Sviluppo e sottosviluppo, Verona e Bogotà

17 set

All’apertura dell’Esposizione Internazionale del Ciclo 2012 alla fiera di Verona, dopo il presidente di Confindustria, Squinzi, ha preso la parola anche il Sindaco di Verona, Flavio Tosi: “Se Eica ha scelto Verona non e’ un caso: il nostro territorio, che e’ stato stata tappa del Giro d’Italia e dei mondiali di ciclismo, e’ da sempre legato a questo sport. E’ giusto, quindi, che una fiera venga organizzata in un luogo che ha tutte le potenzialità per accoglierla ed inneschi un processo virtuoso che valorizzi il territorio e ne sviluppi il genius loci”.

Proviamo per un attimo a immaginare che invece che una fiera della bicicletta, il sindaco Tosi avesse inaugurato una fiera dell’automobile o della motocicletta:  se in una simile circostanza avesse parlato di auto e moto come mezzi per la pratica sportiva, probabilmente qualche giornalista si sarebbe sentito in dovere di chiedergli se la sua definizione non fosse eccessivamente miope e riduttiva. Trattandosi, invece di biciclette, le parole di Tosi sono passate in secondo piano.

Questa vicenda è in qualche modo la cartina di tornasole dell’enorme differenza culturale tra i paesi del nord Europa e l’Italia: nonostante il nostro paese sia stato pioniere nella fabbricazione e nell’uso della bicicletta e nonostante oggi giorno anche i costruttori stessi di automobili parlino apertamente di “demotororizzazione”, ancora in molti non riescono a pensare alla bicicletta come a un comunissimo mezzo di trasporto.

Ma il problema culturale non riguarda tanto i comuni cittadini che sempre più si rendono conto dell’utilità della bicicletta per muoversi in città, ma soprattutto chi, abituato ad essere mollemente scarrozzato a destra e manca da autisti e factotum, non si rende neppure conto che possa esistere un’alternativa all’automobile in termini di mobilità.

Probabilmente però, nel caso particolare di Tosi, si va ben oltre la limitatezza di pensiero e di vedute: con quale faccia avrebbe infatti potuto parlare di mobilità ciclabile proprio lui che dirige la città con il quarto più alto tasso di incidentalità ciclistica in Italia ma si rifiuta di intervenire a riguardo, proprio lui che mentre riceve in dono biciclette regalate dall’ANCMA rifiuta ogni confronto con la associazione locale dei ciclisti urbani?

Una cosa è certa: i gap culturali possono essere colmati, ma contro la malafede c’è ben poco da fare.

A proposito di arretratezza culturale, ecco cosa ha detto il sindaco di Bogotà, capitale della Colombia:“Un Paese è sviluppato non quando i poveri posseggono automobili, ma quando i ricchi usano mezzi pubblici e biciclette.”

Forse vale la pena di chiederci se l’Italia sia un paese sviluppato o piuttosto sottosviluppato.

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4 Risposte a “Sviluppo e sottosviluppo, Verona e Bogotà”

  1. marco 17 settembre 2012 a 10:28 am #

    infatti, il punto è quello. Tosi ha solo descritto la realtà: verona è un territorio appassionatissimo di ciclismo da sempre, ma è una città pessima se uno vuole girare il bici.

  2. marcopie 17 settembre 2012 a 3:21 pm #

    L’Italia un paese sviluppato male, malissimo…. :-(

  3. Federico Del Prete 17 settembre 2012 a 4:06 pm #

    Se avesse inaugurato la fiera della melanzana, avrebbe detto che Verona è la patria della parmigiana, con evidente intreccio di toponomastica. Aspettiamo quindi l’inaugurazione di Padova (Expobici, dal 22 al 24) per sentire cosa dirà Flavio Zanonato (PD). Se fossi in lui, mi preparerei prima.

    Federico

  4. fausto 17 settembre 2012 a 6:59 pm #

    Il confronto con Bogotà è imbarazzante. Che figura.

    Comunque, se può consolare, qui a Modena e dintorni viaggiare in bici è un’avventura per temerari. Il mio timore è che un giorno o l’altro mi toccherà di montare un browning M2 sul manubrio.

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