Lo diceva Fabrizio De André in uno dei suoi capolavori “La cattiva strada”. Sembra una battuta, ma è la costatazione del livello del dibattito che in questi giorni riguarda la gestione della mobilità in Italia: la colpa è di chi muore.
E quindi, dopo la proposta di indecente di Quattroruote di voler imporre per legge il casco obbligatorio per i ciclisti (così dopo che li hanno investiti, una volta a contatto con l’asfalto, forse sopravvivono anche), ecco che arriva la proposta dell’Assessore alla Mobilità del Comune di Milano, Pierfrancesco Maran, di dotare di chicane gli attraversamenti pedonali più pericolosi della città.
Il motivo del provvedimento, lo specifica lo stesso Maran: «La sicurezza dei pedoni, e in generale delle cosiddette utenze fragili, per noi è una priorità assoluta e stiamo facendo tutto il possibile per ridurre il numero e la gravità degli incidenti».
Ma specifichiamo, non si tratta di chicane per rallentare le automobili che, viaggiando a velocità troppo elevata, corrono il rischio di non accorgersi neppure della presenza di pedoni che attraversano sulle strisce, ma sistemi per rallentare i pedoni stessi che, in questo modo, saranno costretti a fermarsi prima di attraversare la strada.
Quindi la logica è: se i pedoni ci lasciano la pelle (nel 35% dei casi proprio sulle strisce) è perché si lanciano con troppa veemenza sulle strisce pedonali senza essersi accertati precedentemente se stanno transitando automobili (poveri stupidi).
Eppure il codice della strada (art. 141, comma 4) parla chiaro: “Il conducente deve, altresì, ridurre la velocità e, occorrendo, anche fermarsi […] in prossimità degli attraversamenti pedonali e, in ogni caso, quando i pedoni che si trovino sul percorso tardino a scansarsi o diano segni di incertezza […]”. In violazione, è prevista un’ammenda che va da 39 a 159 euro.
Ecco che, invece di chiedere il rispetto delle regole, in modo da colmare quella discrepanza tra codice della strada scritto e quello realmente applicato, si preferisce chiudere ancora una volta un occhio e continuare a tollerare le cattive abitudini rendendo ancora più difficile la vita di chi è indifeso.
Con questo provvedimento l’assessore Maran ripropone un modello di gestione della cosa pubblica che potremmo definire “forte coi deboli e debole coi forti”e che invece di perseguire il meglio per la propria città che si vanta di essere un modello per le altre amministrazioni italiane, cerca di mettere toppe qua e là assecondando le cattive abitudini dei propri cittadini.
Mi si potrà rispondere che, in fondo, si tratta solamente di qualche attraversamento pedonale, che non è il caso di indignarsi per così poco, ma davvero se c’è una dote che non riesco ad apprezzare in un politico è la pavidità. Maran con questo provvedimento sta dimostrando di avere paura di migliorare la propria città e di essere rimasto fermo ad un concetto di consenso tipico dei politici di professione del ‘novecento (e da cui l’Italia sta faticosamente cercando di liberarsi). Maran ha 31 anni, è abbastanza giovane da potersi permettere degli errori dettati dall’eccesso di coraggio, quello che non si può permettere, però, è di commettere errori dettati dalla paura di cambiare.
Un gattopardo di 31 anni è davvero troppo per far finta di niente.
A proposito dell’attraversamento pedonale in via Beatrice d’Este, c’è una proposta sensata che si trova in rete: perché invece di una chicane per i pedoni non provvedere a creare un attraversamento pedonale a raso con il marciapiede? Fungerebbe da dosso per rallentare le automobili e renderebbe la vita più facile, non solo ai pedoni, ma anche ai disabili con carrozzina e alle mamme con passeggino che, allo stato attuale, sono solamente dei bersagli mobili della viabilità milanese e con la chicane, sarebbero addirittura impossibilitati ad attraversare.

Ancora polemica contro il dispositivo per i pedoni!
Il pedone va rispettato, il pedone deve rispettare la “stada”.
Non tollero che non si consideri che il pedone che attraversa senza guardare costringa l’automobilista a frenare improvvisamente per poi essere tamponato da un ciclista, che non dispone della stessa potenza frenante dell’auto.
Consideriamo la strada un mondo e non solo un giudizio dalla propria prospettiva.
scusa Marco, ma le automobili sono tenute a rallentare comunque in prossimità delle strisce pedonali, proprio per evitare di investire i pedoni che attraversano, anche se si buttano.
rallentare i pedoni? e perché non diciamo loro di starsene a casa?
Paolo, sono pensieri che condivido, faccio un’ulteriore precisazione:
Ho letto su salvaiciclisti che Londra ha numero decessi sulla strada di pedoni e ciclisti metà rispetto al nostro.
Londra adotta queste barriere di rallentamento o gincane da percorrere, è scomodo ma durante la percorrenza del dispositivo il pedone ha il tempo di prendere visione della strada.
Anche l’automobilista può notare il pedone che si appresta ad attaversare.
Quello che critico al pedone è la superficialità nell’attraversare la strada o nel percorrerla, questo è un giudizio personale da pedone ciclista automobilista.
Ritengo sbagliato l’attegiamento dell’automobilista che non rispetta il pedone fermo pronto ad attraversare.
Il pedone che “si butta” è il vero problema, mette a repentaglio la propria incolumità e scarica la responsabilità sull’automobilista o ciclista che lo investe.
In prospettiva del rinnovamento del parco veicoli viaggiante si ipotizza un sempre maggior numero di veicoli elettrici e silenziosissimi.
Se non si dedica attenzione alla cultura della strada le collisioni fra utenti della strada non termineranno mai
Se possiamo rallentare le auto a #30elode possiamo anche rallentare l’attraversamento del pedone.
Nota tecnica: il ciclista non ha la stessa potenza frenante perché non gli serve. Non dovendo fermare 1 t di lamiera gli basta la potenza frenante che ha e che gli permette di arrestarsi in uno spazio molto minore dell’auto a pari velocità iniziale. Non è questione di “potenza”, quanto piuttosto di efficienza di frenata.
Se un ciclista ti tampona è perché si è distratto o viaggia troppo in scia. La “potenza frenante” è una boiata che non c’entra nulla.
Le automobili sono tenute a rallentare ed eventualmente fermarsi se c’è anche solo un pedone fermo sul marciapiede in prossimità delle strisce. Se l’automobilista rispetta questo punto del codice non avrà bisogno di alcuna frenata improvvisa.
La cosa che stupisce me è la consolidata incapacità di qualsivoglia esponente politico di distinguere le soluzioni razionali dalle stronzate al fulmicotone (come quella presentata qui sopra). Mi piacerebbe sapere se c’è un solo altro esempio nel resto dell’Europa felix (Germania, Francia, Olanda Danimarca, Inghilterra…) di una “soluzione” del genere… Secondo me, no, almeno a quanto ho visto finora girando in tutti i paesi sopraelencati.
Pinz, scusa se mi abbandono allo sconforto, ma davvero questa è “la giunta” finalmente eletta dal “popolo della sinistra” che dovrebbe risolvere i problemi partendo da una “cultura della solidarietà”?
…maddeché???
Caro Pinzuti,
esattamente come mi ha fatto piacere partecipare alla presentazione del tuo libro qualche mese fa ci tengo a rispondere a questo tuo post di cui condivido a stento la punteggiatura.
Se vai sul sito del Comune di Milano puoi trovare il piano per le zone 30 che abbiamo presentato avviando il lavoro con i consigli di zona a giugno 2012 (http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/!ut/p/c0/04_SB8K8xLLM9MSSzPy8xBz9CP0os3hHX9OgAE8TIwP_kGBjAyMPb58Qb0tfYwMDA_2CbEdFAJbRREs!/?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/ContentLibrary/giornale/giornale/tutte+le+notizie+new/mobilita%2C+ambiente%2C+arredo+urbano%2C+verde/zone_30_qualita_urbana), non puoi invece trovare l’elaborazione di una proposta di chicane per i pedoni, tanto è vero che tutti questi commenti sono ad interpretare un articolo agostano di Repubblica.
Credo che sia un vero errore mettere sullo stesso piano una strategia strutturata, fatta di confronti e progetti concreti con un intervento specifico. Anzi, in realtà non vengono neanche messi sullo stesso piano, perché di quel che vogliamo fare per le Zone 30 non fai alcuna menzione.
Così come non fai menzione del fatto che Milano ha realizzato, nel primo anno di nuova amministrazione, un provvedimento come Area C che ha ridotto il traffico del 34% in centro, con un -7% in tutta la città. Del fatto che alcune rilevazioni come quella del Tom Tom retrocedono Milano dalla settima alla dodicesima città più congestionata d’Europa. Del fatto che nella primavera 2012, rispetto all’anno precedente, dentro Area C si sono ridotti gli incidenti del 28% e gli incidenti con feriti del 14%, che la riduzione di incidenti per entrambe le categorie è del 14% in tutta la città. Del fatto che le isole pedonali sono cresciute del 25%.
Milano sta investendo in piste ciclabili più di quanto investe qualunque città italiana (8 milioni nel 2011, praticamente il doppio nel 2012), ma oggi è comprensibilmente difficile che i cittadini se ne rendan conto perché i risultati si vedranno non prima del 2014 e non potrebbe essere altrimenti perché bisogna fare progetti preliminari, definitivi, gare d’appalto, ecc… Per questo è importante il lavoro che stiamo facendo con le associazioni di ciclisti attraverso il tavolo della ciclabilità, per questo anche dentro la macchina comunale stiamo cercando di innovare per coordinare il piano e i singoli progetti, per questo stiamo attuando tanti altri interventi come le nuove stazione del bike sharing o la posa di rastrelliere, da questo settembre anche nei parcheggi di interscambio per favorire l’intermodalità.
Quando c’era da difendere Area C nelle prime assemblee pubbliche (perché nel caso non sia ben noto il cambiamento va conquistato, va spiegato, va rivendicato perché conservare e dire che è tutto sbagliato è sempre più facile) sono andato io a metterci la faccia anche con chi era radicalmente contrario, perché credo in quel provvedimento (che riattiveremo da metà settembre), credo che Milano possa diventare in 5/10 anni un punto di riferimento europeo nella mobilità sostenibile e, permettimi di dirlo, a voler fare i gattopardi e i pavidi era ben più facile non fare Area C che farla. Non hai idea di quanti politici più consumati di me ci avessero detto “ma chi ve la fa fare Area C?”.
Ce lo fa fare l’idea che questa città, se non cambia registro, lentamente si spegne. Milano può tornare a crescere, ad essere punto di riferimento se si confronta con le migliori pratiche europee, se si mette nell’ottica che 550 auto per 1000 abitanti sono fuori da qualunque parametro europeo e che quindi dobbiamo migliorare il sistema di trasporto pubblico, creare una rete ciclabile continua, favorire sistemi di car sharing innovativi che ci permettano di raggiungere nuovi obiettivi e ai milanesi di fare scelte sostenibili.
Non è una corsa ad essere i più bravi, le resistenze al cambiamento che vediamo a Milano sono le stesse che trova il mio collega bolognese che ha proposto i T Days o la mia collega napoletana che ha fatto la ZTL nel centro di Napoli, o Matteo Renzi per la pedonalizzazione di Via Tornabuoni. Sono le normali difficoltà che ha ogni città che vuole cambiare a gestire le conflittualità che il cambiamento genera. Puoi contestare la rapidità con cui stiamo cercando di cambiar Milano, ma che la direzione intrapresa che Milano sta cambiando, questo francamente non credo. O casomai ti chiedo di comunicarlo a tutti quelli che quotidianamente mi attaccano perché faccio politiche troppo a favore della mobilità sostenibile, così mi agevoli il lavoro.
L’accusa di pavidità la rigiro ai tanti per i quali serve sempre ben altro, bisogna fare comunque di più. Lo so anch’io che dobbiamo fare di più, vogliamo fare di più, e mi arrabbio ogni volta che ci sono rallentamenti, che le risorse sono insufficienti, o che semplicemente sbagliamo. Ma la lamentela costante, per cui non cambia mai nulla e per cui sono tutti uguali, destra e sinistra, vecchi e nuovi, ambientalisti e non, credo giovi solo a chi vuole dimostrare che tanto non cambierà mai niente, che le speranze di cambiamento fossero rivolte a Obama, a Pisapia, o a Pizzarotti sono vane e destinate al fallimento.
In politica i concetti di vecchio e nuovo si incrociano spesso, io so che ho iniziato la mia attività nei consigli di zona e lì ho imparato che l’unico modo per ottenere dei cambiamenti è accompagnarli, per questo motivo scrivo a te, dopo che ho passato le ultime due ore tra i commercianti di Forze Armate a parlare con loro della nuova corsia ciclabile realizzata quest’estate.
Quello che abbiamo impostato quest’anno è un inizio. Vedi, Paolo, se bastasse un anno per cambiare le città o il Paese, potremmo votare ogni anno. In realtà neanche i 5 anni tra un’elezione e l’altra sono sufficienti per realizzare un cambiamento e tutte le città che ammiriamo e che studiamo hanno avuto tempi di trasformazione ben più lunghi.
Io le tue accuse le prendo come stimolo, occuparsi di politica a 31 anni ha una complessità sia per la diffidenza che l’età genera in alcuni, sia perché alza l’asticella delle aspettative in altri. Questo ti obbliga a lavorare tanto, a farti venire i primi capelli bianchi in definitiva a dare il massimo.
Trovo però non tollerabile prendere l’esempio di 3 attraversamenti pedonali ed ergerli a strategia. Trovo non tollerabile aprire una discussione sul fatto che i pedoni hanno ragione sulle strisce, perché è evidente che hanno ragione ed è anche altrettanto evidente che uno da morto della ragione non se ne fa niente. Trovo intollerabile soprattutto mettermi in bocca parole che non ho detto quando si parla della morte di persone, anche perché i numeri dimostrano che non solo c’è un impegno in senso contrario, ma vi sono anche dei primi risultati in termini di riduzione di incidenti.
Le analisi che facciamo sugli incidenti, con la Polizia Locale, dimostrano che la velocità di auto e moto è uno dei due principali nemici della sicurezza stradale. L’altro è altrettanto pericoloso in ambito urbano: si chiama distrazione. Ci sono così tante telecamere in città che spesso riusciamo ad avere le immagini dentro gli abitacoli che mostrano automobilisti che leggono sms pochi metri prima di incidenti anche mortali, ciclisti e pedoni non sono purtroppo da meno. Proprio per questo oltre a vigilare sulla velocità dobbiamo cercare di sanzionare di più questi comportamenti irregolari, che rischiano di avere conseguenze gravissime, come la guida mentre si parla al telefonino senza auricolare.
La Polizia Locale sulla cerchia dei Bastioni ha individuato 3 incroci più pericolosi degli altri. Su uno ha scelto di procedere con un semaforo (immagino non ne parli perché rovina la tua teoria che non facciamo traffic calming anche se è scritto pure nell’articolo su cui ti sei basato), sugli altri due, dove per ragioni tecniche o di codice della strada non si possono mettere né semafori né dissuasori (è una strada di scorrimento e non fa parte dei piani nemmeno di medio termine come zona 30), si è deciso di procedere in questo modo. A leggere in rete ognuno ha una soluzione diversa per quell’attraversamento (quell’adotatta è molto diffusa in Gran Bretagna) perché su mobilità e traffico ci comportiamo spesso come i CT della nazionale e ognuno di noi ha la formazione ideale. Sai che ti dico? Mi fido del lavoro che hanno fatto i nostri tecnici per individuare la soluzione più idonea per salvare vite in quei punti che hanno studiato con attenzione. Così come mi fiderò del lavoro che stanno facendo per individuare le località più idonee per mettere nuovi autovelox su strade ad alto scorrimento nel rispetto delle indicazioni prefettizie cui dobbiamo sottostare (e che escludono ad esempio quella strada).
Vedi Paolo, io credo che il movimento “Salvaiciclisti” stia dando un contributo molto forte per promuovere la cultura della sicurezza stradale e mi piacerebbe che in futuro ponesse con altrettanta forza il tema dello sviluppo di un Paese che se avesse investito in metropolitane, ferrovie, piste ciclabili, un terzo di quello che ha investito in autostrade oggi non sarebbe conciato così, nemmeno economicamente. Penso che questo stimolo sia di aiuto anche per quei comuni che a cambiare ci stan provando, anche quando diventa critica.
Prenditela pure con me se preferisci però ti chiedo di riportare la discussione su cose su cui ha senso discutere. Io trovo giusto che tu chieda i 30 Km/h sulla cerchia dei Bastioni, cosa che io ad oggi non reputo realizzabile su strade simili, però allora scrivi di quello, non di come i nostri tecnici intervengono sulle strisce pedonali.
Spero però che ne potremo discutere agli stati generali della ciclabilità, che abbiamo impostato prima dell’estate a Reggio Emilia e che realizzeremo in autunno.
Secondo me chi ha fretta evita lo sbarramento e passa fuori dalle strisce, quindi non si risolve il problema. Se viene investito non ha ragione ma come dice lei della ragione non se ne farebbe niente.
pier maran, il nostro compito è quello di mettere alla sferza un paese che ha dimostrato di non saper cambiare se non a schiaffoni. e che, nel suo immobilismo, sa produrre però infelicità quotidiana nelle nostre città e morti in strada.
la nostra battaglia è innanzitutto culturale. il cambiamento comincia nella testa, come si dice, e troviamo orrendo il ribaltamento dei termini della questione che l’intera società fa, e non dovrà mai più fare, ovvero assumere come dato di natura il traffico veicolare pesante e addossare ai fragili la responsabilità e l’onere di non venire travolti. come dire: siccome piove, ti devi coprire tu.
noi sosteniamo che è ora di finirla, e immediatamente, con questo maledetto ribaltamento, e con tutte le nostre povere forze ma immensamente determinate vogliamo che si smetta di addossare ai fragili la “colpa” di esserlo.
magari ti sei spiegato male tu.
ma la normalità deve essere che le macchine si fermino prima delle zebre (altrove accade, generalmente sopra l’arco alpino), e nessuna manovra aggiuntiva al camminare secondo la propria necessità debba essere addossato a chi cammina.
Per avere un esempio significativo di come tutta la mobilità milanese sia a misura di automobile e non di pedone, basta provare ad attraversare viale Papiniano al semaforo di piazza Sant’Agostino: solo scattando non appena arriva il verde e correndo fino al marciapiede opposto è possibile attraversare prima che torni il rosso. Vecchi, bambini piccoli, sedie a rotelle, passeggini e chiunque non possa correre è escluso. Cosa deve fare? Risposta del vigile cui l’ho domandato: “Attraversare in due tempi: prima metà strada, poi si ferma sul salvagente in mezzo alla carreggiata e attende che torni il verde e infine attraversa l’altra metà della strada”. Perché imporre un tal disagio ai pedoni e non agli automobilisti (per i quali il verde dura invece assai di più, benché siano molto più veloci)? “Per rendere più scorrevole il traffico”…
Alessandro