle emissioni inquinanti delle automobili prodotte…
“Non credi che forse, oltre a chiedere alle grandi aziende di comportarsi in maniera più etica, lo dovremmo fare anche noi nel nostro piccolo? Magari abbracciando stili di vita diversi, magari rinunciando all’automobile privata…” Gli ho chiesto.
“Viviamo in un mondo fatto così, l’automobile è una necessità. E poi il settore trasporti non è poi così impattante sul clima, quello che conta davvero è la produzione di energia e per questo Greenpeace bla bla contro Enel bla bla bla”
Mi ha lasciato senza parole e me ne sono andato a prendere il treno ripensando ad una vignetta trovata qualche tempo fa su un libro.


E’ la storia della mia vita !
A Roma, visto che siamo poetici e politically-correct, dicimo “Semo tutti bboni affà i froci cor culo dell’artri !”.
Non so se mi spiego …
oltretutto dice anche una cazzata sull’inquinamento: i trasporti sono al primo posto per impatto. Anche fossero al 6 posto (di che?) comunque effetti devastanti enormi. Dobbiamo però guardare anche in casa nostra: quanto l’ambientalismo (o Fiab, di cui faccio parte) ha trasmesso questo messaggio chiaro: “ogni mattina che accendi il motore causi disastri – provato a pensare se è davvero necessario?”
è il face to face bellezza. molto probabilmente il ragazzo non è affatto un attivista di greenpeace, ma un dialogatore diretto, una delle professioni del fundraising e per fare il dialogatore la selezione non avviene sulla base del proprio stile di vita, ma della capacità di vendere (sostegni con RID).
l’errore da imputare al ragazzo non è quello di avere l’auto, ma di averlo detto, non carenza di eticità, ma di professionalità.
Concordo con Stefania. Anyway, la vignetta è molto vera.
E’ una verità constatata negli anni (ne ho 70), non bastano i goverrni ne le leggi, occorre che il popolo cambi mentalità. E come? No tavole rotonde, no referendum, no leggi speciali. Ognuno di noi deve in proprio cambiare modello di vita, quindi non generalizzare. Il titolo è chiaro: “Tutti ambientalisti, col mondo degli altri.”
Scusami Stefania ma non contando coloro che non conoscono la lingua inglese, e forse non sono pochi, penso che rivalutare l’Italia sta anche nel riaffermare la nostra lingua. Possibilmente, e questo non è rivolto a Te ma alla moltitudine di persone pubbliche, per lo più televisive, doppiatori ecc, ma anche privati cittadini e cittadine, anche in ambiti insospettabili che utilizzano un linguaggio una volta definito da scaricatore di porto.